Il presidente Usa Donald Trump ha confermato la telefonata al presidente della Fifa per fare scendere in campo l’attaccante Folarin Balogun, espulso nella partita contro la Bosnia e ora disponibile per gli ottavi. Pioggia di critiche per la Fifa, la Commissione Ue chiede trasparenza
La Commissione europea ha chiesto equità e trasparenza dopo la controversa decisione della FIFA di annullare la squalifica per cartellino rosso dell’attaccante statunitense Folarin Balogun, in seguito all’intervento personale del presidente degli Usa Donald Trump.
Trump ha confermato di aver telefonato al presidente della FIFA Gianni Infantino chiedendogli di annullare la squalifica di Balogun: “Si’, ho chiesto alla Fifa di rivedere la decisione”.
In seguito il presidente statunitense ha ringraziato Infantino per avere “ribaltato una grande ingiustizia”, definendo l’attaccante “il nostro migliore giocatore, o uno dei migliori”. “Ho chiesto una revisione a un uomo che è molto rispettato. Non gli ho detto cosa fare, non è stato lui a prendere la decisione. È stato un comitato a farlo. È stata una decisione brillante”, ha affermato Trump.
“Non era un fallo, erano due atleti che si sono scontrati”, ha aggiunto il presidente statunitense. Secondo Trump, “l’arbitro è un po’ sospetto, se guardiamo al suo passato”.
Di conseguenza Balogun è stato autorizzato a scendere in campo negli ottavi di finale di questo lunedì (le due di mattina di martedì ora italiana) tra Stati Uniti e Belgio. “Se fosse rimasto fuori, l’incontro sarebbe stato truccato come il voto nel 2020”, ha dichiarato Trump.
La squalifica di Balogun e le critiche della Commissione Ue dopo il reinserimento
“Rispettiamo l’autonomia dello sport”, ha dichiarato lunedì un portavoce della Commissione rispondendo a una domanda di Euronews. “Rispettiamo il diritto delle federazioni sportive di decidere i criteri in base ai quali i partecipanti competono. E qualsiasi decisione dovrebbe ovviamente essere presa sulla base di criteri oggettivi e trasparenti. Sosteniamo il principio del fair play e di una competizione trasparente”.
Il portavoce ha rifiutato di commentare il caso specifico di Balogun, ma le sue parole possono essere lette come una critica implicita alla decisione della FIFA.
Balogun avrebbe dovuto saltare l’ottavo di finale contro il Belgio, dopo avere ricevuto un cartellino rosso diretto in seguito alla revisione video per un’entrata pericolosa su un difensore bosniaco nel sedicesimo di finale vinto 2-0 dagli Stati Uniti.
Secondo il regolamento FIFA, un cartellino rosso diretto comporta automaticamente una giornata di squalifica, che la squadra del giocatore non può impugnare. Ma domenica l’organismo ha sorpreso i tifosi annunciando che la squalifica sarebbe sospesa per un anno.
Il commissario europeo Glenn Micaleff, che ha la delega allo sport, è stato ancora più duro, definendo l’annullamento della squalifica la “decisione sbagliata”. “Sono sempre stato chiaro. Le decisioni sulle regole e sulle questioni sportive spettano agli organismi sportivi, non ai politici. Influenzare le decisioni sportive minerebbe l’autonomia dello sport”, ha scritto Micaleff sui social.
“Dovremmo concentrarci invece sulle vere sfide di governance che riguardano lo sport, compreso il suo utilizzo come arma per fini politici”. È molto raro che la Commissione intervenga su eventi calcistici.
Tuttavia l’indignazione per la decisione della FIFA si è rivelata una forza travolgente, che ha monopolizzato il flusso di notizie e la conversazione politica. La rabbia è stata particolarmente intensa in Belgio, dove ha sede la Commissione.
La UEFA ha bocciato la revoca definendola “senza precedenti, incomprensibile e ingiustificabile”, mentre la Federcalcio belga ha avviato un ricorso formale contro la possibilità di schierare Balogun.
La federazione ha accusato la FIFA di essersi rifiutata di rispondere alle sue “legittime richieste” e di aver creato una procedura di ricorso che è stata “immediatamente” dichiarata inammissibile.
