Un nuovo fronte potrebbe aprirsi contro la riforma della caccia in Parlamento.
Al muro delle opposizioni – e fuori dai Palazzi, degli ambientalisti che da giorni tempestano i parlamentari con raffiche di mail – si aggiunge una ‘fronda’ di Forza Italia. Nel partito di Silvio Berlusconi si alzano dubbi e critiche, anche in nome delle sue crociate pro animali (“Non si possono tradire ora”) e dell’affetto quasi iconico per i suoi barboncini. A esporsi di più è Rita Dalla Chiesa che di FI è deputata e responsabile del dipartimento Benessere animale. “Il disegno di legge sulla caccia così com’è non va assolutamente bene – dice secca – Non capisco che senso abbia allargare le maglie per consentire l’attività venatoria in più aree e per più tempo, anziché restringerle”. Parole che fanno intravedere un mezzo “ripensamento” del partito su cui confida Avs, mentre il Pd incalza: “Ma la buone intenzioni si misurano nei fatti e nei voti”.
Gli alleati di governo per ora glissano. “Vedremo, ma per ora non ho motivo di pensare che la maggioranza si spaccherà”, taglia corto Maria Cristina Caretta di FdI. Il ddl aumenta le specie animali catturabili, estende le aree in cui è consentita la caccia e i calendari. E finora ha intercettato i dubbi della Commissione europea (per il rischio di incompatibilità fra il testo e la direttiva ‘Uccelli’ e quella ‘Habitat’), del Quirinale (per conseguenti violazioni del diritto comunitario) e perfino del Vaticano. A difesa della legge, il sostegno agli agricoltori danneggiati dalle incursioni di animali selvatici come i cinghiali, spesso anche causa di incidenti stradali. Adesso la partita si gioca alla Camera dopo il primo via libera del Senato, arrivato dopo un anno e non poco sofferto. Martedì cominceranno le audizioni davanti alla commissione Agricoltura e il 16 luglio scatterà il termine per gli emendamenti. Alcuni avranno la firma di FI. Ne è certa Dalla Chiesa: “Io sono convinta che la legge vada corretta e che servano emendamenti”.
Altrettanto convinta di non essere sola nella battaglia: “Dentro FI siamo in tanti a pensarla così”. In effetti si contano altri 6-7 forzisti pronti a migliorare il testo. Ad esempio sui richiami vivi come esche o le aree di caccia più estese (o demandate alle regioni) che diventano questioni impopolari, specie nell’ultimo anno di governo. Lo teme anche una parte di FI che confida da un lato nella libertà di coscienza al voto, dall’altro nei tempi lunghi dell’esame – sarebbe inevitabile una terza lettura in Parlamento, al limite con la fine della legislatura – sperando insomma che il ddl decada. Ci tengono decisamente di più i meloniani e la Lega. “Questa è una legge a favore dell’agricoltura, non della caccia”, puntualizza Laura Cavandoli, leghista e relatrice del ddl insieme a FI e FdI. E insiste sulla necessità di tutela anche delle specie autoctone contaminate o danneggiate da quelle straniere e invasive, visto che l’ultima (e attuale) legge sulla caccia è del 1992.
