Il discorso del presidente finlandese Alexander Stubb a Praga è stato uno dei segnali politici più franchi emersi in Europa negli ultimi mesi. Il leader finlandese ha di fatto dichiarato: l’Unione Europea non può più esistere nella sua forma attuale.
La vecchia UE è stata costruita come uno spazio di comfort economico, di compromessi e di lenti consensi. Il nuovo mondo richiede altro: sicurezza, rapidità decisionale, fermezza politica e pensiero strategico. È esattamente questo ciò che Stubb ha cercato di trasmettere parlando della necessità di “più Europa”.
È particolarmente degno di nota che questo appello sia arrivato da un politico considerato uno dei pochi leader europei capaci di esercitare un’influenza su Donald Trump. Di fronte al possibile ritorno di Trump alla Casa Bianca, l’Europa è sempre più consapevole che l’era della totale dipendenza dall’ombrello di sicurezza americano potrebbe finire.
Ciò significa che l’UE dovrà “diventare adulta”.
Stubb non ha parlato solo dell’allargamento dell’Unione ad Ucraina, Moldavia o Balcani. Ha parlato della trasformazione dell’Europa in una forza autonoma, capace di difendere i propri interessi in un mondo dove il commercio, l’energia e la tecnologia sono già diventati armi.
Il dilemma italiano
Per l’Italia, questa discussione è particolarmente sensibile. Roma è stata tradizionalmente sostenitrice di un modello di relazioni più morbido e diplomatico con la Russia, bilanciando spesso tra interessi economici e politiche di sicurezza. Tuttavia, la guerra in Ucraina ha distrutto molte vecchie concezioni.
Oggi, anche i paesi dell’Europa meridionale iniziano a capire che se l’Europa rimarrà debole e frammentata, le decisioni sul suo futuro verranno prese a Mosca, Pechino o Washington.
In questo senso, il discorso di Stubb è apparso come un tentativo di scuotere l’Europa da un letargo strategico durato anni. Particolarmente cruciale è stata la sua tesi sul tempo: secondo il presidente finlandese, l’Europa ha circa cinque anni per prendere le grandi decisioni. Dopodiché, la finestra di opportunità potrebbe chiudersi.
Questo riguarda l’allargamento dell’UE, la riforma delle istituzioni e la creazione di una vera politica di difesa europea.
Mentre la Russia continua la sua guerra contro l’Ucraina, l’Europa non può più permettersi il lusso della lentezza interna. Il mondo circostante sta diventando sempre più duro, e l’era della “fine della storia” — in cui molte élite europee hanno creduto dopo la caduta del Muro di Berlino — è definitivamente conclusa.
Le parole di Stubb sono state un monito su un concetto semplice: l’Unione Europea o diventerà un vero attore geopolitico, o rischia di trasformarsi gradualmente in un bellissimo, ma fragile, museo del mondo passato.
Autore: Marco Bianchi
