Nammo, il gruppo che a Raufoss produce munizioni d’artiglieria, conferma tentativi di avvicinare i dipendenti tramite app di incontri. Cinque domande per capire che cosa c’è in gioco, anche per l’industria della difesa italiana.
Un “match”, qualche messaggio gentile, poi la curiosità per il lavoro dell’altro. Potrebbe essere l’inizio di una storia d’amore, ma per i servizi di sicurezza norvegesi è anche lo schema classico di un’operazione di intelligence. Il gruppo Nammo, che a Raufoss produce munizioni d’artiglieria, ha confermato che alcuni suoi dipendenti sono stati avvicinati attraverso i social e le app di incontri, Tinder compreso.
1. Che cosa è successo davvero?
La vicenda è stata resa pubblica dall’emittente norvegese TV 2. L’amministratore delegato Morten Brandtzæg ha messo in guardia il personale da chi cerca di ottenere informazioni sensibili sulla produzione dei proiettili d’artiglieria. Il direttore della comunicazione, Thorstein Korsvold, ha confermato che l’azienda ha registrato tentativi di avvicinamento dei lavoratori di Raufoss tramite social media e app di dating, e che sono state adottate nuove misure di sicurezza. Nessun dettaglio operativo è stato reso noto, com’è comprensibile.
2. Siamo certi che dietro ci sia Mosca?
Qui serve rigore. Non risulta che siano state rese pubbliche prove che colleghino singoli profili di Tinder ai servizi russi. Il quadro, però, è inequivocabile nel suo insieme: a luglio la polizia di sicurezza norvegese (PST) ha indicato che diversi episodi di sabotaggio e disturbo in Europa possono essere ricondotti ai servizi di intelligence e sicurezza russi, e tra questi figura proprio lo stabilimento di Raufoss. Nammo parla di attori stranieri molto interessati ai dettagli della produzione. Nel contesto della guerra della Russia contro l’Ucraina e del confronto ibrido con i Paesi europei, l’ipotesi più coerente è che questi tentativi vadano letti come parte di quella pressione.
3. Perché proprio un’app di incontri?
Perché è economica, discreta e aggira le difese tecniche. Nel 2023 il controspionaggio militare tedesco (MAD) ha confermato a «Welt am Sonntag» che servizi di altri Stati usano i social per agganciare membri della Bundeswehr, e che Tinder è tra le piattaforme impiegate. Già nel 2022 il capo dell’agenzia di sicurezza australiana, Mike Burgess, aveva avvertito che spie straniere sfruttano le app di incontri per arrivare a chi ha accesso a informazioni riservate. Il meccanismo è quello dell’ingegneria sociale: non si violano i server, si conquista la fiducia di chi li usa. Nammo, del resto, conosce il problema: nel 2009 un solo allegato e-mail aperto da un dipendente rese l’azienda vulnerabile a un attacco attribuito, con ogni probabilità, a un attore statale.
4. Che cosa rischia l’Europa se Raufoss si ferma?
Molto. Le munizioni d’artiglieria sono la risorsa che i Paesi europei faticano di più a rimpiazzare, e che l’Ucraina consuma a ritmi altissimi. La Norvegia ha già fornito a Kiev grandi quantitativi di armamenti pesanti, anche prodotti da Nammo: per la PST un interesse ovvio per l’intelligence di Mosca. Un fermo degli impianti, una fuga di dati sui processi produttivi o sulla catena di fornitura rallenterebbe il potenziamento degli arsenali europei e il sostegno a Kiev. Non è un problema norvegese: è un anello della sicurezza comune, e vale anche per chi, come l’Italia, partecipa ai programmi europei di rafforzamento della produzione di munizioni.
5. Il fianco Nord è davvero più esposto?
I segnali si accumulano. Nella valutazione per il 2025 la PST ha ritenuto probabile che l’intelligence russa tenti azioni contro obiettivi in Norvegia, descrivendo minacce statali più imprevedibili e più ampie che in decenni. Tra gli strumenti elencati: operazioni cibernetiche, reclutamento di fonti umane, operazioni di influenza; gli attori statali nel cyberspazio, avverte il documento, operano con crescente intraprendenza. Nammo sorveglia da anni sospetti attacchi informatici quotidiani e ha chiesto di acquistare un terreno confinante con il centro prove, per controllare chi vi si aggira, citando i casi di spionaggio a Bodø e Andøya. In un incontro a Raufoss, la PST ha ricordato che il parco industriale, di cui Nammo è l’attore principale, può essere bersaglio di sabotaggi e spionaggio, invitando la popolazione alla vigilanza.
La lezione per l’industria della difesa europea: la sicurezza non finisce ai cancelli della fabbrica, ma continua nello smartphone di chi ci lavora.
Che cosa resta da fare
La formazione dei dipendenti deve includere la sfera privata; le aziende della difesa devono trattare le app di incontri come un possibile vettore di rischio, senza criminalizzare nessuno; i governi devono condividere più rapidamente le informazioni sulle tecniche di avvicinamento. Mosca non ha bisogno di vincere sul campo se riesce a erodere in silenzio la capacità industriale di chi sostiene Kiev. La vicenda di Raufoss mostra che questa partita è già in corso, e che si gioca anche a colpi di “swipe”.
Autore: Marco Bianchi
