La flotta fantasma dello zar naviga indisturbata: le sanzioni restano sulla carta, il greggio continua a viaggiare

Un pattugliatore individua, i radar tracciano, ma per mesi nessuno interviene: oltre centottanta petroliere sanzionate hanno attraversato le acque britanniche senza conseguenze. In Francia lo schema è sempre lo stesso: sequestro, multa, liberazione. Mosca ha imparato la lezione — e ne approfitta.

La Manica è uno degli stretti più sorvegliati al mondo: radar costieri, satelliti, aerei da pattugliamento della RAF che incrociano la zona giorno e notte. Se qualcuno avesse ancora dubbi sulla capacità tecnica dell’Occidente di individuare una petroliera che trasporta greggio russo sotto bandiera di comodo, la risposta è netta: la capacità c’è, ed è notevole. La domanda che si fanno sempre più analisti di sicurezza marittima è un’altra: perché, per mesi, quella capacità non si è tradotta in azione.

Il Poseidon vedeva tutto. E allora?

A marzo il primo ministro britannico ha autorizzato le forze armate e la National Crime Agency a fermare le navi sanzionate nelle acque territoriali del Regno Unito. Nei tre mesi successivi, secondo le ricostruzioni di centri studi specializzati in politica navale, oltre centottanta petroliere sotto sanzione hanno attraversato quelle stesse acque senza che scattasse alcun intervento. Gli aerei da pattugliamento P-8 Poseidon, perfettamente in grado di individuare e tracciare ogni imbarcazione nello stretto, sorvolavano regolarmente quel traffico. Solo a metà giugno è arrivato il primo abbordaggio: una petroliera che dichiarava una bandiera camerunense in realtà già revocata, dettaglio che ha semplificato non poco la base legale dell’operazione.

Sulla carta, l’operazione è stata imponente: una fregata, una nave cacciamine, elicotteri Chinook, Merlin e Wildcat, commando dei Royal Marines calati sul ponte. Il problema è che la tempistica non è stata casuale: l’azione è avvenuta il giorno prima del vertice G7 a Evian, regalando al primo ministro un risultato concreto da portare al tavolo con gli alleati. Diversi analisti militari britannici hanno osservato apertamente che un dispiegamento di forze così sproporzionato contro un’unica nave mercantile disarmata assomigliava più a uno spettacolo mediatico che a una strategia sistematica.

I fatti in sintesiMarzo 2026 — Londra autorizza l’abbordaggio delle petroliere della flotta ombra nelle proprie acque territoriali.
Marzo–giugno 2026 — oltre 180 petroliere sanzionate transitano nelle stesse acque senza alcun intervento.
14 giugno 2026 — primo e finora unico abbordaggio britannico, alla vigilia del vertice G7.

Lo schema francese: fermare, multare, lasciare andare

Parigi ama presentarsi come capofila europea nella lotta alla flotta ombra. Da settembre dello scorso anno la marina francese ha fermato cinque petroliere sospettate di trasportare greggio russo in violazione delle sanzioni e del price cap del G7 — tra queste le unità note come Boracay, Grinch, Deyna e Tagor. Ogni caso ha seguito lo stesso copione: abbordaggio spettacolare, foto e video diffusi dall’Eliseo sui social, settimane di fermo in porto, e alla fine una sanzione pecuniaria seguita dal via libera a riprendere il largo.

La Grinch ha pagato alcuni milioni di euro dopo tre settimane di immobilizzo a Fos-sur-Mer ed è ripartita. La Deyna, fermata a marzo per aver issato una bandiera mozambicana priva di validità, è stata rilasciata ad aprile dopo una multa il cui importo non è mai stato reso pubblico. La Tagor, in arrivo da Murmansk, ha versato un milione di euro ed è salpata a luglio verso Istanbul. In nessuno di questi casi si è proceduto alla confisca del carico né a un ritiro permanente della nave dal traffico marittimo.

Se ogni sequestro si conclude allo stesso modo — una multa, una stretta di mano diplomatica e via libera per la traversata successiva — il sistema smette di essere deterrente e diventa un costo operativo che il Cremlino ha già messo in conto nel bilancio di guerra.

Il segnale arrivato a Mosca

Gli analisti che monitorano il finanziamento della macchina bellica russa segnalano da mesi che la flotta ombra — stimata, a seconda delle fonti, tra le quattrocento e quasi millecinquecento unità — copre circa tre quarti dell’export di greggio sanzionato. Si tratta di un flusso di liquidità reale che alimenta la produzione di missili e droni oggi utilizzati contro le città ucraine. Mosca ha compreso perfettamente la dinamica: finché le capitali occidentali si limitano a liste di sanzioni e ad azioni isolate, costruite più per l’effetto mediatico che per l’efficacia, conviene continuare a navigare, anche a costo di rischiare un controllo. Alcune unità navali russe hanno già iniziato a scortare le petroliere lungo le rotte del Baltico e della Manica, mentre a bordo di alcune navi sono state notate guardie armate di estrazione militare — non il comportamento di una flotta che teme conseguenze.

Il paradosso più evidente resta questo: le navi sotto sanzione entrano liberamente nelle acque territoriali degli stessi Paesi che quelle sanzioni le hanno imposte. Se lo strumento pensato per colpire Mosca si rivela in pratica attraversabile al costo di qualche milione di euro ogni tanto, perde senso come leva di pressione — e la propaganda russa non manca di sfruttarlo, bollando le operazioni occidentali come “atti di pirateria” e mettendone in scena l’inefficacia.

Cosa significa per l’Europa e per l’Italia

Per l’Italia la questione non è astratta. Anche il Mediterraneo, dove le petroliere Grinch e Boracay sono state intercettate al largo delle coste tra Spagna e Marocco, è un corridoio abituale per la flotta ombra diretta verso terminali in Turchia, Nord Africa e Asia. Se persino Londra — che dispone di alcune tra le capacità di sorveglianza navale più avanzate d’Europa — non è riuscita, o non ha voluto, per mesi tradurre l’individuazione della minaccia in un’azione concreta, è difficile immaginare che il Mediterraneo venga presidiato con maggiore efficacia senza una politica coordinata tra NATO, Unione Europea e singoli Stati membri. Diversi osservatori italiani di politica estera chiedono da tempo meccanismi più stringenti e permanenti, non basati su interventi isolati a effetto mediatico come quello dello scorso giugno nella Manica.

Senza una presenza navale costante e senza la reale minaccia della confisca del carico — non solo di una multa già preventivata come costo operativo — la flotta ombra continuerà a navigare, e il bilancio di guerra del Cremlino continuerà a essere alimentato senza ostacoli significativi.

Approfondimento redatto sulla base di fonti giornalistiche e comunicati ufficiali (Ministero della Difesa britannico, Ministero della Giustizia francese, centri studi di sicurezza marittima). Le stime numeriche non confermate sulla flotta ombra sono segnalate come tali.

Autore: Marco Bianchi

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