Il presidente della Repubblica è intervenuto con nettezza su uno dei temi caldi della prossima legge di Bilancio parlando al Festival delle Regioni, proprio mentre diversi governatori non nascondono le loro preoccupazioni sulle cifre esigue da destinare alla salute pubblica anticipate dalla maggioranza. “C’è un campo di assoluta priorità: quello che il Presidente Fedriga ha definito “uno dei grandi patrimoni della Repubblica” e uno “dei sistemi universalistici di maggior valore”: il Servizio sanitario nazionale.
Questa opinione – ha sottolineato Sergio Mattarella tra gli applausi della platea di amministratori locali presenti a palazzo Vecchio – è condivisa dalla grande maggioranza dei nostri concittadini, consapevoli della necessità di preservare e sviluppare uno strumento fondamentale per assicurare il diritto alla salute, garantito dalla Costituzione”. Un messaggio che è stato letto dai presenti come un vero e proprio ‘warning’ al governo che in queste ore sta decidendo come e in quali comparti destinare le poche risorse disponibili.
Basta ricordare le richieste dello stesso ministro della Sanità, Orazio Schillaci, per comprendere quanto il tema sia caldo: sul piatto delle legge di Bilancio la somma prevista sarebbe infatti pari a 2,4 miliardi, ovvero oltre 3 miliardi in meno rispetto alla cifra aggiuntiva di 5,5 miliardi chiesta dal titolare del ministero di riferimento.
Le Regioni sono in allarme e il capo dello Stato ne comprende le ragioni anche se non rinuncia ad un richiamo all’operosità: “si tratta di una responsabilità che interpella le Regioni in maniera ineludibile e a cui tutte – particolarmente quelle in ritardo rispetto a standard adeguati – hanno il dovere di corrispondere”, ha aggiunto parlando dei fondi del Pnrr che devono ancora essere messi a regime nei territori. Ma al di là di questo non sono certo le Regioni il problema, tanto che sono proprio loro a pressare il governo affinché stanzi almeno 18 miliardi di euro di risorse aggiuntive per la sanità nel triennio 2027-2029. Il palcoscenico di Firenze è ampio ed istituzionale e Mattarella ha colto l’occasione per esternare la sua profonda preoccupazione sull’uso sempre più spregiudicato dei social. Avendo ancora in mente gli scontri nelle piazze e, guardando anche più lontano alle prossime elezioni, il presidente ha chiesto che il tema venga affrontato con lucidità e profondità: “già oggi – ha spiegato Mattarella – è evidente come la manipolazione dell’informazione, anche attraverso la diffusione di notizie false avvalendosi delle potenzialità offerte dalla rete, sia in grado di condizionare le opinioni pubbliche, di indirizzarne gli orientamenti e le scelte non solo a livello commerciale, fenomeno, quest’ultimo, ampiamente presente nella esperienza quotidiana”. Manipolazioni e condizionamenti che sono sempre più difficili da intercettare e, soprattutto, da cogliere per i cittadini. Per questo il Quirinale è più volte intervenuto chiedendo che si agisca “rapidamente e con efficacia affinché non prevalgano usi impropri e incontrollati dell’intelligenza artificiale”. “Essenziale è quindi predisporre e applicare una regolamentazione appropriata”.
L’Unione Europea ci sta provando e resta “all’avanguardia” avendo già “posto in essere una disciplina tra le più avanzate in ambito internazionale, in grado di orientare lo sviluppo e, se necessario, limitare le applicazioni dei sistemi di intelligenza artificiale in modo da precluderne impieghi contrastanti con l’interesse generale e i diritti fondamentali”. La sintesi del discorso del presidente è secca: “anche alle istituzioni è richiesto il coraggio di cambiare”. Mettendo “un freno a una competizione sempre più esasperata tra un numero limitato di soggetti, con esiti che, allo stato, la scienza non è in condizione di prevedere”. Tradotto: l’assurdo potere delle big tech che muove le borse e controlla i governi.
