Mentre il Reddito di cittadinanza riduceva l’incidenza della povertà dall’8,9% al 7,5%, l’Adi la porta solo all’8,3%. E il 40,6% dei poveri che ricevevano il RdC oggi è escluso
Il Rapporto 2025 di Caritas Italiana sulle politiche di contrasto alla povertà in Italia boccia gli strumenti messi in campo dal governo di Giorgia Meloni, accusando le nuove misure di raggiungere meno persone e di aver accentuato le disuguaglianze sociali. Il titolo del rapporto è “Assegno di Inclusione: Un Primo Bilancio” e presenta analisi firmate da Nunzia De Capite, Giulio Bertoluzza, Massimo Aprea, Pietro Galeone, Michele Raitano, Massimo Baldini, Andrea Barigazz, Cristiano Gori e Lucia Mazzuca. Il risultato lascia ben poco spazio all’interpretazione. Col suo rapporto, l’organismo pastorale della Conferenza Episcopale Italiana (Cei) per la promozione della carità parla di “limitato interesse del governo per la lotta alla povertà”. Denuncia le “gravi disuguaglianze” dovute all’introduzione dell’Assegno di Inclusione (Adi), la misura che ha sostituito il Reddito di cittadinanza, e la “debolezza strutturale” del Supporto per la formazione e il lavoro (Sfl), l’indennità temporanea legata ai corsi di formazione per coloro che il governo ha dichiarato “occupabili”.
