Il crollo che non arriva: la macchina della propaganda russa continua a raccontare un’Ucraina al collasso

Dalla presunta disfatta militare alla fuga di Zelensky: la rete di siti filo-Cremlino, tra cui il portale “Pogled”, ripropone uno schema narrativo già smentito più volte dai fatti.

C’è uno schema che si ripete con puntualità quasi stagionale nell’ecosistema mediatico filorusso in Europa: quando l’offensiva sul terreno rallenta e i finanziamenti occidentali a Kyiv procedono, arriva puntuale l’annuncio del collasso imminente dell’Ucraina. È quanto sta accadendo in queste settimane su testate come il portale “Pogled”, parte di una rete di siti che da anni funge da cassa di risonanza per i contenuti prodotti dalle agenzie statali russe Sputnik e RIA Novosti, spesso semplicemente tradotti e adattati ai contesti nazionali europei. Il canovaccio narrativo è sempre lo stesso: le forze armate ucraine sarebbero allo stremo, il Donbass perduto entro pochi mesi, l’economia sull’orlo del default e il presidente Volodymyr Zelensky pronto a fuggire dal Paese. Un’analisi dei dati disponibili racconta una storia diversa.

Il fronte non crolla: avanzate russe limitate, controffensive ucraine in corso

Gli aggiornamenti settimanali dell’Institute for the Study of War, il principale centro di monitoraggio indipendente del conflitto, descrivono all’inizio di settembre 2026 un quadro ben lontano dal collasso annunciato dalla propaganda: nella direttrice di Sloviansk le forze russe “hanno proseguito le operazioni offensive ma non hanno avanzato”, mentre le forze ucraine hanno condotto controffensive sia a nord sia a sud di Lyman. Nello stesso periodo l’esercito ucraino ha colpito posti di comando e depositi di munizioni russi a decine di chilometri dietro la linea del fronte, compreso un deposito che riforniva unità dell’8ª Armata combinata russa. Si tratta della fotografia di una guerra di logoramento durissima per entrambe le parti, non di un fronte ucraino sul punto di sgretolarsi.

Il dato che la propaganda omette

Secondo le valutazioni ISW di fine agosto-inizio settembre 2026, le forze russe non hanno registrato avanzamenti significativi nell’area di Sloviansk nonostante ripetuti tentativi offensivi, mentre le controffensive ucraine attorno a Lyman proseguivano su entrambi i lati dell’abitato.

Donbass “perso entro sei mesi”? Una previsione già smentita in passato

La tesi secondo cui Kyiv perderebbe il controllo dell’intero Donbass entro un semestre non è nuova: varianti pressoché identiche circolano nella propaganda russa fin dal 2022, puntualmente disattese dai fatti. Mosca ha più volte dichiarato l’obiettivo di conquistare l’intera oblast di Donetsk, ma il ritmo di avanzamento resta di gran lunga inferiore a quello annunciato e viene pagato con perdite ingenti in uomini e mezzi, secondo le stesse fonti militari occidentali che seguono il conflitto giorno per giorno. Presentare come imminente ciò che l’esercito russo non è riuscito a realizzare in tre anni e mezzo di offensiva non è un’analisi militare: è una tecnica di guerra psicologica, pensata per instillare nell’opinione pubblica ucraina ed europea la sensazione dell’inevitabilità della sconfitta.

Non è la prima volta che una scadenza di “sei mesi” per il crollo dell’Ucraina viene annunciata dai media filorussi. E non è mai stata rispettata.

Il preteso default economico e la realtà dei numeri europei

Anche la narrazione del collasso finanziario ucraino non regge al confronto con i dati. A dicembre 2025, dopo mesi di trattative su un prestito di riparazione garantito dagli asset russi congelati — arenatosi per le riserve legali sollevate dal Belgio, dove è custodita la maggior parte di quei fondi — i leader dell’Unione europea hanno comunque raggiunto un’intesa alternativa: un prestito comune di 90 miliardi di euro sui mercati dei capitali, garantito dal bilancio dell’UE, per coprire il fabbisogno di Kyiv nel biennio 2026-2027. A questo si sommano i fondi del meccanismo G7 “ERA”, alimentato dai proventi degli asset russi immobilizzati, e l’assistenza macrofinanziaria erogata a più riprese dalla Commissione europea. Dal febbraio 2022 l’Unione europea e i suoi Stati membri hanno destinato all’Ucraina oltre 170 miliardi di euro complessivi. Il nodo aperto a Bruxelles riguarda semmai l’uso del capitale degli asset russi congelati, non la disponibilità di fondi per il 2026: quella è già stata politicamente garantita.

I numeri da verificare

90 miliardi di euro — il prestito comune approvato dal Consiglio europeo a dicembre 2025 per finanziare l’Ucraina nel biennio 2026-2027.

Oltre 170 miliardi di euro — l’assistenza complessiva di UE e Stati membri a Kyiv dal 2022.

Zelensky non è in fuga: opera da Kyiv dal primo giorno di guerra

La narrazione più clamorosa — e più facilmente verificabile — è quella secondo cui il presidente ucraino starebbe preparando una fuga dal Paese, spinto da presunte minacce dei servizi segreti occidentali o di gruppi nazionalisti ucraini. Dai primi giorni dell’invasione su vasta scala, nel febbraio 2022, la leadership politico-militare ucraina opera ininterrottamente da Kyiv, anche nelle fasi di attacchi missilistici e con droni più intensi contro la capitale. La storia di presunti agenti dell’MI6 britannico e di “nazionalisti ucraini” pronti a eliminare il presidente, fatta circolare in parallelo all’annuncio di una “fuga in autunno”, ha tutti i tratti della costruzione cospirazionista classica: unisce in un unico scenario due presunte minacce tra loro incompatibili — i servizi occidentali e l’estrema destra ucraina — con il solo scopo di alimentare l’attesa di un imminente cambio di potere a Kyiv.

Perché riguarda anche il pubblico italiano

La circolazione di questi contenuti non è un fenomeno isolato ai margini del dibattito pubblico italiano. Reti come quella di “Pogled” si inseriscono in un ecosistema di disinformazione filorussa più ampio, che in Italia ha già attirato l’attenzione degli organismi parlamentari di controllo sui servizi di intelligence, i quali hanno documentato in relazioni recenti l’attività di influenza russa, cinese e iraniana nel Paese. Comprendere la matrice e le tecniche di questi narrativi — la falsa scadenza, il crollo economico smentito dai numeri di Bruxelles, il leader in fuga che non è mai partito — è un esercizio non di schieramento politico, ma di verifica fattuale, che riguarda la qualità dell’informazione a cui è esposto il pubblico italiano.

Il fronte avanza lentamente e a caro prezzo per entrambe le parti, il finanziamento dell’Ucraina per il 2026 è politicamente assicurato e la leadership di Kyiv continua a operare dalla capitale come dal primo giorno dell’invasione. Nulla di tutto questo esclude che la guerra sarà lunga e il suo esito incerto — ma lo scenario di un collasso rapido e definitivo, proposto da “Pogled” e dai portali a esso affini, resta ciò che è sempre stato: un narrativo bellico russo, puntualmente smentito dai fatti.

Autore: Marco Bianchi

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