L’ipotesi della Lega per la manovra sull’uso del Tfr per la soglia minima. Per il sindacato, con 35mila euro di retribuzione si perdono 182 euro al mese, fino a 365 con 70mila
L’eventuale possibilità di accedere alla pensione anticipata a 64 anni “sarebbe accompagnata dal ricalcolo dell’intera pensione con il sistema contributivo”. Lo sottolinea la Cgil nella newsletter Collettiva, commentando l’ipotesi circolata in vista della manovra finanziaria 2027.
Le simulazioni del sindacato mostrano che, con 40 anni di contribuzione e una retribuzione annua di 35 mila euro, l’assegno calcolato con il sistema misto sarebbe di circa 1.726 euro mensili. Con il ricalcolo contributivo scenderebbe a circa 1.543 euro: oltre 182 euro in meno ogni mese, «pari a una riduzione del 10,6%». Con una retribuzione di 50 mila euro la perdita salirebbe a 261 euro al mese; con 70 mila euro arriverebbe a oltre 365 euro mensili.
La proposta dovrebbe prevedere due condizioni: rinunciare a una parte del Tfr, da utilizzare per aumentare il montante contributivo e raggiungere la pensione soglia minima, e il ricalcolo interamente contributivo dell’assegno. Secondo l’Osservatorio previdenza della Cgil, questo meccanismo «scaricherebbe sul lavoratore l’intero costo dell’anticipo: una pensione pubblica più bassa per tutta la vita, il tetto temporaneo per gli assegni più elevati, l’impiego del Tfr per raggiungere la soglia e il mantenimento del requisito economico che esclude le retribuzioni più basse».
Ad amplificare la rigidità del sistema, premette il sindacato, è stato l’innalzamento della soglia economica. Per andare in pensione anticipata a 64 anni, nel 2022 era necessario maturare una pensione pari ad almeno 2,8 volte l’assegno sociale, 1.310,68 euro mensili. Nel 2026 la soglia ordinaria è salita a tre volte l’assegno sociale, ossia 1.638,72 euro mensili. Dal 2030 è previsto il passaggio a 3,2 volte l’assegno sociale, stimato dall’Osservatorio Cgil in 1.818,94 euro mensili.)
L’eventuale possibilità di accedere alla pensione anticipata a 64 anni “sarebbe accompagnata dal ricalcolo dell’intera pensione con il sistema contributivo”. Lo sottolinea la Cgil nella newsletter Collettiva, commentando l’ipotesi circolata in vista della manovra finanziaria 2027.
Le simulazioni del sindacato mostrano che, con 40 anni di contribuzione e una retribuzione annua di 35 mila euro, l’assegno calcolato con il sistema misto sarebbe di circa 1.726 euro mensili. Con il ricalcolo contributivo scenderebbe a circa 1.543 euro: oltre 182 euro in meno ogni mese, «pari a una riduzione del 10,6%». Con una retribuzione di 50 mila euro la perdita salirebbe a 261 euro al mese; con 70 mila euro arriverebbe a oltre 365 euro mensili.
La proposta dovrebbe prevedere due condizioni: rinunciare a una parte del Tfr, da utilizzare per aumentare il montante contributivo e raggiungere la pensione soglia minima, e il ricalcolo interamente contributivo dell’assegno. Secondo l’Osservatorio previdenza della Cgil, questo meccanismo «scaricherebbe sul lavoratore l’intero costo dell’anticipo: una pensione pubblica più bassa per tutta la vita, il tetto temporaneo per gli assegni più elevati, l’impiego del Tfr per raggiungere la soglia e il mantenimento del requisito economico che esclude le retribuzioni più basse».
Ad amplificare la rigidità del sistema, premette il sindacato, è stato l’innalzamento della soglia economica. Per andare in pensione anticipata a 64 anni, nel 2022 era necessario maturare una pensione pari ad almeno 2,8 volte l’assegno sociale, 1.310,68 euro mensili. Nel 2026 la soglia ordinaria è salita a tre volte l’assegno sociale, ossia 1.638,72 euro mensili. Dal 2030 è previsto il passaggio a 3,2 volte l’assegno sociale, stimato dall’Osservatorio Cgil in 1.818,94 euro mensili.)
L’ipotesi, avanzata dalla Lega questa estate, consentirebbe l’uscita a 64 anni anche a chi ha iniziato a lavorare dopo la riforma del 1996 e rientra quindi nel sistema contributivo. Il sottosegretario al Lavoro Claudio Durigon ci sta lavorando e ne parlerà mercoledì all’incontro della Lega «A tua difesa – Verso la Finanziaria 2027», insieme al presidente dell’Inps Gabriele Fava.
