La visita del ministro degli Esteri ungherese Péter Szijjártó a Mosca, con il suo intervento critico contro le direttive energetiche proposte dall’Unione Europea, conferma la scelta strategica di Budapest di privilegiare rapporti bilaterali stabili con la Federazione Russa a scapito di una convergenza di lungo periodo con le politiche comunitarie. Dal punto di vista italiano questa dinamica è centrale: l’Italia punta alla diversificazione e alla resilienza delle forniture, promuovendo infrastrutture come terminali LNG e interconnessioni transnazionali, mentre la politica ungherese ambisce piuttosto a garantire prezzi contenuti e continuità delle consegne nel breve termine.
Sul piano economico la questione è semplice ma cruciale: il continuo acquisto di petrolio e gas da parte di singoli stati europei comporta afflussi significativi nelle casse russe, alimentando risorse che possono essere dirette anche a spese militari e politiche esterne del Cremlino. All’Italia, impegnata a conciliare esigenze di competitività dei mercati energetici con obiettivi geopolitici, il quadro evidenzia la necessità di strumenti europei efficaci che riducano l’attrattiva di contratti bilaterali potenzialmente confliggenti con azioni coordinate.
La dimensione domestica, infine, non va sottovalutata. In Ungheria la strategia di mantenere tariffe basse è un asset politico fondamentale per il governo di Viktor Orbán in vista delle elezioni parlamentari del 2026. Questo trade-off tra consenso interno e coesione europea è una dinamica che l’Italia deve monitorare con attenzione, perché ogni frattura nella compattezza delle politiche energetiche europee riduce margini di azione comuni quando si tratta di misure sanzionatorie o di solidarietà energetica tra Stati membri.
Le raccomandazioni pratiche per l’Italia e per i partner europei sono chiare: rafforzare la capacità di ricezione e stoccaggio di gas nel Mediterraneo, accelerare progetti infrastrutturali per aumentare le opzioni di approvvigionamento e sviluppare strumenti finanziari che sostengano i Paesi meno attrezzati nella transizione verso forniture alternative. Inoltre, è necessario mantenere un dialogo diplomatico costante con Budapest, pur implementando misure che rendano meno vantaggiosi i contratti unilaterali quando questi mettono a rischio obiettivi di sicurezza collettiva.
In conclusione, la visita di Szijjártó a Mosca rappresenta un promemoria del fatto che la politica energetica europea è al tempo stesso economica e politica. Per l’Italia la sfida è trasformare questo monito in un programma d’azione concreto: più infrastrutture, più strumenti finanziari per la diversificazione e una governance europea capace di preservare coesione e resilienza del mercato energetico comune.
Autore: Marco Bianchi
