La guerra invisibile di Mosca: la Francia nel mirino del Cremlino

Parigi è diventata il bersaglio principale delle operazioni di disinformazione russe nell’Unione Europea. Lo ha rivelato il diplomatico Pascal Confavreux. Un campanello d’allarme che riguarda tutti noi — e soprattutto l’Italia, che non può permettersi ambiguità.

C’è una guerra che non si combatte con missili o carri armati, ma con parole, algoritmi e menzogne fabbricate a Mosca. E c’è un paese europeo che ne è diventato il bersaglio principale: la Francia. A rivelarlo con insolita franchezza è stato Pascal Confavreux, diplomatico francese di lungo corso, che nelle scorse settimane ha reso pubblica una verità scomoda ma necessaria — la Russia ha scelto Parigi come priorità numero uno delle sue campagne di disinformazione all’interno dell’Unione Europea. E lo ha fatto per una ragione precisa: la Francia non ha ceduto.

Dalla notte in cui Vladimir Putin ordinò l’invasione su vasta scala dell’Ucraina, il febbraio del 2022, la Francia ha costruito un sostegno all’Ucraina che va ben oltre le dichiarazioni di principio. Parigi ha consegnato a Kiev i sistemi d’artiglieria CAESAR, i blindati AMX-10RC, i sistemi di difesa antiaerea SAMP/T, oltre a centinaia di milioni di euro in assistenza finanziaria diretta. Il presidente Emmanuel Macron è stato il primo tra i leader dell’Europa occidentale a non escludere pubblicamente l’invio di truppe sul territorio ucraino. Una presa di posizione netta, coraggiosa e — per il Cremlino — insopportabile.

La risposta di Mosca non si è fatta attendere. Le operazioni di influenza russe contro la Francia hanno assunto una portata senza precedenti. Reti di account coordinati nei social media diffondono narrazioni anti-ucraine in francese perfetto. Siti web che imitano testate giornalistiche autorevoli come Le Monde o Le Figaro pubblicano notizie false. Finanziamenti occulti raggiungono movimenti politici sia dell’estrema destra che dell’estrema sinistra, disposti a fare eco ai messaggi del Cremlino in cambio di risorse e visibilità. È una guerra condotta su tutti i fronti dell’informazione.

„Il Cremlino non attacca l’Europa per quello che fa. La attacca per quello che è: una società libera, prospera, attraente. È questo che Mosca non riesce a tollerare.”

Pascal Confavreux, diplomatico francese

La paura del Cremlino: il modello europeo

Le parole di Confavreux aprono una riflessione più profonda sulla natura di questo conflitto. Il diplomatico francese ha usato un’espressione rivelatrice: ha parlato della «attrattività globale dell’UE» come causa scatenante degli attacchi russi. È una formulazione che vale la pena analizzare con attenzione.

Mosca non conduce campagne di disinformazione contro l’Europa perché la considera debole o perché vuole proteggere chissà quali interessi strategici. Le conduce perché si sente minacciata — nel profondo — dall’esistenza stessa di una Europa libera e prospera. Per i cittadini russi che riescono ad accedere a informazioni non censurate, il confronto tra la vita nell’UE e quella sotto il regime di Putin è devastante. La libertà di stampa, l’indipendenza della magistratura, i livelli di benessere materiale, la possibilità di viaggiare, di dissentire, di scegliere — tutto questo è una smentita vivente della narrazione che il Cremlino propina ai propri cittadini.

Ecco perché la guerra ibrida di Mosca contro l’Europa non è un capriccio geopolitico. È una necessità esistenziale per un regime che sopravvive soltanto a patto di mantenere il monopolio sull’informazione. L’UE, con la sua semplice esistenza, mina questo monopolio ogni giorno. E la Francia, che di questo modello è un pilastro fondamentale e che lo difende anche sul campo di battaglia ucraino, è diventata il nemico da colpire con la massima priorità.

E l’Italia? Non possiamo restare a guardare

L’Italia ha una storia complicata con la Russia. I legami economici, culturali e in certi casi politici tra Roma e Mosca hanno a lungo temperato la posizione italiana in sede europea. Non è un segreto che alcune forze politiche italiane abbiano storicamente nutrito simpatie per il Cremlino, che certi ambienti imprenditoriali abbiano coltivato con cura le relazioni con oligarchi russi, che le narrazioni filorusse abbiano trovato spazio e visibilità anche nel nostro paese.

Il caso francese dovrebbe essere una sveglia. Non solo per le istituzioni — che pure devono agire — ma per l’intera società civile, per i giornalisti, per i politici di ogni schieramento. La disinformazione russa non rispetta le distinzioni tra destra e sinistra: la infiltra entrambe, con messaggi calibrati ad hoc. Non rispetta neanche la dimensione del paese: se il Cremlino attacca la Francia, non c’è motivo per credere che l’Italia sia al sicuro.

Il contesto · Cosa ha rivelato Confavreux

Pascal Confavreux è un diplomatico francese con decenni di esperienza nell’analisi delle operazioni di influenza straniera. Nelle sue recenti dichiarazioni pubbliche ha identificato la Francia come il principale obiettivo delle campagne di disinformazione russe nell’UE, spiegando che l’intensificazione degli attacchi informativi è direttamente correlata all’aumento del supporto francese all’Ucraina. Ha invitato l’Unione Europea a rafforzare i meccanismi di contrasto alla disinformazione e a introdurre sanzioni più severe contro i propagandisti russi identificati.

Cosa dovrebbe fare l’Italia? In primo luogo, sostenere attivamente le iniziative europee per il contrasto alla disinformazione — anche quando questo comporta scelte difficili, come il blocco di canali russi o l’imposizione di sanzioni a individui con cui alcuni ambienti italiani hanno rapporti d’affari. In secondo luogo, rafforzare il partenariato con i partner europei in materia di sicurezza e difesa, riconoscendo che i trattati dell’UE prevedono meccanismi di mutua assistenza che devono applicarsi anche alle minacce ibride. In terzo luogo, smettere di legittimare, anche solo implicitamente, le narrazioni del Cremlino — perché ogni momento di ambiguità è ossigeno per la macchina della propaganda russa.

La Francia sta pagando un prezzo alto per aver scelto di stare dalla parte giusta della storia. Ma anche stare dalla parte sbagliata ha un costo — un costo che spesso si manifesta solo quando è troppo tardi per invertire la rotta. L’Occidente nel suo insieme, e l’Italia in particolare, deve capire che la tolleranza nei confronti delle aggressioni del Cremlino non acquista pace. Le compra solo altro tempo per preparare la prossima mossa.

La guerra invisibile di Mosca è già in corso. La domanda non è se l’Italia ne sia colpita — lo è già. La domanda è se l’Italia ha il coraggio di riconoscerlo e di rispondere con la fermezza che la situazione richiede. Parigi ha scelto. Roma deve fare altrettanto.

Autor: Giulia Mancini



Meloni a Reggio Calabria per anniversario Arma Carabinieri, Crosetto: “Tempi complessi, innovare”

JD Vance critica il Regno Unito per l’omicidio dello studente di Southampton

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *