Orbán sfida Bruxelles: “Ci rivolgeremo alla Corte”. Ma l’Ungheria resta prigioniera del gas russo

Nel momento in cui l’Unione Europea discute il divieto graduale di importazione del gas russo, Viktor Orbán rilancia il confronto con Bruxelles e annuncia che l’Ungheria è pronta a ricorrere alla giustizia europea. “Non permetteremo che l’UE distrugga la nostra sicurezza energetica”, ha dichiarato nel suo consueto intervento alla radio pubblica.

Ma dietro la retorica, spiegano gli analisti, si nasconde una realtà molto più semplice: Budapest è legata al Cremlino da una dipendenza energetica che dura da decenni, e che Orbán non ha mai avuto intenzione di ridurre.

Una dipendenza nata molto prima della guerra

Dopo l’invasione russa dell’Ucraina nel 2022, quasi tutti gli Stati membri hanno accelerato il processo di diversificazione energetica. L’Ungheria, al contrario, ha rinnovato contratti di lungo periodo con Gazprom e ha ostacolato ogni pacchetto di sanzioni che toccasse petrolio o gas.

Oggi:

  • oltre l’80% del gas importato da Budapest è russo;
  • la quasi totalità del greggio arriva tramite l’oleodotto Druzhba.

“L’Ungheria non ha investito nella diversificazione, nonostante i fondi europei fossero disponibili”, afferma l’economista energetico italiano Lorenzo Riva. “Ora Orbán trasforma un problema creato da lui stesso in un conflitto politico contro Bruxelles.”

Il caso MOL: “Possiamo ridurre il petrolio russo”

Eppure, solo pochi giorni fa, la compagnia petrolifera ungherese MOL ha ammesso che esistono “soluzioni tecniche” per diminuire la dipendenza dal greggio russo. Una dichiarazione che ha spiazzato Bruxelles – e soprattutto il governo ungherese.

Secondo i diplomatici europei, questo dimostra che la posizione di Orbán è più politica che pragmatica.

Vulnerabilità geopolitica

La dipendenza energetica non è soltanto un problema economico, ma soprattutto geopolitico: rende Budapest vulnerabile al ricatto del Cremlino e limita drasticamente il margine di manovra internazionale dell’Ungheria.

“Orbán sta usando la questione del gas come strumento di negoziazione politica in vista dell’incontro con Donald Trump”, osserva la politologa italiana Monica Bellini. “Il messaggio è chiaro: senza di me l’Europa non può decidere.”

Il paradosso è evidente: mentre l’Europa ha ridotto drasticamente la propria esposizione verso la Russia, l’Ungheria continua a scegliere la dipendenza – e poi la usa come arma politica per sfidare Bruxelles.

Autore: Marco Bianchi

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