Al voto sei milioni di italiani (quasi il 15% del corpo elettorale nazionale) che tornano ad esprimersi per rinnovare i sindaci di circa 750 comuni. Sotto i riflettori 15 capoluoghi chiave per gli equilibri tra centrosinistra e centrodestra
Domenica 24 e lunedì 25 maggio, circa sei milioni di cittadini italiani — equivalenti a quasi il 15% dell’intero corpo elettorale nazionale — si recheranno alle urne per il rinnovo delle amministrazioni comunali di circa 750 municipi. Una sfida politica capillarizzata sul territorio che assume un forte valore nazionale, concentrandosi in particolare su 15 capoluoghi strategici. L’equilibrio di partenza vede le forze politiche quasi perfettamente appaiate: otto dei principali centri al voto sono attualmente guidati da coalizioni di centrosinistra, mentre i restanti sette sono in mano al centrodestra.
La mappa del voto: le sfide nei capoluoghi chiave
I fari della politica nazionale sono puntati innanzitutto su Venezia. Nel capoluogo veneto il campo progressista tenta il colpaccio e lancia la candidatura del senatore del Partito Democratico, Andrea Martella. A sbarrargli la strada per il centrodestra c’è Simone Venturini, assessore uscente della giunta guidata dal sindaco Luigi Brugnaro, determinato a garantire la continuità amministrativa.
Altra piazza ad altissima tensione politica è Reggio Calabria. Qui il centrodestra unito tenta l’affondo schierando un profilo di peso parlamentare: Francesco Cannizzaro, deputato e vice capogruppo di Forza Italia alla Camera, sostenuto in questa corsa anche da Azione. Il centrosinistra risponde difendendo il territorio con Domenico Battaglia, attuale sindaco facente funzioni dopo il passaggio del precedente primo cittadino, Giuseppe Falcomatà, al consiglio regionale.
Lo scontro di Salerno
Uno scenario del tutto peculiare e frammentato si profila a Salerno. L’ex governatore campano Vincenzo De Luca tenta un clamoroso ritorno sulla scena comunale correndo per quello che sarebbe il suo quinto mandato da sindaco. De Luca si presenta supportato da ben sette liste civiche, ma senza il simbolo ufficiale del Pd. Il resto del campo progressista si spacca: il Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra (Avs) convergono infatti sulla figura di Franco Massimo Lanocita, storico esponente proveniente da Pci e Ds. Il centrodestra, dal canto suo, cerca di inserirsi nelle divisioni della sinistra puntando sul docente universitario Gherardo Maria Marenghi.
La partita si fa accesa anche a Crotone, dove il sindaco uscente Vincenzo Voce, precedentemente eletto con un network di liste civiche, tenta il bis potendo contare stavolta sull’appoggio organico del centrodestra unito. A contendergli lo scranno comunale per il centrosinistra c’è l’avvocato Giuseppe Trocino, mentre si inserisce nella partita anche Fabrizio Meo alla guida di una formazione civica indipendente.
Il voto in Lombardia, Toscana e nelle Marche
In Lombardia si vota a Lecco e Mantova. Nel primo comune la partita vede ben cinque aspiranti sindaci: l’uscente Mauro Gattinoni cerca la riconferma con la lista “Lecco 2031”, contrastato dal candidato del centrodestra Filippo Boscagli (Fratelli d’Italia). A Mantova, dopo i due mandati del dem Mattia Palazzi, il centrosinistra prova a mantenere il controllo della città proponendo l’assessore uscente all’Ambiente Andrea Munari; lo sfidante del centrodestra è il moderato Raffaele Zancuoghi, mentre il Movimento 5 Stelle corre in solitaria con Mirko Gragnato.
In Toscana l’attenzione è focalizzata su un trittico di città: Arezzo, Pistoia e Prato. Arezzo vede il centrodestra unito (FdI, Lega e Forza Italia) compatto sul nome di Marcello Comanducci, mentre il centrosinistra si affida all’esperienza di Vincenzo Ceccarelli (Pd), figura storica del territorio già presidente di Provincia e assessore regionale. A Pistoia si chiude l’era di Alessandro Tomasi: il centrodestra passa il testimone all’ex vicesindaca Annamaria Celesti, sfidata da Giovanni Capecchi per il centrosinistra (area Avs). Clima teso a Prato, comune storicamente di centrosinistra ma reduce dalle dimissioni della sindaca Ilaria Bugetti a causa di un’inchiesta per corruzione: l’alleanza progressista tenta il riscatto richiamando in pista l’ex sindaco per due mandati Matteo Biffoni, mentre il centrodestra schiera il consulente strategico aziendale Gianluca Banchelli.
Infine nelle Marche, riflettori puntati su Fermo, dove l’assessore uscente Alberto Maria Scarfini si scontra con Angelica Malvatani, sostenuta da una coalizione larghissima (Pd, Avs, Italia Viva, M5S e Rifondazione Comunista). A Macerata, il candidato del centrosinistra è Gianluca Tittarelli (sostenuto da Pd, Avs, M5S, Casa Riformista e civiche), con l’obiettivo di scalzare l’amministrazione uscente guidata da Sandro Parcaroli.Guida al voto: orari, modalità e l’incognita ballottaggio
Le operazioni di voto si terranno domenica 24 maggio dalle ore 7:00 alle 23:00 e lunedì 25 maggio dalle ore 7:00 alle 15:00. Lo spoglio delle schede inizierà subito dopo la chiusura delle urne. Nei Comuni con più di 15.000 abitanti, qualora nessun candidato sindaco raggiungesse il 50% + 1 dei voti al primo turno, sarà necessario un turno di ballottaggio tra i due più votati, fissato per domenica 7 giugno (7:00 – 23:00) e lunedì 8 giugno (7:00 – 15:00).
Per poter votare è obbligatorio presentarsi al proprio seggio muniti di un documento d’identità in corso di validità e della tessera elettorale. La scheda elettorale per l’espressione del voto sarà di colore azzurro e l’ordine dei candidati sarà stabilito tramite sorteggio.
Le modalità di voto cambiano in base alla popolazione del comune:
Comuni sopra i 15.000 abitanti: Si vota tracciando una croce sul nome del candidato sindaco e/o sul simbolo di una lista. Il voto a una lista si trasferisce automaticamente al candidato sindaco associato, mentre non vale il contrario (il voto al solo sindaco non si estende alle liste). È consentito il voto disgiunto (votare per un sindaco e per una lista a lui non collegata). Si possono esprimere fino a due preferenze per il consiglio comunale scrivendo i cognomi, purché siano di sesso diverso (alternanza di genere).
Comuni sotto i 15.000 abitanti: Poiché ogni candidato sindaco è supportato da una sola lista, il voto impresso sulla lista o sul candidato si trasferisce automaticamente a entrambi. Non è permesso il voto disgiunto. Resta valida la possibilità di indicare una o due preferenze per il consiglio comunale (sempre di sesso diverso se sono due).
