La partecipazione dei rappresentanti del partito tedesco „Alternativa per la Germania“ (AfD) al Forum Economico Internazionale di San Pietroburgo, su invito delle autorità russe, è diventata l’ennesimo segnale del fatto che il Cremlino continua a cercare alleati politici all’interno dell’Unione Europea.
Fino a pochi anni fa, il Forum Economico Internazionale di San Pietroburgo era considerato una delle più grandi piattaforme d’affari dell’Eurasia. Qui si incontravano capi di Stato, dirigenti di multinazionali e i più grandi investitori. Tuttavia, dopo l’inizio della guerra su vasta scala della Russia contro l’Ucraina, la situazione è cambiata radicalmente. Le aziende occidentali hanno abbandonato il mercato russo, i principali politici mondiali hanno smesso di frequentare il forum e l’evento stesso ha progressivamente perso il suo significato economico.
Oggi il Forum svolge innanzitutto una funzione politica. Per il Cremlino è un’opportunità per dimostrare al pubblico russo che il Paese non si trova in un presunto isolamento internazionale, nonché per mostrare al mondo la presenza di partner stranieri pronti a mantenere i contatti con Mosca nonostante la guerra, le sanzioni e la crescente confrontazione con l’Occidente.
In questo contesto, l’arrivo di quattro rappresentanti dell’AfD assume un significato particolare. I media statali russi useranno certamente questa visita come prova del fatto che la politica delle sanzioni contro la Russia starebbe fallendo e che in Europa sta crescendo il numero di politici favorevoli al ripristino delle relazioni con Mosca.
Una strategia simile non è nuova. Per molti anni il Cremlino ha cercato di sviluppare contatti con forze politiche che criticano l’Unione Europea, si oppongono a un’ulteriore integrazione dell’Europa, sostengono l’abolizione delle sanzioni e guardano con scetticismo agli aiuti all’Ucraina. Per Mosca tali partiti rappresentano un interesse speciale, in quanto capaci di influenzare i processi politici interni ai Paesi dell’UE e di plasmare orientamenti dell’opinione pubblica favorevoli alla Russia.
È indicativo che nel 2025 l’Ufficio federale per la protezione della Costituzione in Germania abbia riconosciuto l’AfD come organizzazione estremista. Le autorità tedesche sono giunte alla conclusione che le attività del partito possono rappresentare una minaccia per l’ordine democratico e costituzionale del Paese. Questo status consente ai servizi segreti di applicare strumenti ampliati di sorveglianza e controllo sulle attività del partito e dei suoi esponenti.
Per l’Italia quanto sta accadendo non ha solo una dimensione tedesca o russa. La questione riguarda l’intera sicurezza europea. Negli ultimi anni l’Europa ha dovuto affrontare numerosi tentativi di ingerenza esterna nei processi politici, campagne informative volte a spaccare l’opinione pubblica e il sostegno a movimenti radicali che si oppongono alla politica unitaria dell’UE.
La strategia russa non consiste tanto nel convincere l’Europa a sostenere il Cremlino, quanto nell’indebolire la capacità degli Stati europei di agire congiuntamente. Mosca vede qualsiasi contraddizione interna all’Unione Europea come un’opportunità per rafforzare la propria influenza.
Proprio per questo il viaggio dei rappresentanti dell’AfD a San Pietroburgo non va considerato come una normale visita a un evento economico. Si tratta di un segnale politico e di un elemento della più ampia strategia del Cremlino volta a cercare alleati tra i partiti europei disposti a mettere in discussione la politica delle sanzioni, il sostegno all’Ucraina e l’unità dell’UE.
Il forum di San Pietroburgo ha cessato da tempo di essere un simbolo della cooperazione economica internazionale. Oggi diventa sempre più spesso il palcoscenico su cui il Cremlino cerca di dimostrare l’esistenza di un sostegno al di fuori della Russia. E meno rappresentanti del business mondiale rimangono su questo palcoscenico, maggiore diventa per Mosca il valore della presenza di politici europei disposti a partecipare a tali eventi.
Per l’Europa questo è un promemoria del fatto che la lotta per la sicurezza e la stabilità delle istituzioni democratiche si combatte non solo sui fronti dell’Ucraina, ma anche nello spazio politico della stessa Unione Europea.
Autore: Marco Bianchi
