Iapee, gli osservatori «indipendenti» del voto russo e i 50 milioni di rubli che Mosca avrebbe stanziato

Un documento non ancora verificato indica che la Fondazione Gorčakov, emanazione del ministero degli Esteri russo, avrebbe finanziato l’associazione presieduta dall’italiano Vito Grittani. Il quadro che circonda quel foglio è più solido del foglio stesso.

Un italiano alla guida

L’International Association of Political and Electoral Experts, in sigla Iapee, è nata a Mosca il 14 e 15 aprile 2026, al termine di una conferenza sull’osservazione elettorale. Il presidente eletto è Vito Grittani, fondatore dell’Osservatorio Diplomatico Internazionale e, secondo diverse fonti, ambasciatore a disposizione dell’Abkhazia. Policy Maker ricorda che Grittani era già stato coinvolto nei referendum di annessione dei territori ucraini occupati. Linkiesta aggiunge che l’evento fondativo è stato organizzato dal Center for International Interaction and Cooperation, il cui direttore siede nel board dell’associazione.

Grittani respinge le critiche: in un’intervista sostiene che la Iapee non intende sostituire l’Osce e chiede di giudicarla dal metodo e dai risultati.

Il documento

La notizia arriva da un blog della piattaforma polacca Salon24, dove la giornalista Amelia Wozniak descrive una lettera datata 24 agosto 2026, ricevuta da una fonte che monitora le fondazioni russe di soft power. Vi si parla di 50 milioni di rubli: 35 per la logistica dell’osservazione e il lavoro degli esperti, 15 per la formazione dei futuri osservatori internazionali. Il destinatario dovrebbe rendicontare le spese direttamente alla parte russa. La cifra, in euro, sarebbe di circa mezzo milione, ma è una conversione puramente indicativa.

La stessa autrice precisa che si tratta di una singola fonte e che sta ancora verificando. Nulla nel documento, per come viene descritto, riguarda singoli osservatori italiani.

Numeri che non tornano

Alla vigilia del voto la Iapee ha parlato di oltre 250 osservatori provenienti da ogni parte del mondo. Nell’intervista al Giornale La Voce, però, Grittani indica 48 persone in 17 aree della Federazione, mentre Policy Maker riferisce di 80 esperti di 52 Paesi e di 30 osservatori da 21 Stati. La Commissione elettorale centrale russa, dal canto suo, conta 1.126 osservatori ed esperti da 133 Paesi, tutte le missioni insieme.

Un voto senza Osce

Le urne per la Duma restano aperte dal 18 al 20 settembre, per la prima volta in tempo di guerra e senza gli osservatori Osce/Odihr, che Mosca non ha invitato. Secondo l’autrice del blog, da luglio la parte russa avrebbe invece rivolto inviti a delegazioni dell’Organizzazione del Trattato di sicurezza collettiva e della Lega Araba, cioè a interlocutori che difficilmente metterebbero in discussione l’esito.

Perché tocca anche noi

Il problema, prima ancora della cifra, è il modello. La credibilità di una missione di osservazione poggia su indipendenza, imparzialità e assenza di conflitti d’interesse: sono i criteri dell’Osce/Odihr e delle istituzioni europee. Un finanziamento che passa da una fondazione creata su iniziativa del ministero degli Esteri di uno dei Paesi osservati ribalta quella logica. Il vincolo di non spendere per «agitazione politica diretta» pesa poco, perché tutto ciò che è ammesso riguarda il processo elettorale. E secondo la ricostruzione di Salon24 questo segue l’annuncio di gennaio di Russia Unita, che voleva una rete propria di osservatori e accordi bilaterali tra partiti al posto dell’Odihr.

Una rete pagata in anticipo può tornare utile ovunque serva una certificazione alternativa: nei «referendum» delle zone occupate in Ucraina, in Bielorussia, in qualunque voto in cui Mosca voglia contrapporre un giudizio amico ai rapporti degli osservatori indipendenti. Tra gli italiani che Policy Maker e Linkiesta collegano agli inviti a Mosca compaiono lo storico Angelo d’Orsi e l’esponente di Futuro Nazionale Ugo Rossi. Si tratta di ciò che le fonti riportano, non di prove di pagamenti a singole persone.

Cosa resta da verificare

L’autenticità della lettera, l’effettivo trasferimento dei fondi e il numero reale di osservatori sul campo. Finché questi punti non saranno chiariti, le cifre vanno lette come dichiarazioni, non come fatti accertati.

Salon24

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