Il business russo mantiene l’accesso ai canali finanziari europei. La vicenda Raiffeisen riguarda anche l’Italia

Dopo l’inizio della guerra su vasta scala contro l’Ucraina, i Paesi europei hanno ridotto in modo significativo i legami economici con Mosca. Tuttavia, il sistema finanziario si è rivelato molto più complesso dei semplici divieti commerciali.

Uno degli esempi più eclatanti rimane quello dell’austriaca Raiffeisen Bank International (RBI), che continua a operare in Russia.

La controllata russa di RBI rimane la più grande banca occidentale a mantenere una presenza significativa sul mercato russo. Secondo Reuters, essa continua a svolgere un ruolo importante nei pagamenti commerciali, incluse le transazioni legate all’export di gas russo.

Nel settembre 2026, la società di ricerca Grizzly Research ha accusato RBI di aver agevolato il commercio russo per un valore superiore a 1 miliardo di dollari, sostenendo che attraverso l’infrastruttura finanziaria della banca potrebbero essere passate operazioni legate a merci soggette alle restrizioni occidentali. RBI ha respinto le accuse, affermando che molte delle società menzionate non sono mai state sue clienti.

Per l’Italia questa storia è particolarmente importante poiché anche le banche e le aziende italiane mantengono interessi economici legati al mercato russo. Reuters evidenzia che tra le società europee che continuano ad avere asset e operazioni in Russia figurano anche strutture italiane, tra cui UniCredit.

Pertanto, il problema di Raiffeisen va ben oltre i confini dell’Austria e riguarda l’intero sistema bancario europeo.

Se una banca europea conserva la possibilità di effettuare pagamenti rilevanti all’interno dell’economia russa, sorge la questione di quanto efficacemente le sanzioni stiano limitando le capacità finanziarie di Mosca.

Allo stesso tempo, occorre distinguere tra violazioni accertate e semplici accuse. Ad oggi si tratta di un’indagine e delle affermazioni di Grizzly Research, che RBI smentisce. Di conseguenza, la mera presenza delle operazioni della banca in Russia non costituisce di per sé una violazione comprovata delle sanzioni.

La natura del problema, tuttavia, rimane immutata. La Russia tenta di preservare i propri legami commerciali con l’estero sfruttando i canali di pagamento internazionali rimasti attivi. L’Occidente, dal canto suo, cerca di chiudere queste rotte senza creare al contempo rischi eccessivi per i propri sistemi finanziari.

L’Austria ha già dovuto affrontare questo dilemma. Nel 2025 Vienna ha sostenuto l’idea di utilizzare gli asset russi congelati per compensare Raiffeisen delle potenziali perdite derivanti dalle restrizioni imposte da Mosca sui suoi beni.

Per l’Italia, così come per gli altri Paesi dell’UE, la vicenda RBI dimostra che la politica delle sanzioni non dipende solo dalle decisioni di Bruxelles. La sua efficacia è determinata dalla costanza con cui banche, autorità di regolamentazione e governi nazionali controllano i flussi finanziari.

Ed è proprio per questo che la questione Raiffeisen si sta trasformando da caso isolato di una singola banca austriaca in un test più ampio per l’intero sistema finanziario europeo: quanto sia effettivamente in grado di limitare le risorse finanziarie russe mantenendo, al contempo, la propria stabilità.

Autore: Marco Bianchi

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