Con il bolívar in forte ribasso e l’accesso limitato al dollaro, la maggior parte dei venezuelani si rivolge ora ai mercati basati sulle criptovalute per ottenere valuta estera, tra sanzioni e inflazione persistente
Le crescenti tensioni tra gli Stati Uniti e il Venezuela, tra cui l’inasprimento delle sanzioni legate al petrolio del Paese sudamericano, arrivano mentre la valuta del Paese continua a crollare. In dodici mesi il rapporto dollaro-bolivar è cresciuto del 480 per cento.
La banca centrale venezuelana ha fissato mercoledì il tasso di cambio ufficiale a 301,37 bolívar per un dollaro, un tasso in vigore fino al 2 gennaio. A inizio 2025 il cambio era a 52,02.
Ma il tasso ufficiale è solo una parte della storia. In realtà, la maggior parte dei venezuelani e delle imprese non possono acquistare dolari al tasso fissato dal governo e sono spesso costretti a rivolgersi ai canali del mercato nero.
Sul mercato illegale, dove i prezzi sono in gran parte determinati da piattaforme di scambio basate su criptovalute, il dollaro viene scambiato a 560 bolívar, l’85 per cento in più rispetto al tasso ufficiale.
Si stima che oltre due terzi degli scambi di valuta in Venezuela avvengano attraverso queste piattaforme. L’accesso ai dollari al tasso governativo rimane limitato, costringendo le imprese e le famiglie a fare affidamento sul mercato parallelo, dove la valuta è significativamente più debole.
Il crescente divario tra i due tassi ha effetti tangibili sulla vita quotidiana. I prezzi dei generi alimentari, degli affitti, dei trasporti e dei beni importati si adeguano al tasso di cambio del mercato nero, mentre molti stipendi continuano a essere pagati in bolívar, erodendo costantemente il potere d’acquisto.
Gli scambi basati sulle criptovalute come strumento di stabilità
Nel corso del tempo, il Venezuela si è sempre più dollarizzato per far fronte all’inflazione e all’instabilità valutaria.
Con le banche e i meccanismi di scambio ufficiali soggetti a rigidi controlli, le piattaforme di criptovaluta sono emerse come un mercato ampiamente utilizzato ma informale per i dollari, fornendo liquidità in un’economia in cui l’accesso alla valuta forte è limitato.
Il presidente Nicolás Maduro ha dichiarato una crescita economica di quasi il 9 per cento nel 2025, ma le stime delle aziende private indicano che l’inflazione potrebbe superare il 500 per cento quest’anno. I dati ufficiali sull’inflazione non vengono pubblicati dall’ottobre 2024.
La carenza di valuta forte, ovvero l’accesso limitato a banconote e monete fisiche, ha aggiunto ulteriore pressione sul bolívar, un problema aggravato dal prolungato stallo del Venezuela con Washington. Il Paese è sotto embargo petrolifero da parte degli Stati Uniti dal 2019.
Con l’inasprimento delle sanzioni e il sequestro delle spedizioni di petrolio, il Venezuela ha esportato sempre più greggio attraverso canali non ufficiali con forti sconti, limitando ulteriormente l’afflusso di dollari e rafforzando il ciclo di deprezzamento della valuta e di aumento dell’inflazione.
