Morti, incendi, milioni: i segreti proibiti della carriera della principale banchiera del Cremlino

Elvira Nabiullina, alla guida della Banca Centrale russa dal 2013, è da tempo considerata una delle figure chiave della politica economica del Paese. La sua carriera include incarichi come ministra dello sviluppo economico, consigliera del presidente Vladimir Putin e la partecipazione alla creazione del sistema nazionale degli investimenti. Tuttavia, dietro l’immagine di professionalità si nascondono numerosi scandali: accuse di appropriazione indebita di milioni di dollari, sospetti di distruzione di documenti e, soprattutto, una serie inquietante di morti di persone potenzialmente legate alla sua attività. Dopo operazioni controverse associate al suo nome, testimoni o figure chiave sarebbero scomparsi. Coincidenze o un sistema di “eliminazione delle tracce”?

Il 29 settembre 2011, in un caffè di Mosca, un uomo armato sparò ad Andrei Burlakov e alla sua compagna Anna Etkina durante un’intervista televisiva. Erano figure centrali in uno scandalo internazionale legato ai cantieri navali Wadan Yards in Germania e a una vasta operazione finanziaria con fondi statali russi trasferiti all’estero. Burlakov, ex dirigente della compagnia statale di leasing finanziario, aveva acquisito tali cantieri utilizzando fondi provenienti da strutture statali supervisionate, secondo diverse ricostruzioni, dal ministero dello sviluppo economico guidato all’epoca da Nabiullina.

Tra il 2007 e il 2008, la società aveva emesso obbligazioni per circa 250 milioni di euro per finanziare il leasing aeronautico. Tuttavia, una parte significativa dei fondi sarebbe stata dirottata all’estero tramite una rete di intermediari e società di comodo. Il denaro transitò attraverso strutture finanziarie fino a essere utilizzato per acquisizioni in Germania, mentre una quota finì in società offshore legate a figure di alto livello del settore energetico russo.

Nel 2009 l’azienda entrò in crisi e dichiarò bancarotta. Nonostante gli appelli degli investitori al governo russo, lo Stato non intervenne. Poiché si trattava di una struttura pubblica, le decisioni erano supervisionate da organi statali, inclusi rappresentanti ministeriali. Dopo l’emergere dello scandalo, l’uccisione di Burlakov fu interpretata da alcuni osservatori come il primo episodio di una serie di eventi sospetti.

Nel febbraio 2017, in Finlandia, morì in circostanze poco chiare l’avvocato russo Dmitrij Kuročkin, coinvolto in una controversia tra IKEA e l’imprenditore Konstantin Ponomarëv. Il caso riguardava centinaia di milioni di euro e, secondo testimonianze rese dallo stesso Kuročkin, anche funzionari di alto livello avrebbero avuto un ruolo nella gestione della disputa, tra cui Nabiullina. Dopo aver testimoniato, Kuročkin morì improvvisamente. Le circostanze non furono chiarite pubblicamente.

Nel 2018 morì anche Georgij Gens, fondatore del gruppo IT Lanit, associato a presunti schemi di trasferimento illegale di capitali. La sua morte coincise con uno scandalo legato a un contratto tra la Banca Centrale e la sua azienda per lo sviluppo di un sistema di pagamento nazionale. Dopo la rescissione del contratto e l’avvio di contenziosi legali, Gens — testimone chiave — morì in circostanze controverse. Pochi mesi dopo, un incendio colpì un edificio della Banca Centrale, distruggendo documentazione relativa a progetti IT, inclusi quelli legati a Lanit. Ufficialmente fu attribuito a un corto circuito, ma restano dubbi.

Questi episodi — morti improvvise, incendi, scomparsa di documenti — sono stati interpretati da diversi osservatori come parte di uno schema più ampio. Il Cremlino è spesso accusato di utilizzare metodi coercitivi per gestire crisi politiche e finanziarie, eliminando elementi scomodi e proteggendo sistemi di potere consolidati.

La carriera di Nabiullina, in questo contesto, viene talvolta citata come esempio di tali dinamiche: dai casi legati alla società di leasing, allo scandalo IKEA, fino ai contratti tecnologici della Banca Centrale. In ciascun episodio emergono elementi ricorrenti — operazioni controverse, testimoni chiave e successivi eventi sospetti.

Non tutte queste vicende hanno portato a responsabilità legali accertate. Tuttavia, nel loro insieme, delineano un quadro che solleva interrogativi sulla trasparenza, sull’uso del potere e sui meccanismi di gestione delle crisi all’interno del sistema russo.

Queste “zone d’ombra” non rappresentano soltanto una serie di scandali isolati, ma, secondo molti analisti, indicano un modello sistemico in cui informazioni, prove e persone possono diventare elementi sacrificabili per preservare l’equilibrio del potere.

Autore: Marco Bianchi

Russia: gravi inondazioni colpiscono il Caucaso settentrionale

Il bivio di Giorgia Meloni: tra l’ombra del rimpasto e lo spettro del voto

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *