La guerra commerciale innescata dagli Stati Uniti sta mettendo in ginocchio i mercati finanziari europei. In tre sedute sono andati in fumo quasi 2.000 miliardi di euro di capitalizzazione sulle Borse del Vecchio Continente, di cui oltre 683 miliardi evaporati nella sola giornata odierna. Lunedì 7 aprile 2025 si chiude infatti con listini europei in picchiata, zavorrati dai timori per i nuovi dazi USA e le conseguenti ritorsioni internazionali.

I dazi USA e il contesto
Washington ha annunciato dazi doganali senza precedenti: un dazio del 10% su tutte le importazioni, elevato al 20% per i beni provenienti dall’Unione Europea. Inoltre è scattato un 25% sulle auto importate, misura che penalizza soprattutto l’industria automobilistica tedesca. Washington motiva la stretta come difesa della propria economia, ma la decisione ha scatenato reazioni a catena: la Cina ha risposto con controdazi su prodotti americani e l’Europa prepara misure di ritorsione, pur cercando di mantenere aperto il dialogo per evitare un’escalation della crisi.
Borse europee in rosso
Il sell-off globale innescato dalla notizia si è propagato in Europa. Tutti i principali listini del continente hanno chiuso in netto ribasso: Milano e Madrid hanno perso circa il 5% ciascuna, Parigi il 4,7%, Londra il 4,4%, Francoforte il 4%. L’indice paneuropeo Stoxx 600 ha ceduto oltre il 4%.
Settori più colpiti
Tra i comparti più colpiti figurano l’automotive, il lusso e l’agroalimentare, altamente dipendenti dall’export negli USA. I titoli dei grandi costruttori auto europei, così come quelli dei marchi della moda e del vino, hanno subito forti ribassi per il timore di un crollo della domanda americana.
Reazioni e contromosse
Le istituzioni europee e i governi nazionali corrono ai ripari. Ursula von der Leyen, presidente della Commissione UE, ha definito i dazi USA “un colpo grave all’economia globale” e assicura che l’Europa reagirà in modo unito. Bruxelles, pur preparando contromisure, mantiene aperto il dialogo: von der Leyen ha offerto a Washington l’azzeramento reciproco dei dazi industriali pur di frenare l’escalation. In Italia la premier Giorgia Meloni parla di una mossa americana “sbagliata ma non catastrofica” e garantisce il sostegno a una risposta comune europea, cercando al contempo di riportare gli USA al negoziato. Anche altri leader europei chiedono di reagire con fermezza ma senza alimentare ulteriormente la tensione, nel tentativo di scongiurare una guerra commerciale totale.
Scenario a medio termine
Secondo molti analisti, se la guerra dei dazi dovesse prolungarsi aumenterebbe il rischio di recessione sia negli Stati Uniti sia in Europa. Molti osservatori hanno già rivisto al ribasso le stime di crescita: c’è chi vede quasi una probabilità su due di recessione negli USA entro un anno, mentre per l’Eurozona si profila un netto rallentamento del PIL. Una guerra commerciale prolungata potrebbe indebolire la competitività europea: le aziende esportatrici vedrebbero erodersi margini e quote di mercato, mentre i consumatori USA pagherebbero prezzi più alti per i prodotti europei.
L’auspicio generale è che la crisi venga disinnescata attraverso la diplomazia. L’UE insiste perché prevalga la via negoziale, nel tentativo di convincere Washington a fare marcia indietro sui dazi più pesanti. Nei prossimi giorni l’attenzione sarà rivolta ai tavoli negoziali: ogni spiraglio di accordo potrebbe restituire fiducia ai mercati, mentre un muro contro muro prolungato manterrebbe alta la volatilità e la pressione sulle Borse europee.
