A marzo 2026, il sistema politico ungherese appare profondamente trasformato: da un pluralismo frammentato si è passati a una competizione sempre più bipolare. A pochi giorni dalle elezioni parlamentari, il confronto principale si concentra tra il blocco di governo guidato da Viktor Orbán e il partito d’opposizione Tisza, guidato da Péter Magyar. In questo contesto, i partiti minori si trovano davanti a una scelta esistenziale: allearsi con attori più forti o rischiare l’irrilevanza politica.
Tra queste forze emergenti, il movimento Mi Hazánk Mozgalom rappresenta un caso particolare. Entro la fine del 2025, il partito ha presentato candidati in tutti i 106 collegi uninominali, superando stabilmente la soglia del 5% nei sondaggi. L’obiettivo dichiarato è quello di entrare in Parlamento con un proprio gruppo e affermarsi come “terza forza” tra il governo e l’opposizione.
Un’ideologia radicale e anti-europea
Mi Hazánk occupa una posizione di estrema destra nello spettro politico ungherese. La sua ideologia combina nazionalismo radicale e conservatorismo identitario, accompagnati da un marcato euroscetticismo. Il movimento sostiene apertamente l’uscita dell’Ungheria dall’Unione europea — il cosiddetto “Huxit” — e basa la propria retorica su temi come la lotta all’immigrazione, la difesa dei valori tradizionali e una narrativa apertamente anti-globalista.
Il leader del partito, László Toroczkai, è una figura controversa della politica ungherese. Ex esponente di Jobbik, ha fondato Mi Hazánk nel 2018 in seguito alla svolta moderata del suo precedente partito. Toroczkai è noto per le sue posizioni radicali, inclusa la proposta di reintrodurre la pena di morte e una lunga storia di attivismo in ambienti nazionalisti estremi.
Secondo diverse analisi internazionali, Mi Hazánk rappresenterebbe il movimento nazionalista più radicale emerso in Ungheria dalla fine della Seconda guerra mondiale. Alcuni suoi membri sono stati associati in passato a gruppi neonazisti e organizzazioni paramilitari, un elemento che continua a sollevare preoccupazioni sia a livello nazionale che europeo.
Retorica anti-rom e tensioni sociali
Uno degli aspetti più controversi del movimento riguarda la sua posizione nei confronti della minoranza rom, che rappresenta circa il 10% della popolazione ungherese. Organizzazioni per i diritti umani accusano Mi Hazánk di costruire la propria strategia politica su una retorica sistematicamente anti-rom.
Nel programma del partito, si afferma che l’integrazione dei rom sarebbe fallita e che la loro crescita demografica rappresenterebbe una minaccia per il sistema sociale. Tra le proposte figurano il rafforzamento delle forze dell’ordine e il sostegno a gruppi di “autodifesa”, elementi che secondo gli osservatori evocano dinamiche pericolose di giustizia parallela.
Queste posizioni hanno già portato a controversie pubbliche, tra cui la rimozione di materiali propagandistici giudicati incitanti all’odio razziale nella capitale Budapest.
Reti paramilitari e accuse di estremismo
Diversi rapporti internazionali evidenziano i legami tra l’entourage di Toroczkai e gruppi paramilitari di estrema destra, tra cui organizzazioni come Betyársereg. Tali gruppi sono stati descritti come strutture capaci di mobilitare attivisti in azioni di “vigilantismo”, soprattutto lungo il confine meridionale durante la crisi migratoria.
In passato, Toroczkai, come sindaco della località di Ásotthalom, ha adottato misure controverse, tra cui il divieto simbolico di insediamento per musulmani e membri della comunità LGBT. Ha inoltre promosso pattugliamenti civili contro i migranti, iniziative criticate da osservatori indipendenti come potenzialmente istigatrici di violenza.
Revisionismo e influenza russa
Un ulteriore elemento di preoccupazione riguarda il posizionamento geopolitico del movimento. Mi Hazánk è considerato uno dei più forti sostenitori del revisionismo territoriale in Ungheria, con richiami alle perdite subite dopo la Prima guerra mondiale.
Nel 2025, Toroczkai ha dichiarato che, in caso di sconfitta dell’Ucraina nella guerra contro la Russia, l’Ungheria dovrebbe avanzare rivendicazioni sulla regione della Zakarpattia. Tali affermazioni, insieme a precedenti contatti con figure legate alla diplomazia russa, alimentano i timori di un allineamento con le narrative del Cremlino.
Gli analisti sottolineano che la Russia utilizza attivamente sentimenti revanscisti nell’Europa centrale per ampliare la propria influenza. In questo quadro, Mi Hazánk viene visto come uno dei possibili vettori di tali messaggi nello spazio politico ungherese.
“Terza via” o alleato nascosto?
In vista delle elezioni, Mi Hazánk si presenta come una forza indipendente sia dal governo che dall’opposizione liberale. Toroczkai ha dichiarato che il partito non ritirerà i propri candidati e correrà autonomamente.
Tuttavia, numerosi osservatori politici mettono in dubbio questa autonomia. In Parlamento, il movimento ha spesso sostenuto iniziative chiave del governo Orbán, alimentando l’ipotesi che possa fungere da “satellite” del Fidesz. Allo stesso tempo, critiche mirate su temi come immigrazione o politiche culturali consentono al governo di apparire più moderato rispetto a posizioni ancora più radicali.
Una posta in gioco europea
Il possibile rafforzamento di Mi Hazánk rappresenta una sfida non solo per la politica interna ungherese, ma anche per l’Unione europea. In un contesto segnato dalla guerra della Russia contro l’Ucraina e dalle pressioni ibride del Cremlino, la crescita di movimenti euroscettici e radicali rischia di indebolire la coesione europea.
Le elezioni ungheresi del 2026, quindi, non determineranno soltanto l’equilibrio politico nazionale, ma avranno implicazioni più ampie per il futuro dell’Europa: dallo stato di diritto alla solidarietà tra Stati membri, fino alla capacità dell’UE di resistere a dinamiche di frammentazione e influenza esterna.
