Diritti umani, “nuove interpretazioni” su espulsioni e centri per il rimpatrio

In Consiglio d’Europa (che non è un organo Ue) passa la linea italiana. Il sottosegretario Dell’Utri: “Strumenti nuovi per le sfide di oggi”

Si è chiusa oggi a Chisnau, in Moldova, la riunione del Comitato dei ministri del Consiglio d’Europa, un’organizzazione internazionale che si occupa di diritti umani, conta 46 membri, del tutto distinta dall’Unione europea a 27. Sul tavolo il sostegno all’Ucraina, il rafforzamento della sicurezza democratica, la lotta alle manipolazioni dell’informazione e alle interferenze straniere (Fimi), la gestione dei fenomeni migratori

Tra le decisioni più importanti, su iniziativa dell’Italia, l’adozione di una nuova interpretazione della Convenzione europea dei diritti dell’uomo che potrebbe facilitare alcune espulsioni di migranti, anche verso “centri di rimpatrio” in paesi terzi. 

Nel dettaglio, la dichiarazione approvata qualifica i diritti di cui agli articoli 3 e 8 della Convenzione, che riguardano la protezione dalla tortura e dai trattamenti inumani e degradanti e il diritto alla vita privata e familiare. Approva la cooperazione con i paesi terzi in materia di immigrazione, compresi i “centri di rimpatrio“, a condizione che tali paesi rispettino la convenzione sui diritti umani.  Essa afferma che il divieto di tortura e di trattamenti inumani o degradanti è assoluto, ma che “la valutazione del livello minimo di gravità del maltrattamento che costituisce un trattamento o una punizione inumana o degradante è relativa e dipende da tutte le circostanze del caso”. 

“È essenziale poter rispondere con strumenti nuovi alle sfide di oggi”, spiega il sottosegretario italiano agli Esteri Massimo Dell’Utri, sottolineando come il documento riconosca la necessità di affrontare con efficacia e tempestività le sfide poste dalla migrazione irregolare, al fine di rafforzare la protezione delle frontiere e garantire la sicurezza nazionale, anche attraverso strumenti innovativi di cooperazione con i paesi terzi nella gestione dei flussi migratori e nel contrasto al traffico di migranti e alla criminalità organizzata, riaffermando al tempo stesso il ruolo centrale della Convenzione europea dei diritti umani quale pilastro dell’ordine giuridico europeo.

Veronika Fikfak, docente di diritti umani e diritto internazionale all’University College London, ritiene che l’interpretazione dell’articolo 3 contenuta nella dichiarazione indebolirà le garanzie contro la tortura: “Si afferma che (il divieto di tortura e di trattamenti inumani o degradanti) è assoluto, ma poi si utilizzano parole per bilanciare e offrire un’interpretazione relativa, il che è incoerente con lo spirito dell’articolo 3: un diritto assoluto non può contenere alcun elemento di relatività o di equilibrio”, ha affermato. 

All’articolo 8 la dichiarazione afferma che gli Stati possono espellere cittadini stranieri nonostante il loro diritto alla vita privata e familiare, purché ciò sia bilanciato da uno scopo legittimo, come la sicurezza nazionale, e che la Corte europea dei diritti dell’uomo richiederebbe “motivi validi” per prevalere sulla decisione di uno Stato.

I 46 Stati membri del Consiglio d’Europa hanno inoltre rinnovato il loro fermo sostegno all’Ucraina, con particolare riferimento agli strumenti internazionali volti all’accertamento delle responsabilità russe per l’aggressione. Trentasei stati, tra cui l’Italia, e l’Unione Europea hanno adottato la decisione istitutiva del Tribunale Speciale per il crimine di aggressione contro l’Ucraina, quale contributo concreto al perseguimento della giustizia internazionale e al raggiungimento di una pace giusta e duratura. 

rainews.it

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