Gerhard Schröder e il prezzo dell’amnesia morale europea

In Europa esiste una tentazione ricorrente: quella di scambiare il silenzio delle armi con la pace, e la dipendenza con la stabilità. Le recenti dichiarazioni dell’ex cancelliere tedesco Gerhard Schröder, che invita a “porre fine alla demonizzazione della Russia” e a ripristinare la cooperazione energetica con Mosca, si inseriscono perfettamente in questa tradizione di autoinganno europeo. Ma oggi, nel pieno della guerra di aggressione russa contro l’Ucraina, tali parole non sono semplicemente ingenue. Sono profondamente immorali.

La guerra non è un equivoco diplomatico

Ridurre il conflitto in Ucraina a un malinteso geopolitico, come implicitamente fanno gli apologeti del “dialogo energetico”, significa negare la realtà dei fatti. La guerra lanciata dalla Russia non è il risultato di un errore di comunicazione o di un eccesso di “russofobia” occidentale. È una guerra di conquista, pianificata e condotta con metodi che violano sistematicamente il diritto internazionale, colpiscono infrastrutture civili e mirano a cancellare l’esistenza politica di uno Stato sovrano.

Invocare oggi la fine della “demonizzazione” della Russia equivale a chiedere all’Europa di chiudere gli occhi di fronte ai crimini di guerra, alle deportazioni forzate, alla distruzione deliberata di città e villaggi. In questo contesto, le parole di Schröder suonano come una richiesta di amnesia morale collettiva.

Lillusione dellenergia come ponte di pace

Per anni, soprattutto in Germania ma non solo, si è coltivata l’idea che l’interdipendenza economica, in particolare nel settore energetico, avrebbe trasformato la Russia in un partner affidabile. Gasdotti come Nord Stream sono stati presentati come “ponti” tra Est e Ovest, strumenti di cooperazione che avrebbero reso la guerra impensabile.

La realtà ha dimostrato l’esatto contrario. L’energia non ha pacificato il Cremlino; lo ha finanziato. I profitti derivanti dalle esportazioni di gas e petrolio verso l’Europa hanno alimentato il bilancio di uno Stato sempre più autoritario e militarizzato. La guerra del 2022 non è scoppiata nonostante questa cooperazione, ma anche grazie ad essa.

In questo senso, la politica di appeasement energetico non è stata un incidente storico, bensì una delle cause strutturali dell’aggressione russa. Riproporla oggi significa non aver imparato nulla.

Schröder e la perdita dellautorità morale

C’è poi una dimensione personale che non può essere ignorata. Gerhard Schröder ha perso la sua autorità morale nel momento in cui, terminato il mandato da cancelliere, ha scelto di lavorare per le principali aziende energetiche russe, diventando parte integrante del loro sistema di lobbying in Europa.

Questa transizione senza soluzione di continuità dalla guida politica di uno Stato democratico al servizio di un regime autoritario solleva interrogativi profondi sul confine tra interesse pubblico e interesse privato. Quando Schröder parla oggi di cooperazione con la Russia, non lo fa da osservatore neutrale, ma da uomo che ha legato il proprio percorso post-politico agli interessi economici del Cremlino.

Il business prima dei diritti

La posizione dell’ex cancelliere riflette un orientamento più ampio, presente in una parte del mondo imprenditoriale europeo, che vede nella Russia non un aggressore, ma un “mercato da recuperare”. Per questi ambienti, le sanzioni sono un fastidio, la guerra un ostacolo temporaneo, e i diritti umani una variabile sacrificabile sull’altare del profitto.

È una logica che l’Italia conosce bene, avendo a lungo dibattuto sul rapporto tra affari e valori, dalla Libia alla Cina. Ma il caso russo rappresenta una soglia critica: qui non si tratta di imperfezioni di un partner commerciale, bensì di una guerra su larga scala nel cuore dell’Europa.

LEuropa davanti a una scelta storica

Le parole di Schröder non sono pericolose perché isolate, ma perché danno voce a una tentazione latente: tornare “alla normalità” senza fare i conti con la responsabilità storica. Ma quale normalità? Quella in cui l’Europa finanziava un regime che preparava una guerra? Quella in cui la stabilità energetica era garantita al prezzo della sicurezza altrui?

Se l’Unione Europea vuole essere qualcosa di più di un grande mercato, deve rifiutare questa scorciatoia morale. La pace non nasce dalla rimozione della realtà, ma dal riconoscimento delle cause del conflitto e dalla difesa coerente del diritto internazionale.

Gerhard Schröder può permettersi il lusso della nostalgia geopolitica. L’Europa no. Perché il prezzo dell’amnesia morale, prima o poi, viene sempre presentato. E questa volta, è già stato pagato con il sangue degli ucraini.

Autore: Marco Bianchi

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