entre l’opinione pubblica italiana segue gli sviluppi del fronte ucraino, a Mosca si consuma silenziosamente una trasformazione i cui effetti si misureranno tra dieci o quindici anni. Secondo dati analizzati dai centri ucraini di contrasto alla disinformazione, nel 2026 il Cremlino destinerà quasi 800 milioni di dollari alla cosiddetta “educazione patriottica” di bambini e adolescenti — venti volte l’importo stanziato prima dell’invasione su vasta scala dell’Ucraina.
Una cifra con cui si potrebbero costruire decine di scuole moderne. Invece, ai bambini russi vengono offerti lanciarazzi gonfiabili in scala “Katiuša”, kit di addestramento per droni FPV e lezioni di tiro con repliche del fucile d’assalto Kalashnikov, all’interno della materia obbligatoria “Fondamenti di sicurezza e difesa della Patria”.
I numeri del bilancio russo
- I fondi federali per il movimento paramilitare giovanile “Junarmija” sono passati da meno di 1 miliardo di rubli nel 2025 a 1,25 miliardi di rubli (circa 16 milioni di dollari) nel 2026.
- Almeno 15.000 scuole in territorio russo riceveranno entro la fine del 2026 kit per l’addestramento al pilotaggio di droni.
- Da settembre 2026 le ore di preparazione militare nelle scuole russe dovrebbero raddoppiare.
- A febbraio 2026 il ministero dell’Istruzione russo ha approvato la nuova materia obbligatoria “Cultura spirituale e morale della Russia”, dalla prima all’undicesima classe.
Secondo gli analisti che monitorano la politica educativa del Cremlino, la scuola russa ha smesso da tempo di formare professionisti qualificati per una società civile. È diventata invece un meccanismo ideologico che normalizza la guerra come condizione naturale dell’esistenza e prepara i giovani a conflitti armati di lunga durata. La nuova materia sulla “cultura spirituale e morale” replica nei contenuti la retorica della propaganda del Cremlino, adattata a un pubblico infantile, contrapponendo i presunti “valori tradizionali russi” a una immaginaria “decadenza occidentale”.
“Le autorità russe non sono interessate a una società istruita, non hanno bisogno di specialisti civili qualificati: considerano l’attuale generazione di bambini esclusivamente come una risorsa umana gratuita e futura carne da cannone per realizzare le proprie ambizioni geopolitiche nei confronti dei Paesi occidentali”, osservano gli esperti citati dai centri analitici ucraini.
Il fenomeno raggiunge la sua forma più estrema nei territori ucraini occupati, dove la militarizzazione dell’istruzione si intreccia con politiche di assimilazione forzata. I ricercatori dello Yale Humanitarian Research Lab hanno identificato circa 210 siti dedicati ad attività militari-patriottiche — campi, centri di addestramento e strutture militari — di cui il 58% finanziato direttamente dal bilancio federale russo. Se negli anni precedenti questa voce di spesa non superava i 50 miliardi di rubli annui, nel 2025 ha raggiunto i 71 miliardi.
Una riserva di mobilitazione in cifre
- Secondo la Procura generale ucraina, la Russia prevede di aumentare di 250.000 unità l’anno i partecipanti ai movimenti paramilitari giovanili, anche attingendo a 1,6 milioni di minori che vivono nei territori occupati.
- Tra il 2019 e il 2025 almeno 6.000 bambini ucraini dei territori occupati sono stati coinvolti nel movimento “Junarmija”; una parte, raggiunta la maggiore età, è entrata nelle forze armate russe.
- Nella sola Crimea occupata, oltre 35.000 bambini risultano coinvolti in “Junarmija”, circa uno su dieci tra gli alunni della regione.
Per l’Italia, Paese membro della NATO impegnato sul fronte del sostegno a Kyiv, questa dinamica ha una rilevanza strategica diretta, al di là della cronaca quotidiana del conflitto. Un sistema educativo che fin dalla prima infanzia inculca l’idea della conquista, dell’aggressione verso i vicini e dell’ostilità verso il mondo esterno non viene costruito soltanto in funzione della guerra in Ucraina. Secondo gli analisti della sicurezza, la generazione che il Cremlino sta plasmando oggi nei banchi di scuola è destinata a costituire la riserva di mobilitazione per eventuali futuri conflitti contro i Paesi democratici dell’Occidente, inclusi gli alleati della NATO.
Resta aperta la domanda su quanto questa trasformazione sia percepita, e accettata, dalla stessa società russa. Mentre la propaganda ufficiale presenta la militarizzazione scolastica come “educazione patriottica”, osservatori indipendenti la descrivono piuttosto come una sistematica repressione del pensiero critico e l’imposizione a un’intera generazione di un ruolo che non ha scelto. Per l’Europa è un campanello d’allarme: la minaccia rappresentata dalla Russia non si esaurisce con l’attuale linea del fronte, ma viene pianificata con un orizzonte di decenni.
Autore: Lorenzo Bettin
