L’iconico Monte Olimpo in Grecia è tra i siti aggiunti alla lista Unesco del Patrimonio Mondiale durante una riunione del comitato Onu tenutasi in Corea del Sud, nel corso della quale sono state esaminate decine di candidature.
Il Monte Olimpo iscritto nel patrimonio dell’umanità. Con i suoi 2.918 metri di altezza da una base vicina al livello del mare la montagna era considerata il trono di Zeus, re degli dei, oltre a ospitare una ricca biodiversità.
Evangelos Geroliolios, sindaco di Dion-Olimpo, un comune ai piedi della montagna, ha dichiarato in una recente intervista ad AP che l’inserimento nella lista del patrimonio Mondiale “ci impone maggiori obblighi nella tutela di questo ambiente“, citando il potenziale impatto di un aumento del turismo.
“Ribadiamo il nostro impegno incrollabile a salvaguardare il Monte Olimpo a beneficio delle generazioni presenti e future“, ha affermato Georgios Koumoutsakos, delegato della Grecia presso l’Unesco. “Come ci ricorda saggiamente la mitologia greca, è sempre meglio mantenere buoni rapporti con gli dei”, ha aggiunto.
L’iscrizione del Monte Olimpo, dimora mitica dei 12 dei dell’Olimpo, ha coronato uno sforzo durato 12 anni da parte della Grecia per ottenere il riconoscimento della sua montagna più alta come sito misto di patrimonio culturale e naturale.
La ministra della Cultura greca Lina Mendoni ha definito l’iscrizione un riconoscimento dell’impegno costante della Grecia nella tutela e nella valorizzazione del proprio patrimonio naturale e culturale.
”L’Olimpo, attraverso le epopee omeriche e la letteratura greca antica, ha portato la mitologia e la civiltà greca nel mondo intero”, ha affermato.
Con il nuovo ingresso dell’Olimpo, la Grecia amplia la propria presenza nella lista del patrimonio mondiale dell’Unesco, che già comprende altri siti recentemente riconosciuti, tra cui i villaggi tradizionali di Zagoria, in Epiro, e i palazzi minoici dell’isola di Creta.
La designazione francese comprende le cinque spiagge dello sbarco in Normandia – Omaha, Utah, Sword, Gold e Juno – dove il 6 giugno 1944 sbarcarono oltre 150.000 soldati alleati, insieme al sito dell’assalto a Pointe du Hoc, tutti fondamentali per la campagna di liberazione dell’Europa occidentale dall’occupazione nazista durante la Seconda guerra mondiale. Il Consiglio Internazionale dei Monumenti e dei Siti (Icomos), che valuta le candidature presentate al comitato, ha sottolineato che i siti contengono numerosi resti, dalle fortificazioni tedesche e dai paesaggi segnati dai bombardamenti alle strutture portuali alleate e alle navi affondate, a testimonianza di un “evento ampiamente percepito come quello che ha permesso il ritorno della libertà e ha inaugurato una pace duratura nel continente europeo“. L’Icomos ha inoltre sollecitato un rafforzamento delle attività di monitoraggio e conservazione dei siti, citando le potenziali minacce rappresentate dal turismo, dai cambiamenti climatici e dall’innalzamento del livello del mare, nonché dallo sviluppo di parchi eolici nelle vicinanze di tali aree. La delegata permanente della Francia presso l’Unesco, Ahlem Gharbi, ha affermato che lo sbarco in Normandia ha segnato una svolta dal conflitto globale verso un ordine postbellico fondato sulla pace e sulla sicurezza, e che la designazione di questi siti assume un significato aggiuntivo in un momento di escalation delle crisi internazionali e delle guerre. “È probabilmente il più grande sbarco anfibio che sia mai avvenuto. Dovrebbe essere ricordato già solo per questo”, ha dichiarato lo storico David Edgerton in una recente intervista con Associated Press.
E’ stata inoltre inclusa la rete delle fortezze reali della Linguadoca, nel sud della Francia, un gruppo composto da otto castelli medievali.
Tra gli altri siti del patrimonio annunciati oggi dall’Unesco figurano i cosiddetti teatri italiani “di condominio”: una serie di strutture di proprietà collettiva, finanziate sia da fondi pubblici che privati, edificate nell’Italia centrale tra il XVIII e il XIX secolo. Dal punto di vista architettonico, queste strutture rappresentano il neoclassicismo pur presentando influenze del tardo Barocco e hanno permesso alle autorita’ locali e ai cittadini di collaborare alla loro costruzione. Questo sistema ha favorito la crescita di una vasta rete culturale, offrendo nuovi spazi alla borghesia emergente e ampliando l’accesso del pubblico alle arti performative. Situati nel cuore dei centri storici, questi edifici sono diventati importanti centri di aggregazione sociale, ha osservato l’organizzazione.
Anche l’opera dell’architetto finlandese Alvar Aalto, uno degli architetti più influenti del XX secolo, è stata dichiarata patrimonio dell’umanità durante la cerimonia. Il complesso architettonico, composto da 13 strutture civiche, comunitarie e residenziali sparse in tutto il Paese nordico, esemplifica il movimento moderno e la sua risposta ai bisogni sociali.
In Asia, il castello di Alamut, situato sui monti Alborz nel nord dell’Iran, è stato aggiunto alla lista del patrimonio mondiale. La delegazione iraniana, che ha dichiarato durante un intervento trasmesso in diretta streaming che questa rete fortificata simboleggia la resilienza e la resistenza del Paese, ha colto l’occasione per denunciare i danni ai monumenti protetti nel contesto del conflitto in corso con gli Stati Uniti.
I siti giapponesi designati nella prefettura occidentale di Nara comprendono 19 siti archeologici delle capitali di Asuka e Fujiwara, risalenti al VI-VIII secolo, dove il Giappone istituì il suo primo Stato centralizzato sul modello dei sistemi cinesi. I siti conservano i resti, in gran parte sepolti, di palazzi reali, uffici governativi, templi buddisti e tombe delle capitali che influenzarono le successive capitali di Nara e Kyoto. Il viceministro della Cultura giapponese, Shigeki Kobayashi, ha ringraziato il comitato per l’iscrizione dei siti di Asuka-Fujiwara e ha affermato che il Giappone ribadisce il proprio impegno a “trasmettere questo prezioso patrimonio alle generazioni future”. La premier giapponese Sanae Takaichi, originaria di Nara, ha scritto su X che spera che la designazione come Patrimonio dell’Umanità dia impulso al turismo verso il sito. Yoshiyuki Aihara, professore di archeologia all’Università di Nara, ha dichiarato ad Associated Press che i siti sono significativi perché mostrano come l’antico Stato giapponese si sia formato attraverso le influenze provenienti dalla Cina e dalla penisola coreana. “Se si scava sotto queste risaie per circa un metro, si inizia a trovare una distesa di rovine in questa zona, anche se questo non è facile da comprendere per i visitatori comuni”, ha affermato Aihara, che sta proseguendo i lavori di scavo nel sito.
Infine il sito di Boma-Badingilo, nel Sud Sudan, comprende vaste zone umide, pianure alluvionali e savane modellate dalle piogge stagionali e dalle dinamiche delle inondazioni, con circa 6 milioni di kob dalle orecchie bianche, tiang e gazzelle di Mongalla che si spostano attraverso il paesaggio in risposta alle mutevoli condizioni ambientali. Secondo l’Unesco, inoltre, il sito costituisce l’habitat di elefanti, leoni, ghepardi e altri animali selvatici, oltre a sostenere varie comunità etniche che da secoli vivono di pastorizia, agricoltura e pesca.
