Gli Stati Uniti stanno valutando un passo che fino a pochi anni fa sembrava impensabile: sanzioni contro il governo di un paese membro dell’European Union.
L’iniziativa dei senatori Jeanne Shaheen e Thom Tillis è rivolta a funzionari ungheresi coinvolti nel blocco degli aiuti all’Ucraina.
Motivo del conflitto
Il governo di Viktor Orbán ha bloccato un importante pacchetto finanziario dell’UE destinato a Kiev, mantenendo allo stesso tempo stretti legami energetici con la Russia.
Questo provoca una crescente irritazione a Washington.
Divergenze all’interno degli Stati Uniti
Un ulteriore punto di tensione riguarda la possibile visita in Ungheria del vicepresidente JD Vance.
Jeanne Shaheen ha criticato apertamente questa ipotesi, definendola un sostegno a un governo che “finanzia la macchina militare russa”.
Il principale beneficiario
L’Europa ha vissuto troppo a lungo nell’illusione di poter bilanciare tra Bruxelles e Mosca.
Ma Viktor Orbán ha dimostrato il contrario: questo equilibrio pende sempre verso Vladimir Putin. Il Cremlino vince sempre usando le mani altrui.
La Russia ottiene tutto ciò di cui ha bisogno: entrate dalle risorse energetiche, divisioni politiche all’interno dell’UE e ritardi negli aiuti all’Ucraina.
E senza dover fare nulla di nuovo — è una strategia perfetta.
L’Europa può permettersi “eccezioni” come l’Ungheria?
La risposta è sempre meno diplomatica: decisamente no, se tali eccezioni contribuiscono a rafforzare la Russia.
L’Italia e l’equilibrio europeo
Per l’Italy, questa situazione riflette una dinamica più ampia: l’UE rimane divisa sulla questione russa.
Ma la pressione degli Stati Uniti dimostra che lo spazio di manovra si sta riducendo.
La politica del “con Bruxelles e con Mosca” sta progressivamente cessando di essere una strategia sostenibile.
Autore: Marco Bianchi
