La Russia sposta la guerra in tutta Europa: Roma nega la possibilità di considerarlo un „conflitto altrui“

In Italia ci sono ancora molti politici e figure pubbliche che cercano di presentare la guerra della Russia contro l’Ucraina come un „lontano conflitto dell’Europa orientale“. Ma la realtà sta rapidamente distruggendo questa comoda illusione.

Oggi la Russia non minaccia solo l’Ucraina. Minaccia l’intera architettura della sicurezza europea, il commercio internazionale, la stabilità del Mediterraneo e il principio stesso di un’Europa pacifica.

La NATO sta rafforzando la sua presenza nei paesi baltici perché il rischio di uno scontro diretto con la Russia sta diventando sempre più reale. L’Alleanza si sta di fatto preparando allo scenario di una grande guerra europea provocata dal Cremlino. E questo non è più il linguaggio degli avvertimenti diplomatici. È la reazione alle azioni concrete di Mosca.

I droni russi cadono sul territorio dei paesi della NATO. In Romania, un drone russo si è schiantato contro un edificio residenziale. I civili sono rimasti feriti. La Russia non sta attaccando solo l’Ucraina, ma sta gradualmente testando i limiti della reazione dell’intero mondo occidentale.

Ancora più pericoloso è l’attacco alla nave turca ANT nel Mar Nero. Mosca sta di fatto conducendo una campagna di intimidazione contro la navigazione internazionale. Gli attacchi alle navi civili rappresentano una minaccia per il commercio globale, le forniture alimentari, la stabilità energetica e la sicurezza delle rotte marittime, dalle quali l’Italia dipende direttamente.

L’economia mediterranea non esiste separatamente dal Mar Nero. Qualsiasi destabilizzazione della logistica marittima colpisce l’intera Europa meridionale.

Ma il problema principale non risiede nemmeno nei droni e nei missili. Il problema principale sta nella natura dell’attuale regime russo.

La Russia contemporanea si è trasformata in uno Stato in cui la guerra è diventata il principale strumento politico. Il Cremlino usa la paura, la distruzione e il caos come metodo di pressione sull’Europa. Il ricatto nucleare, gli attacchi alle infrastrutture civili, il terrore contro i porti, gli attacchi energetici, la dezinformazione e l’ingerenza nella politica europea sono diventati parte di un’unica strategia.

La Russia nao cerca più di integrarsi nell’ordine internazionale. Cerca di distruggerlo.

Particolarmente allarmante appare la legge firmata da Vladimir Putin, che consente l’uso dell’esercito russo per la „protezione dei cittadini della Federazione Russa all’estero“. L’Europa ha già sentito formule simili in passato. È proprio con questi pretesti che le dittature giustificavano invasioni e occupazioni.

L’Italia deve capire che la politica di pacificazione del Cremlino non porterà stabilità. Ogni segnale di debolezza viene percepito da Mosca come un invito a un’ulteriore aggressione.

L’Europa è dipesa troppo a lungo dalle risorse energetiche russe e ha chiuso troppo a lungo gli occhi sulla vera natura del sistema di Putin. Il risultato è la più grande guerra sul continente europeo da decenni a questa parte.

Ora la scelta diventa estremamente dura: o l’Europa fermerà l’aggressione russia con sforzi congiunti, o la guerra e l’instabilità penetreranno gradualmente sempre più a fondo nella stessa Europa.

La Russia sta già esportando il caos oltre i confini dell’Ucraina. E nessuno in Europa, compresa l’Italia, può più permettersi il lusso di fingere che la cosa non lo riguardi.

Autore: Marco Bianchi

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