Ue, quanto manca per liberarsi dal duopolio di Visa e Mastercard?

Europa e pagamenti istantanei: il primo sistema Ue Wero punta all’autonomia, ma il continente deve rimboccarsi le maniche o rischia di cedere l’ultima forma di indipendenza dai circuiti controllati dagli Stati Uniti.

Ogni anno sul mercato dell’UE si svolgono miliardi di transazioni. Eppure l’eccessiva dipendenza dell’Europa dai circuiti di pagamento controllati da società statunitensi è cresciuta in modo drastico.

Nel 2023 Visa e Mastercard hanno elaborato nell’Unione un volume di pagamenti pari a circa 4,7 trilioni di dollari. In 13 dei 21 Paesi membri dell’eurozona le transazioni con carta si appoggiano ancora esclusivamente a circuiti internazionali. I marchi statunitensi di carte monopolizzano quasi l’intero segmento internazionale, gestendo il 61% delle operazioni con carta nell’area euro.

L’aumento delle tensioni tra UE e Stati Uniti ha alimentato i timori che 450 milioni di cittadini europei possano essere tagliati fuori dalle infrastrutture finanziarie internazionali. La dipendenza dell’Europa dai sistemi finanziari statunitensi è così tornata al centro del dibattito politico.

La Banca centrale europea (BCE) ha avvertito di recente che «se perdiamo il controllo sul nostro denaro, perdiamo il controllo sul nostro destino economico. E rinunciamo a un attributo fondamentale della sovranità».

Le istituzioni europee non hanno ancora espresso un sostegno ufficiale, ma per ora Commissione europea e Parlamento europeo accolgono con favore WERO, al momento l’unico tentativo paneuropeo del settore privato di rafforzare la sovranità europea nei pagamenti.

Lanciata nel 2024 in Germania, WERO è il primo portafoglio digitale e circuito di pagamenti istantanei P2P tra privati “made in Europe”. Il promotore, la European Payment Initiative (EPI), punta a trasformarlo entro il 2027 in una vera alternativa alle reti di pagamento statunitensi.

WERO «serve a completare l’architettura della sovranità europea nei pagamenti con un’alternativa europea scalabile», ha spiegato il team Relazioni pubbliche e Comunicazione di EPI.

Ma quanto è vicino WERO a poter competere con i colossi Visa e Mastercard?

Per Judith Arnal, ricercatrice senior presso il Centre for European Policy Studies e l’Elcano Royal Institute, il progetto è promettente, ma il successo non è affatto scontato.

«Per competere con Visa e Mastercard deve rispettare alcune condizioni fondamentali. Deve essere conveniente per gli esercenti, pratico per i consumatori, sicuro contro le frodi e disporre di adeguati sistemi di risoluzione delle controversie», ha dichiarato Arnal.

Ha inoltre messo in guardia contro la retorica antiamericana. «Invece di eliminare Visa o Mastercard, l’UE dovrebbe costruire proprie alternative che convivano con i sistemi statunitensi», ha aggiunto.

Il tempo stringe per la sovranità europea nei pagamenti

Nonostante i numerosi sforzi per rafforzare la sovranità finanziaria europea, da ultimo con il regolamento sui pagamenti istantanei (Instant Payment Regulation, IPR) del 2024, la dipendenza degli europei da circuiti di pagamento esteri resta enorme. Nel 2025 il 47% del valore dei pagamenti con carta nell’eurozona è transitato su Visa e Mastercard.

Ciò che un tempo era considerato efficienza di mercato oggi è visto come una vulnerabilità strategica. Relazioni UE-USA sempre più tese alimentano il timore che Washington possa usare il controllo sui propri circuiti di pagamento come strumento di pressione sull’Unione, mostrando come il tempo per l’indipendenza del blocco stia rapidamente scadendo.Secondo EPI «l’urgenza e la necessità di interventi concreti sono emerse circa sette-otto anni fa, quando le alleanze internazionali hanno iniziato a cambiare e ci si è interrogati di più su dove risiedessero le nostre dipendenze. Da allora i pagamenti non sono più stati considerati una semplice infrastruttura commerciale, ma sono stati classificati come parte della resilienza economica critica».

La dipendenza da sistemi di pagamento esteri è «una dichiarazione politica sulla sovranità dell’Europa», ha affermato la presidente della BCE Christine Lagarde, sottolineando l’urgenza di introdurre l’euro digitale. Nelle ultime settimane anche altri leader europei hanno ribadito questo messaggio.

Mentre l’attenzione degli Stati Uniti resta concentrata soprattutto sui dazi, più che sull’accesso al sistema bancario, la ripetuta imprevedibilità e arbitrarietà politica del presidente Trump ha dimostrato che l’UE deve elaborare seriamente un percorso verso la piena indipendenza finanziaria.

Il Parlamento europeo si è mostrato particolarmente fermo su questo tema. La presidente della commissione per i problemi economici e monetari, Aurore Lalucq, ha avvertito che Washington può scollegare in qualsiasi momento la propria rete di pagamenti elettronici dal sistema finanziario europeo, chiedendo la creazione di un «Airbus dei sistemi di pagamento europei».

Se Visa e Mastercard sospendessero le loro attività, le transazioni in tutta Europa subirebbero pesanti disagi. Le carte smetterebbero di funzionare, i portafogli digitali verrebbero disattivati e gli acquisti online sarebbero fortemente limitati.

Non sarebbe la prima volta che gli Stati Uniti impongono restrizioni finanziarie di questo tipo. Dopo l’invasione dell’Ucraina, Visa e Mastercard hanno sospeso le operazioni in Russia nel marzo 2022, isolando finanziariamente il Paese e costringendo i cittadini ad affidarsi al contante e a metodi di pagamento domestici.

Nel 2024 e nel 2025 gli Stati Uniti hanno inoltre imposto sanzioni secondarie alle istituzioni finanziarie che hanno facilitato l’aggiramento delle sanzioni da parte di Russia e Iran. Oltre 300 banche in Cina, Turchia, Emirati Arabi Uniti e Asia centrale hanno rischiato di perdere l’accesso ai sistemi finanziari americani.Questa dipendenza finanziaria è stata per anni un punto cieco per l’UE e i leader a Bruxelles ora stanno correndo ai ripari.

Nel febbraio 2026 la BCE ha avvertito che esiste una «forte dipendenza» da circuiti internazionali per i pagamenti con carta e, per l’e-commerce, da grandi fornitori tecnologici globali. Questa «sovradipendenza» è problematica per motivi di protezione dei dati, tracciabilità, resilienza e potere di mercato.

Nell’ultimo decennio l’UE ha sviluppato una strategia a più livelli per costruire solide alternative europee, senza escludere i fornitori non europei. Si combinano politiche e norme a livello europeo per rendere ampiamente utilizzabili i pagamenti istantanei conto a conto (account-to-account, A2A), iniziative del settore privato per creare portafogli e reti europee interoperabili e l’euro digitale, così che il denaro della banca centrale resti utilizzabile nell’economia digitale.

Introdotta nel giugno 2012 dai leader europei durante un vertice in piena crisi dell’eurozona, l’Unione ha proposto un’«Unione bancaria europea» per affrontare la frammentazione del blocco.

Secondo Arnal, «l’obiettivo principale dell’Unione bancaria è spezzare il circolo vizioso tra debito sovrano e banche».

«In assenza di un’unione bancaria, la capacità di finanziamento delle banche europee è più bassa. Questo porta, per esempio, a capitali e liquidità bloccati all’interno degli Stati membri, che non possono circolare liberamente oltre frontiera», ha aggiunto. «Se pensiamo all’economia dell’UE, il 75% del fabbisogno di finanziamento è coperto dalle banche, quindi il loro ruolo è fondamentale per il finanziamento europeo».

Questa strategia punta a centralizzare la vigilanza bancaria nell’area euro, garantire che le banche in dissesto possano essere risolte in modo ordinato senza ricorrere ai contribuenti e creare tutele omogenee tra i Paesi. L’obiettivo è rendere le banche europee più stabili e in grado di operare su larga scala oltre frontiera. Ridurre la frammentazione contribuisce anche a creare le condizioni per l’espansione di soluzioni europee nei pagamenti. Due pilastri sono operativi, mentre il terzo, un sistema comune di assicurazione dei depositi, è ancora in fase di negoziato e non ha una data di completamento definita: resta un obiettivo di lungo periodo.

Parallelamente banche e fornitori di servizi di pagamento europei stanno sviluppando sistemi che possano competere o integrarsi con i servizi statunitensi come PayPal. Questo «strato conto a conto», spiega Arnal, «è quello in cui stiamo davvero facendo grandi progressi».

WERO è un progetto del settore privato. È un portafoglio digitale che permette agli utenti di inviare e ricevere pagamenti istantanei conto a conto usando numeri di telefono, indirizzi email o codici QR, aggirando così le tradizionali reti delle carte. È stato lanciato nel 2024 per i pagamenti P2P in Germania, Francia e Belgio e ora punta alla scalabilità e a «migliorare la cooperazione su larga scala in Europa», ha spiegato EPI.«Ora andiamo oltre, perché lanciamo i pagamenti commerciali online (e/m-commerce) in Germania, Belgio e presto in Francia», ha aggiunto EPI.

C’è poi la normativa sui pagamenti istantanei SEPA, entrata in vigore nell’aprile 2024. Impone alle banche dell’eurozona di offrire bonifici istantanei in pochi secondi allo stesso prezzo dei bonifici standard e di consentire l’invio e la ricezione di pagamenti istantanei in modo graduale entro il 2025.

La terza iniziativa è il sistema di pagamenti istantanei TIPS, acronimo di TARGET Instant Payment Settlement. Si tratta di un’infrastruttura paneuropea gestita dalla BCE che consente alle banche di regolare in tempo reale, 24 ore su 24, i pagamenti istantanei in moneta di banca centrale. Fornisce i «binari» di base che permettono i trasferimenti istantanei conto a conto tra Paesi. È operativo dal 2018 e continua ad ampliarsi man mano che un numero crescente di banche e fornitori di servizi di pagamento vi si collega.

Un’altra iniziativa molto attesa è il progetto dell’euro digitale, annunciato per la prima volta nel 2020, che creerebbe una forma di contante digitale emessa dalla banca centrale per i pagamenti elettronici quotidiani.L’UE sta perdendo autonomia strategica nei pagamenti

Secondo EPI «la perdita economica più grande non è solo finanziaria, ma strategica: parliamo del controllo sui dati dei consumatori, delle opportunità pubblicitarie, dei limiti alla crescita, ecc. Senza una soluzione paneuropea, l’Europa non dispone di un livello funzionale alla propria autonomia e leadership per il commercio sul proprio territorio, che si estenda naturalmente a tutto il mercato unico».Secondo EPI gli europei sono costretti a fare sempre più affidamento su soluzioni di pagamento nazionali frammentate che «ricevono sempre meno attenzione (e sostegno)». Questa mancanza di interoperabilità alimenta la frammentazione del mercato unico, minando la competitività economica dell’UE. Nel complesso, la frammentazione del mercato unico, inclusi i pagamenti, potrebbe costare all’UE fino a 500 miliardi di euro di PIL all’anno.

«Ciò incide sulla capacità di sostenere e sviluppare in modo efficiente l’innovazione e limita il potere negoziale […]. L’obiettivo di WERO è creare questo effetto scala, rendendo possibile innovazione, concorrenza ed efficienza a livello continentale», ha affermato EPI.

WERO potrebbe rafforzare anche la competitività europea, poiché «l’obiettivo è riequilibrare e offrire un’alternativa. Una soluzione europea forte aumenta la concorrenza, rafforza la resilienza e offre più scelta a banche ed esercenti. Una concorrenza sana avvantaggia i consumatori e l’ecosistema nel suo complesso», ha sottolineato EPI.

A risentirne sono pesantemente anche i cittadini. La BCE ha avvertito che, nonostante SEPA, i pagamenti stanno diventando più costosi e i costi per consumatori e imprese continuano a crescere. Gli esercenti dell’eurozona spendono ogni anno circa 3 miliardi di euro solo in commissioni per accettare pagamenti con carta di debito da clienti stranieri.

WERO punta però a cambiare questo quadro. «La differenza rispetto ai circuiti esteri è fondamentale […]. WERO offre interoperabilità, riconoscibilità del marchio e accettazione transfrontaliera, trasformando i pagamenti istantanei conto a conto in una soluzione quotidiana per consumatori ed esercenti […]», ha spiegato EPI.

it.euronews.com

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