Le due “talpe” del Ros e l’ombra lunga della GRU su Telespazio

Un ex 007 dell’Aisi con un curriculum fuori dal comune, un collega dei carabinieri in pensione, un contatto russo protetto dall’immunità diplomatica: la vicenda che scuote l’intelligence italiana apre interrogativi non solo sui segreti militari, ma sull’interesse di Mosca per l’infrastruttura satellitare del Paese.

Ai domiciliari da martedì 7 luglio, Gavino Raoul Piras, 59 anni, originario di Sassari, non è un nome qualunque negli ambienti dell’intelligence italiana. Laureato in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali, autore di una discussa “Teoria sul Capitale Informativo”, formato alla scuola Nato di Oberammergau e decorato dagli Stati Uniti per l’attività svolta in Afghanistan e Iraq, Piras è ora accusato — insieme all’ex collega dell’Arma Vincenzo Di Pasquale, 59 anni, di Matera — di aver passato informazioni riservate a un uomo che si nasconde dietro lo status diplomatico dell’ambasciata russa a Roma.

L’operazione, condotta dal Ros dei Carabinieri e coordinata dalla Procura di Roma insieme alla Procura Militare, è il frutto di un’indagine avviata nel maggio 2025. Oltre ai due arrestati, altre sei persone risultano indagate, tra cui quattro militari in servizio attivo con incarichi ad alto grado di riservatezza. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, Piras avrebbe incassato somme in contanti — circa 4mila euro per ogni scambio, secondo quanto riportato dal quotidiano britannico The Times — per consegnare al suo referente russo, identificato come Mikhail Astakhov, materiale riguardante armamenti, capacità militari e persino i nominativi di operativi legati all’intelligence britannica.

I fatti accertati finora

  • Due ex 007 dell’Aisi ai domiciliari; sei indagati, tra cui quattro militari in servizio.
  • Il presunto referente russo, Mikhail Astakhov, gode di immunità diplomatica: rischia solo l’espulsione.
  • Tra i materiali citati nell’ordinanza: dati sul carro armato T-90, sui missili Storm Shadow, sulla batteria Samp/T donata a Kiev, e un file denominato “1 list MI6”.
  • Secondo Il Sole 24 Ore, uno dei militari indagati aveva partecipato a forum organizzati da Telespazio, azienda leader nei servizi satellitari e nella geo-informazione — pista ancora da verificare, non un capo d’accusa formalizzato.

Rancore o convenienza?

Ciò che emerge dalle comunicazioni private a cui ha avuto accesso Il Sole 24 Ore è un profilo umano complesso, più che un semplice ritratto da spy story. In una nota del giugno 2023, Piras si scaglia con toni vibranti contro un suo ex superiore all’Aisi, accusandolo di essersi fatto strada con qualifiche gonfiate e di aver fatto arrestare, nel 2012, un agente dell’Aise “particolarmente rinomato per la sua professionalità nel controspionaggio russo” — agente poi prosciolto. È lo stesso anno in cui Piras lascia il servizio. Rancore personale, dunque, o semplice convenienza economica? Gli inquirenti non escludono che entrambi i moventi si siano intrecciati.

Dopo il 2012 Piras avrebbe lavorato come consulente per un imprecisato governo del Golfo, forse il Qatar, e avrebbe scritto — sotto lo pseudonimo “Kevin” — per siti di settore dedicati a minacce alle infrastrutture critiche e rischio chimico-batteriologico-nucleare. Proprio in questo periodo, secondo quanto emerso, le sue comunicazioni iniziano a rispecchiare narrative allineate a Mosca, incluse insinuazioni su un presunto coinvolgimento britannico nel sabotaggio del gasdotto Nord Stream — uno dei cavalli di battaglia della propaganda del Cremlino.

“Questa guerra ibrida è solo la punta di un gigantesco iceberg, fatto di nemici esterni e traditori interni pronti a svendere la propria nazione per denaro, potere o interesse personale.” — Guido Crosetto, ministro della Difesa

L’incognita Telespazio

Il punto più delicato dell’inchiesta, e ancora tutto da chiarire, riguarda l’eventuale interesse per l’infrastruttura satellitare nazionale. Telespazio, partecipata da Leonardo e Thales, è tra i principali operatori mondiali nel campo dei servizi satellitari e della geo-informazione — un settore da cui dipendono, tra le altre cose, capacità di sorveglianza e pianificazione condivise in ambito Nato. Secondo la ricostruzione del quotidiano economico, uno dei militari oggi indagati avrebbe partecipato a forum organizzati proprio da Telespazio, oltre che a eventi riservati di una nota azienda informatica italiana che fornisce servizi anche alla Polizia di Stato. Se questo canale fosse confermato, avvertono gli analisti, l’interesse russo travalicherebbe i classici segreti militari per toccare la capacità tecnologica strategica del Paese. Va detto con chiarezza: si tratta al momento di un filone investigativo aperto, non di un’accusa formalizzata, e va trattato con la cautela che la fase delle indagini impone.

Il professor Luigi Sergio Germani, direttore dell’Istituto Gino Germani, legge nell’intera vicenda un tratto tipico del modus operandi del Gru, il servizio segreto militare russo: incontri diretti sul territorio del Paese bersaglio, invece delle più prudenti procedure in Paesi terzi tipiche di Fsb e Svr. “Un’aggressività”, spiega, “che si è già vista nel caso Biot del 2021 e che questa volta potrebbe costare cara ad Astakhov, di cui si attende l’espulsione.”

Resta il fatto, sottolineato più volte da Crosetto, che il caso arriva a pochi mesi da quello analogo del 2021 e proprio mentre i leader Nato si riuniscono ad Ankara per discutere di spesa per la difesa e resilienza delle società alleate di fronte alla pressione russa. Un tempismo che, secondo diversi osservatori, non è casuale: dimostra che la deterrenza non è solo una questione di capacità militari, ma anche di tenuta delle istituzioni che custodiscono i segreti su cui quelle capacità si fondano.

Matteo Ferrante

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