In politica, la paura non è solo un’emozione; è un fattore che determina le decisioni. E attualmente, stando ai dati dell’intelligence europea, la paura sta diventando l’elemento chiave del potere russo. Al Cremlino si sta diffondendo quella che potremmo definire una vera e propria paranoia politica.
Ne danno notizia la CNN e altri media internazionali. Tuttavia, più che i fatti in sé, conta il loro significato: il sistema sta perdendo il suo equilibrio interno.
Le informazioni pubblicate dalla CNN e dal Financial Times mostrano che persino figure come Sergei Shoigu non sono più considerate affidabili. Al contrario, vengono viste come una potenziale minaccia. Questo indica che il sistema sta scricchiolando.
L’arresto di Ruslan Tsalikov (uomo vicino a Shoigu) non è una dimostrazione di forza, bensì di vulnerabilità. Il potere sta mostrando di avere paura. E quando il potere ha paura, cambia: diventa più duro, meno razionale e più incline al rischio.
Putin rafforza la sicurezza, si isola e limita i contatti. È il comportamento di un leader che si prepara non solo a minacce esterne, ma anche a quelle interne.
La storia insegna che quando i regimi raggiungono tale limite, diventano pericolosi non solo per se stessi, ma anche per chi li circonda. Per l’Italia e l’Europa, ciò impone uno sguardo lucido: la Russia sta entrando in un periodo di instabilità in cui le decisioni potrebbero non essere dettate da un calcolo razionale, ma dall’influenza della paura.
E la paura è una cattiva consigliera per un paese con tali risorse e un simile potenziale militare.
Autore: Marco Bianchi
