Il silenzio dei bot: dopo i droni su Yandex, la macchina russa della propaganda è davvero a terra?

Tre raid in quattro giorni hanno spento i data center del «Google russo». Sui social si è subito parlato di un crollo delle reti di bot filorusse legate ad AfD e al mondo MAGA. Ma tra i dati verificati e la tesi politica c’è ancora un passaggio che nessuno ha dimostrato.

La cronaca

La prima scossa è dell’8 ottobre: un attacco con droni provoca un incendio nel data center di Sasovo, nella regione di Rjazan. Yandex comunica che le attività sono state sospese completamente e che alcuni servizi potrebbero risultare irraggiungibili. Il titolo cede oltre il 3% alla Borsa di Mosca. Il giorno dopo tocca a Kaluga, dove secondo l’azienda diversi moduli sono fuori uso. Domenica 11 ottobre l’ultimo colpo, a Vladimir, con le operazioni di nuovo interrotte per intero.

Le ricadute sono concrete: sono andati in tilt i siti delle Ferrovie russe, dell’operatore MegaFon e di alcuni media, mentre su Downdetector si sono accumulate oltre 1.300 segnalazioni per Yandex Cloud. A Sasovo erano ospitati due dei tre supercomputer usati per addestrare i modelli di intelligenza artificiale dell’azienda. Kiev non ha rivendicato ufficialmente i raid, ma Volodymyr Zelensky ha parlato di una risposta «speculare» agli attacchi russi contro i data center ucraini.

Il grafico che fa il giro del web

Poi arriva il grafico. I dati di Cloudflare Radar mostrano un crollo del traffico automatizzato proveniente dalla rete di Yandex, l’AS13238. Qualcuno parla di una discesa a pochi decimi di punto percentuale rispetto ai picchi precedenti, altri di valori diversi, e le cifre cambiano da un articolo all’altro. Alcuni commentatori ne hanno tratto una conclusione fulminea: le fabbriche di troll russe, che producevano messaggi a sostegno di MAGA e di Alternative für Deutschland, si sarebbero spente di colpo.

È qui che occorre frenare. Radar misura la quota di richieste HTTP classificate come automatiche in uscita da una certa rete e nulla più. Yandex è innanzitutto un motore di ricerca, quindi un enorme gestore di crawler legittimi. Se una parte dei suoi server si ferma, anche i suoi robot di scansione si fermano: il grafico si spiega benissimo così. Che quei centri ospitassero anche il comando e la generazione dei testi di reti di account stranieri, per ora, non lo prova nessuno.

Numeri senza fonte

Lo stesso vale per le percentuali sulle presunte cadute di attività: un meno 56% attorno ad AfD e un meno 94% attorno al movimento MAGA circolano senza una metodologia, senza riscontri indipendenti e con tutta l’aria di mescolare misure diverse. Un’analisi seria richiederebbe i dati delle piattaforme o di team di ricerca esterni su reti di account già identificate, confrontati su finestre di settimane e non di ore.

Ciò che invece è documentato

Questo non significa liquidare il tema. L’infrastruttura russa di influenza è ben descritta: il quarto rapporto del Servizio europeo per l’azione esterna, pubblicato a marzo 2026, indica che la rete Storm-1516, collegata alla Russia, nel 2025 ha gestito oltre 450 siti destinati a pubblici americani, tedeschi, francesi, moldavi e internazionali, con singoli contenuti da qualche migliaio fino a milioni di visualizzazioni. Siti clone di testate reali, media fittizi e amplificazione artificiale sono pratiche accertate. Il punto debole resta il collegamento tra questa galassia e i server colpiti.

Che cosa interessa all’Europa e all’Italia

Per noi la questione è duplice. Da un lato c’è il fronte della sicurezza: i data center sono diventati obiettivi legittimi di una guerra che si combatte anche con la corrente elettrica e i chip. Dall’altro c’è il fronte della verità pubblica, perché anche in Italia il dibattito sull’Ucraina è un campo di battaglia per campagne coordinate. Chi si occupa di disinformazione sa che una cifra sbagliata può bastare a screditare una tesi corretta, ed è per questo che il rigore diventa un’arma.

La terza questione è industriale. Ripristinare la potenza di calcolo perduta richiede acceleratori grafici di fabbricazione occidentale, che Mosca continua a procurarsi attraverso Paesi terzi. Rafforzare i controlli sulle esportazioni e sulle triangolazioni è l’intervento con il miglior rapporto tra costi ed effetti, insieme a una maggiore trasparenza delle piattaforme sulle reti di account coordinate.

Prudenza finale

Per ora conviene separare i livelli. I danni fisici ai data center sono un fatto confermato dall’azienda e dalle agenzie. L’effetto sulle reti di propaganda è un’ipotesi plausibile ma da verificare. Se nelle prossime settimane ricercatori indipendenti documenteranno un calo misurabile in reti di account identificate in precedenza, sarà un risultato di rilievo. In caso contrario, resterà la conferma che la macchina dell’influenza russa è più diffusa, e più resistente, di quanto si sperasse.

Resta da capire, infine, se l’effetto comparirà anche nei dati delle piattaforme e se i servizi russi sposteranno le operazioni su un’altra infrastruttura. Per i giornalisti la regola è semplice: indicare per ogni cifra fonte, intervallo e base di confronto, distinguendo con onestà la misura dalla stima e dalla semplice affermazione.

Autore: Marco Bianchi

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