La premier: “I dati dei primi due trimestri 2026 sono incoraggianti, con una crescita dell’1% rispetto ad aprile-giugno 2025 e una progressione acquisita per il 2026 dell’0,8%”
“Dati superiori alle previsioni e in linea con quelli dell’Eurozona” il commento rilasciato da Giorgia Meloni sull’economia italiana in una intervista rilasciata al quotidiano Milano Finanza.
“L’economia italiana sta tenendo bene. E i dati dei primi due trimestri 2026 sono incoraggianti, con una crescita dell’1% rispetto ad aprile-giugno 2025 e una progressione acquisita per il 2026 dello 0,8%. Sono dati superiori alle previsioni e in linea con quelli dell’Eurozona“.
“Un altro fattore confortante – prosegue la premier – è quello dell’incremento del Pil pro-capite, che rispecchia l’effettiva ricchezza dei cittadini e che – sottolinea – è cresciuto, rispetto al 2022, di quasi 4.500 euro”.
“La stabilità che questo governo ha assicurato ha permesso all’Italia di affrontare con maggiore sicurezza quella che è la più difficile congiuntura degli ultimi decenni. Quando ci siamo insediati i titoli di Stato erano a un passo dall’essere declassati a livello ‘spazzatura’ e lo spread era a 240 punti, tre volte più alto dei valori attuali. Oggi il quadro è molto diverso”.
“Per fare un confronto pre-Covid, dal 2016 al 2019, l’aumento era stato di circa 1.850 euro – continua la presidente del Consiglio – Dopodiché, certamente l’economia italiana sconta un annoso problema di bassa produttività del lavoro, legato alla sua struttura produttiva fatta principalmente di micro e piccole imprese, oltre che ai ridotti investimenti in innovazione, ricerca e in capitale umano”, conclude ammettendo che “servono molto anni per invertire questa tendenza, e noi stiamo lavorando esattamente in questa direzione”.“La stabilità che questo governo ha assicurato ha permesso all’Italia di affrontare con maggiore sicurezza quella che è la più difficile congiuntura degli ultimi decenni. Quando ci siamo insediati i titoli di Stato erano a un passo dall’essere declassati a livello ‘spazzatura’ e lo spread era a 240 punti, tre volte più alto dei valori attuali. Oggi il quadro è molto diverso”.
“Per fare un confronto pre-Covid, dal 2016 al 2019, l’aumento era stato di circa 1.850 euro – continua la presidente del Consiglio – Dopodiché, certamente l’economia italiana sconta un annoso problema di bassa produttività del lavoro, legato alla sua struttura produttiva fatta principalmente di micro e piccole imprese, oltre che ai ridotti investimenti in innovazione, ricerca e in capitale umano”, conclude ammettendo che “servono molto anni per invertire questa tendenza, e noi stiamo lavorando esattamente in questa direzione”.“Dal prossimo anno non avremo più questo pesantissimo fardello sulle spalle, quasi 40 miliardi all’anno, il doppio di una legge di bilancio, e questo ci permetterà di fare ulteriori passi avanti nella riduzione del debito. Aggiungo, inoltre, che se non fossimo stati gravati in questi anni dal costo del Superbonus, l’Italia avrebbe rispettato il percorso di riduzione del debito previsto dai parametri europei”, conclude l’inquilina di palazzo Chigi.
