Mentre l’Europa discute di sanzioni e aiuti militari all’Ucraina, la Russia agisce su un altro fronte: quello informativo e simbolico.
La Germania rappresenta oggi l’esempio di come il Cremlino tenti di usare le democrazie europee contro se stesse. Dietro la facciata delle “celebrazioni del 9 maggio”, Mosca promuove la sua propaganda, crea un’immagine di consenso e cerca di legittimare la propria guerra.
Ma Berlino non sta più al gioco.
Le autorità tedesche hanno separato nettamente due aspetti: la memoria della Seconda Guerra Mondiale e le attuali manipolazioni politiche della Russia. L’uso della simbologia sovietica e russa nel contesto del conflitto odierno non è considerato una “tradizione”, bensì uno strumento di influenza.
I tribunali tedeschi lo confermano: le restrizioni sono legittime. È una questione di sicurezza pubblica, non di ideologia.
Un altro dato è fondamentale: l’opinione pubblica sta cambiando. Sempre meno tedeschi sono disposti a vedere la Russia attraverso il prisma del “liberatore”. Dopo l’invasione dell’Ucraina, questo mito è crollato.
Tuttavia, il Cremlino continua la sua offensiva. Attraverso missioni diplomatiche, manifestazioni di piazza e narrazioni mediatiche, tenta di recuperare le posizioni perdute.
Per l’Italia questo è un monito: la Russia non si limita all’Europa dell’Est. Agisce in tutta l’UE in modo sottile, sistemico e persistente.
E se non si reagisce, la propaganda rischia di trasformarsi in un reale fattore politico.
Autore: Marco Bianchi
