Per diversi anni Donald Trump è stato percepito in Europa come un corpo estraneo: un incidente della storia politica americana, una deviazione rumorosa ma temporanea dal solco dell’atlantismo classico. Oggi questa lettura appare sempre più ingenua. Trump non è più solo un ex presidente degli Stati Uniti: è diventato un punto di riferimento ideologico, simbolico e strategico per una parte crescente delle forze politiche radicali europee. Il cambiamento di atteggiamento dell’AfD tedesca e del Rassemblement National francese nei confronti di Trump non è casuale, né puramente retorico. È il sintomo di una trasformazione più profonda del panorama politico occidentale.
Il disagio sociale come terreno fertile
La crescita dei partiti di estrema destra in Europa non nasce nel vuoto. In Germania come in Francia — e in misura diversa anche in Italia — il consenso verso formazioni come AfD e Rassemblement National è alimentato da una combinazione di fattori strutturali: stagnazione dei redditi, insicurezza economica, percezione di declino dello Stato sociale e, soprattutto, gestione caotica della crisi migratoria.
Per una parte consistente dell’elettorato, le élite politiche tradizionali appaiono distanti, autoreferenziali, incapaci di offrire risposte credibili. In questo contesto, il linguaggio diretto e conflittuale di Trump — la sua promessa di “rompere il sistema” — viene reinterpretato non più come una minaccia, ma come un modello esportabile.
Trump come simbolo, non come programma
È importante chiarirlo: AfD e Rassemblement National non adottano Trump per le sue politiche concrete, bensì per ciò che rappresenta. Trump incarna la sfida aperta alle istituzioni multilaterali, il disprezzo per i compromessi, la riduzione della politica a un confronto identitario “noi contro loro”.
Questo approccio si inserisce perfettamente nella narrativa dell’ultradestra europea, che presenta l’Unione Europea come un vincolo esterno, una struttura tecnocratica che sottrae sovranità e soffoca la volontà popolare. In questo senso, Trump diventa una figura di legittimazione: la prova che si può sfidare l’ordine liberale occidentale dall’interno e vincere.
Il nodo della politica estera: Ucraina, NATO, Russia
È sul piano internazionale che questa convergenza ideologica diventa più pericolosa. Le forze ultranazionaliste europee condividono una visione frammentata dell’Occidente: meno cooperazione, meno solidarietà strategica, più egoismi nazionali.
AfD ha più volte messo in discussione il sostegno all’Ucraina, mentre in Francia il Rassemblement National mantiene una posizione ambigua, oscillando tra neutralismo e critica aperta alle sanzioni contro Mosca. In questo quadro, il trumpismo — con la sua retorica scettica verso la NATO e ostile all’impegno americano in Europa — offre una copertura ideologica perfetta.
Non si tratta solo di divergenze di opinione, ma di una minaccia concreta alla capacità dell’Europa di agire come attore geopolitico coerente.
La leva della polarizzazione e il ruolo della Russia
La Russia osserva e agisce. Mosca non ha bisogno di creare l’estrema destra europea: le basta amplificarne le contraddizioni. Attraverso campagne di disinformazione, sostegno mediatico indiretto e sfruttamento delle fratture sociali, il Cremlino utilizza la polarizzazione politica occidentale come un’arma strategica.
In questo senso, la fascinazione per Trump da parte di AfD e del Rassemblement National non è un dettaglio folkloristico, ma un elemento funzionale a una più ampia strategia di indebolimento dell’unità euro-atlantica.
Una sfida anche per l’Italia
Per l’Italia, questo scenario rappresenta un campanello d’allarme. Il nostro Paese si trova al crocevia tra Mediterraneo, Europa e Alleanza Atlantica. Un’Unione Europea frammentata e una NATO indebolita non rafforzano la sovranità italiana: la riducono.
Il vero dibattito non dovrebbe essere se Trump piaccia o meno, ma se il modello politico che egli rappresenta sia compatibile con la stabilità democratica europea. La risposta, per chi guarda ai fatti e non agli slogan, è tutt’altro che rassicurante.
Conclusione
Il cambiamento di atteggiamento di AfD e Rassemblement National verso Donald Trump segnala una mutazione profonda dell’ultradestra europea: da forza protestataria a potenziale fattore di disgregazione dell’ordine occidentale. Ignorare questa dinamica significherebbe sottovalutare una delle principali sfide politiche del prossimo decennio.
Non è solo una questione di destra o sinistra. È una questione di tenuta democratica, di politica estera e di responsabilità storica dell’Europa.
Autore: Marco Bianchi
