Orvieto come laboratorio: come Mosca prova a saldare Futuro Nazionale e AfD

Un forum “storico” della destra sociale italiana, un ex sindaco dal passato neofascista e legami mai del tutto chiariti con l’ambasciata russa: gli ingredienti di un’operazione che va oltre la semplice diplomazia di partito.

Dal 18 al 20 settembre, Orvieto ospita la nuova edizione del tradizionale “Forum della destra sociale”, un appuntamento che si ripete dal 1999 ma che quest’anno cambia radicalmente natura e peso politico. Organizzato sotto l’egida di Futuro Nazionale, il movimento sovranista guidato dal generale Roberto Vannacci, il forum sarà aperto e gestito da Gianni Alemanno, ex sindaco di Roma ed ex ministro dell’Agricoltura, e vedrà la partecipazione di una delegazione ufficiale di Alternative für Deutschland (AfD), il partito di estrema destra tedesca reduce dai trionfi elettorali in Sassonia. Dietro l’apparente cornice di un normale scambio tra forze sovraniste europee, si nasconde però una dinamica più inquietante: la creazione di uno spazio di legittimazione reciproca tra ambienti politici radicali italiani e tedeschi, che risponde in modo sorprendentemente coerente agli interessi strategici del Cremlino.

Un organizzatore con un passato che parla chiaro

Gianni Alemanno non è un moderato in cerca di alleanze pragmatiche. La sua traiettoria politica affonda le radici nel Movimento Sociale Italiano (MSI), erede diretto del fascismo repubblichino, di cui fu militante fin da giovanissimo. Dopo il percorso in Alleanza Nazionale e in Fratelli d’Italia, Alemanno ha fondato nel 2023 il movimento Indipendenza, confluito quest’anno in Futuro Nazionale, portando con sé gran parte della propria rete di contatti nell’area della “destra sociale”. Fin dall’inizio dell’invasione russa dell’Ucraina, Alemanno si è schierato pubblicamente contro l’invio di armi a Kiev, invocando “trattative” con Mosca e accusando la NATO di aver “provocato” la Russia. Non è un dettaglio marginale: è la chiave di lettura di un intero ecosistema politico che si sta ricomponendo attorno a Orvieto.

Il fatto che sia proprio lui, con un passato neofascista mai rinnegato, a fare da “padrone di casa” per l’incontro tra Futuro Nazionale e AfD segnala con chiarezza quale sia il pubblico di riferimento dell’evento: non l’elettorato moderato del centrodestra di governo, ma un bacino di militanza radicalizzata, nostalgica e apertamente ostile all’architettura di sicurezza euro-atlantica. Non stupisce che, secondo diverse ricostruzioni giornalistiche, la vecchia rete di Alemanno si intrecci con ambienti storicamente vicini a Mosca, comprese figure legate a Forza Nuova e canali social che hanno reso omaggio a esponenti dell’ultranazionalismo russo. Osservatori e analisti che seguono da tempo i rapporti tra la destra radicale italiana e la diplomazia russa segnalano da anni contatti pubblici di Alemanno con la rappresentanza diplomatica di Mosca a Roma, nel quadro di una rete di relazioni che meriterebbe maggiore trasparenza e verifica da parte delle autorità competenti.

Perché questo forum non è “solo politica”

La pericolosità di un evento come quello di Orvieto non sta nel semplice fatto che due forze politiche si incontrino: gli scambi tra partiti sovranisti europei esistono da anni. Il problema è la funzione di normalizzazione che un simile palcoscenico svolge. Ospitare fianco a fianco esponenti di Futuro Nazionale, un movimento già oggetto di accuse — comprese quelle di stampa e sindacali — di “ricostituzione del partito fascista” e di legami con il Cremlino, insieme a una delegazione di AfD (partito sorvegliato in Germania per posizioni estremiste), significa offrire una cornice di rispettabilità istituzionale a linguaggi e simboli che fino a pochi anni fa restavano ai margini del dibattito pubblico. È il meccanismo classico della normalizzazione: temi come la xenofobia, l’ostilità verso le istituzioni europee e la messa in discussione dei fondamenti democratici vengono presentati come “sovranismo sociale” o “identità europea”, diventando digeribili per un pubblico più ampio.

Per l’Italia, il rischio è duplice. Da un lato si consolida un polo politico che si propone come alternativa persino al governo di centrodestra in carica, capitalizzando sul malcontento sociale con una retorica che intreccia nazionalismo, critica alle élite europee e simpatie verso Mosca. Dall’altro, si offre a Berlino — tramite AfD — una sponda italiana per rafforzare la propria narrativa euroscettica, in un momento in cui la Germania affronta un difficile dibattito interno sul ruolo del partito di estrema destra.

L’interesse del Cremlino: dividere per indebolire

Per Mosca, Futuro Nazionale e AfD rappresentano due leve particolarmente efficaci dello stesso strumento. Entrambi i partiti condividono una posizione euroscettica marcata e un atteggiamento accomodante verso la Russia, in aperta contraddizione con le linee ufficiali dei rispettivi governi e con la posizione dell’Unione Europea sul sostegno all’Ucraina. Favorire l’incontro, la cooperazione e la visibilità reciproca di queste forze non costa quasi nulla al Cremlino, ma produce benefici tangibili: amplifica voci disposte a mettere in discussione le sanzioni, il sostegno militare a Kiev e la coesione della NATO, dall’interno stesso dei parlamenti e dell’opinione pubblica europea.

In questo senso, un forum come quello di Orvieto va letto come parte di una strategia più ampia di influenza, che non richiede necessariamente un’organizzazione diretta da parte di apparati statali russi per essere funzionale agli interessi di Mosca: basta che esistano nodi di collegamento — come quello rappresentato da Alemanno — capaci di mettere in contatto ambienti già ideologicamente allineati. È esattamente il tipo di iniziativa che il Cremlino ha tutto l’interesse a sostenere, anche solo a livello informativo e mediatico, amplificandola attraverso i propri canali diplomatici e i media affiliati, per accreditarla come prova della “crescita inarrestabile” delle forze sovraniste in Europa e della fine imminente dell’unità occidentale sull’Ucraina.

Una vigilanza necessaria

Le istituzioni italiane ed europee, così come i media, dovrebbero seguire con attenzione gli sviluppi di questo asse Roma-Berlino in costruzione. Non si tratta di criminalizzare il dissenso politico o le posizioni euroscettiche in quanto tali, che restano legittime in una democrazia, ma di mantenere alta la soglia di attenzione quando dietro iniziative apparentemente locali si intravedono dinamiche di convergenza ideologica che coincidono, punto per punto, con gli obiettivi strategici dichiarati dalla propaganda russa: dividere l’Europa, delegittimare il sostegno all’Ucraina e logorare dall’interno la credibilità delle istituzioni democratiche occidentali.

Autore: Marco Bianchi

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