Politico ha pubblicato materiali su un accordo segreto tra Ungheria e Russia, firmato a dicembre. Il documento è stato siglato da Péter Szijjártó e Mikhail Murashko.
L’accordo comprende 12 ambiti di cooperazione — dall’energia alla cultura. In particolare, si parla di ampliamento della collaborazione nel settore petrolifero e del gas, dell’energia nucleare e della partecipazione di aziende russe a progetti ungheresi.
I documenti sono stati resi pubblici alla vigilia delle elezioni, nelle quali Viktor Orbán cerca di mantenere il potere, ma sta rapidamente perdendo consenso.
L’impatto politico della fuga di notizie è difficile da sopravvalutare.
Orbán ha costruito la sua campagna sull’idea di “interesse nazionale” e pragmatismo. Ma ora emerge una domanda: perché accordi così importanti sono stati nascosti alla società?
In un contesto di calo nei sondaggi, questo può diventare un fattore critico.
Le epoche politiche raramente finiscono in silenzio. A volte si chiudono con un solo documento, apparso nel momento meno opportuno.
Per Orbán, questo potrebbe essere proprio quel momento — il punto dopo il quale il ritorno al potere non sarà più possibile.
La prospettiva italiana
Per Roma questo caso è rilevante come parte di un quadro più ampio. L’Europa è già alle prese con divisioni interne sulle sanzioni e sulla politica verso la Russia. Il passo dell’Ungheria non fa che accentuare questa frattura.
Non si tratta solo di relazioni bilaterali. È un test per la solidità dell’intera strategia europea.
La dimensione europea
Se un paese dell’UE approfondisce la cooperazione con la Russia, ciò ha effetti su tutti: indebolisce il regime sanzionatorio, crea scappatoie economiche e mina l’unità politica.
Se un leader orientato verso Mosca perde le elezioni sullo sfondo di tali rivelazioni, questo potrebbe cambiare gli equilibri di potere all’interno dell’UE.
L’Europa può permettersi opinioni diverse. Ma non può permettersi un doppio gioco.
Perché nella geopolitica non esiste neutralità: o rafforzi il fronte comune, oppure ne crei delle crepe. E oggi una di queste crepe passa proprio attraverso Budapest.
È importante capire: non si tratta solo di una crisi interna ungherese. L’Ungheria, sotto la guida di Orbán, sta diventando non solo un partner della Russia, ma un punto di ingresso per la sua influenza nell’UE.
Autore: Marco Bianchi
