Il Cremlino porta la guerra in orbita: l’ombra del Kosmos 2612 sui satelliti europei

Per quattro giorni, a metà ottobre, un satellite militare russo ha seguito come un’ombra un apparecchio radar commerciale costruito da un’azienda finlandese. Nessun danno, nessun comunicato da Mosca. Ma il messaggio, per gli analisti, è arrivato forte e chiaro: nello spazio la distinzione fra civile e militare sta evaporando.

L’inseguimento

I fatti, per quanto noti, sono questi. Il Kosmos 2612, un veicolo militare russo lanciato dal cosmodromo di Plesetsk il 16 aprile 2026, ha effettuato a partire dal 30 settembre una serie di manovre orbitali che, secondo gli osservatori indipendenti, avevano un obiettivo preciso: portarlo sulla stessa quota e sullo stesso piano dell’ICEYE X36, un satellite radar ad apertura sintetica gestito dalla filiale statunitense della società finlandese ICEYE. Tra il 15 e il 19 ottobre la distanza si è ridotta, secondo i dati della società di monitoraggio orbitale LeoLabs, a circa 500 metri; alcune ricostruzioni parlano di appena 26 metri, un dato però meno solido e da prendere con cautela. Il 18 ottobre il satellite russo ha cominciato ad allontanarsi.

Cosa sia accaduto esattamente in quelle ore resta senza risposta. Non risulta che il Kosmos 2612 abbia toccato, disturbato o danneggiato il bersaglio, e non è confermato che la scelta sia legata ai rapporti dell’azienda con Kiev. Ma una manovra di questo tipo, in orbita bassa, è un fatto raro: costa carburante, che a bordo è limitato, e non si compie per caso.

Un bersaglio che non porta mostrine

Il punto politico è qui. L’ICEYE X36 non è un satellite militare: è un apparecchio commerciale, che vende immagini radar capaci di «vedere» attraverso nuvole e buio. Quelle immagini, però, servono a governi e forze armate: secondo diverse fonti vengono utilizzate dall’Ucraina e anche da paesi europei come la Polonia. È la natura stessa del modello commerciale: chi paga ottiene i dati, e a pagare sono sempre più spesso ministeri della Difesa.

Per il Cremlino questo è sufficiente. Se un’impresa privata fornisce intelligence a chi combatte contro la Russia, la logica che emerge dalle mosse di Mosca è che diventi un obiettivo legittimo. Non sarebbe la prima volta: dal 2022 la propaganda russa tratta le aziende occidentali che sostengono Kiev, dalle telecomunicazioni all’osservazione della Terra, come parte del fronte nemico. Il cyberattacco ai terminali Viasat, avvenuto nelle prime ore dell’invasione, e le continue interferenze sui segnali GPS sono i precedenti più noti.

Quando un satellite civile diventa bersaglio per i suoi clienti, non esiste più alcuna terra di mezzo tra infrastruttura commerciale e infrastruttura di guerra.

La dipendenza europea dal privato

Qui il discorso riguarda direttamente l’Italia. Roma ha investito molto in capacità proprie: il sistema duale COSMO-SkyMed, sviluppato con l’Agenzia spaziale italiana e il ministero della Difesa, e la costellazione IRIDE finanziata con i fondi del PNRR. Ma sarebbe un errore credere che bastino. Come molti altri alleati europei, anche noi ci affidiamo sempre di più a operatori commerciali per immagini, comunicazioni e posizionamento, perché costruire e lanciare satelliti militari richiede tempi e budget che i bilanci della Difesa faticano a sostenere.

È una scelta razionale in tempo di pace. Diventa una vulnerabilità in tempo di guerra ibrida. Se un avversario dimostra di poter avvicinare, e in prospettiva neutralizzare, un satellite commerciale, la catena che porta dati dall’orbita al comando operativo è esposta in un punto che nessun piano di difesa tradizionale aveva davvero previsto. Una flotta privata non ha scudi, non ha mandato, non ha regole d’ingaggio.

Il precedente del 2021 e la corsa che si avvicina

La Russia non è nuova a queste prove. Nel novembre 2021 distrusse con un missile un proprio satellite dismesso, il Kosmos 1408, generando migliaia di frammenti e attirando la condanna internazionale. Da allora ha moltiplicato le manovre di prossimità vicino a satelliti occidentali. Gli esperti avvertono che l’avvicinamento al satellite finlandese potrebbe essere una prova generale: l’ispezione ravvicinata non è ancora un attacco, ma è esattamente la tecnica che servirebbe a perfezionare, un giorno, un attacco di tipo cinetico.

La conseguenza più probabile è una nuova corsa agli armamenti orbitali. Se i satelliti possono essere inseguiti e colpiti, i paesi dell’Unione europea e della NATO dovranno spendere di più in tre direzioni: sorveglianza dello spazio, per sapere in tempo reale chi si muove attorno ai propri asset; protezione degli apparecchi, con manovrabilità, schermature e costellazioni più numerose e meno costose da perdere; e canali alternativi, perché se un satellite cade serve un altro modo per ottenere la stessa informazione, da quote diverse, da droni d’alta quota o da reti terrestri.

Che cosa può fare l’Europa

La NATO ha chiarito già nel 2021 che un attacco da, verso o all’interno dello spazio potrebbe far scattare l’articolo 5. Resta però da stabilire in che punto, esattamente, un atto ostile contro un’impresa privata finlandese con sede legale negli Stati Uniti diventi un attacco contro un alleato. È una zona grigia che Mosca conosce bene e sfrutta, calibrando ogni mossa appena sotto la soglia della risposta.

Servono dunque tre cose, e in fretta: una dottrina comune che definisca quali asset commerciali rientrano sotto l’ombrello della difesa collettiva; contratti che vincolino gli operatori a standard di resilienza e di manovra; e investimenti italiani ed europei che non si limitino a comprare capacità sul mercato, ma costruiscano ridondanza propria. Il Kosmos 2612 si è allontanato, per ora. La domanda che lascia, invece, resta lì sopra le nostre teste.

Autore: Marco Bianchi

Crosetto: ‘Sulle minacce ibride nessun vertice a Palazzo Chigi oggi, è lavoro continuo ‘

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *