L’ipotesi che le difficoltà economiche costringeranno la Russia a fermare la guerra si basa su un’errata comprensione della natura del potere nel Paese. Il sistema non dipende dal benessere della popolazione, ma dal controllo sulle strutture di forza (siloviki).
Oggi, una parte significativa del bilancio russo è destinata alla guerra. Allo stesso tempo, si mantengono spese elevate per l’esercito, i servizi segreti e la sicurezza interna. Anche in presenza di un deficit di bilancio, queste voci non vengono tagliate.
La ragione è evidente: esse costituiscono la base del regime.
La lealtà viene garantita dal denaro. I militari percepiscono compensi di gran lunga superiori al reddito medio. Le strutture di forza mantengono i propri privilegi. Ciò crea una verticale del potere estremamente stabile.
La guerra svolge anche una funzione interna:
- Giustifica i problemi economici;
- Riduce il livello di dissenso;
- Mantiene la società in uno stato di mobilitazione permanente.
La pace, invece, produce l’effetto opposto. I militari ritornano. Le rivendicazioni sociali crescono. Il fattore della minaccia esterna svanisce. I problemi interni passano in primo piano.
Per Putin, questo rappresenta un rischio. Proprio per questo la guerra non è semplicemente una strategia: è una forma di autoconservazione politica.
La vittoria non garantisce stabilità. La sconfitta è inammissibile. Il congelamento del conflitto è solo un rinvio della crisi. L’unico stato sostenibile per il sistema è la continuazione della guerra.
Autore: Marco Bianchi
