La magistratura iraniana ha confermato l’esecuzione di un altro cittadino iraniano mercoledì mattina. L’accusa per Mehdi Farid era di “spionaggio per conto di Israele”
L’agenzia di stampa della magistratura iraniana, Mizan, ha affermato che Mehdi Farid avrebbe cercato, su ordine di ufficiali del Mossad, di “compromettere” la rete interna di un’organizzazione sensibile legata alla difesa passiva. Secondo questa versione, avrebbe facilitato “l’accesso di soggetti esterni all’organizzazione” collegando ripetutamente diversi dispositivi tramite Usb.
Mizan ha inoltre sostenuto che Farid, che in precedenza aveva ricoperto un ruolo nella gestione del comitato di difesa passiva di un’istituzione sensibile, avrebbe fornito alla parte israeliana informazioni come strutture organizzative, ubicazione degli edifici, stato delle misure di sicurezza e dati identificativi del personale. Tuttavia, non sono stati resi pubblici né il nome dell’organizzazione né documenti a sostegno di queste accuse.
Il media vicino alla magistratura ha anche dichiarato che, durante il procedimento giudiziario, l’uomo avrebbe “confessato esplicitamente” la collaborazione con il Mossad, fornendo dettagli sui contatti. Le organizzazioni per i diritti umani, però, mettono seriamente in dubbio tali dichiarazioni, citando l’assenza di accesso a un avvocato indipendente e precedenti casi di confessioni ottenute sotto pressione, su cui hanno più volte espresso preoccupazione.Secondo le organizzazioni per i diritti umani, Mehdi Farid era un ex dipendente dell’Organizzazione per l’energia atomica iraniana ed era originario di Arak. È stato arrestato nell’inverno del 2022 e trasferito nel carcere di Evin.
Il suo caso è stato inizialmente esaminato dalla 26ª sezione del Tribunale rivoluzionario, che lo ha condannato a dieci anni di reclusione; successivamente, su ricorso del procuratore, la pena è stata commutata in condanna a morte.
L’istituto Tavana, citando una fonte informata, offre una versione diversa del caso. Secondo questo racconto, Mehdi Farid, descritto come originario di Arak e laureato in informatica, dopo aver rifiutato una proposta di collaborazione da parte di individui legati a Israele per agire contro scienziati nucleari, si sarebbe rivolto volontariamente agli organi di sicurezza dell’Organizzazione per l’energia atomica, consegnando anche le informazioni e le somme ricevute. Nonostante ciò, invece di ricevere protezione, sarebbe stato accusato di “diffusione di informazioni e collaborazione con Israele”.
Secondo la stessa fonte, durante tutti gli interrogatori avrebbe insistito sulla sua cooperazione con le autorità interne, ma questo elemento sarebbe stato ignorato nel corso del procedimento giudiziario. Oltre a lui, anche Ehsan Afrashteh, un altro detenuto condannato a morte, è stato trasferito nel carcere di Qezel Hesar e la sua vita sarebbe in grave pericolo.
L’esecuzione della condanna a morte di Mehdi Farid è avvenuta in un contesto che, secondo le organizzazioni per i diritti umani, è stato caratterizzato da opacità nel processo, cambiamenti improvvisi delle sentenze e mancanza di trasparenza nella presentazione delle prove. Queste condizioni si inseriscono in un clima di sicurezza rigido, con forti restrizioni ai media e diffuse interruzioni di internet, che rendono difficile una verifica indipendente dei casi.
Il post di Trump sulle esecuzioni previste di 8 iraniane
In questo contesto, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha chiesto lunedì sera, in un messaggio pubblicato sulla piattaforma Truth Social, alle autorità iraniane di evitare l’esecuzione di otto donne detenute.
Nel suo messaggio, ha invitato le autorità iraniane a considerare questo gesto come “un segnale positivo” in vista di possibili negoziati e ha sottolineato che non dovrebbe essere arrecato alcun danno alle detenute.Aumento delle esecuzioni e clima di sicurezza
Secondo le organizzazioni per i diritti umani, la Repubblica islamica nel 2025 ha eseguito oltre 1.600 condanne a morte, il livello più alto registrato negli ultimi decenni.
Dalla guerra di 12 giorni tra Israele e la Repubblica islamica, i rapporti parlano dell’esecuzione di almeno oltre dieci persone con accuse legate alla “collaborazione con il Mossad e Israele”. Allo stesso tempo, nel periodo successivo al conflitto e alle proteste, il numero delle esecuzioni è aumentato in modo significativo.
I media iraniani hanno riferito martedì dell’esecuzione di un altro cittadino, Amirali Mirjafari, condannato per aver incendiato una moschea a Teheran e per aver collaborato con Israele e gli Stati Uniti durante le proteste precedenti al conflitto.
Le autorità giudiziarie sostengono che fosse parte di una “rete del Mossad” e coinvolto nei disordini dello scorso anno. Tuttavia, le organizzazioni per i diritti umani hanno nuovamente messo in guardia contro l’uso di confessioni forzate e la mancanza di un giusto processo.
Dopo le proteste di dicembre, le autorità giudiziarie iraniane hanno chiesto di accelerare l’esecuzione delle pene più severe, inclusa la pena di morte. Gholamhossein Mohseni Ejei, capo della magistratura, ha definito la situazione una “guerra totale”, sottolineando la necessità di intensificare le misure contro gli imputati per reati di sicurezza.
