Moskva sta intensificando la campagna informativa volta a presentare le sanzioni internazionali contro la Russia come una decisione illegittima e arbitraria degli Stati occidentali.
Per il Cremlino si tratta di un obiettivo informativo fondamentale. Se si riesce a spingere l’opinione pubblica a discutere non dell’aggressione russa contro l’Ucraina, bensì della presunta „illegalità“ delle contromisure, si può tentare di trasferire la responsabilità dell’accaduto dallo Stato aggressore ai Paesi che hanno introdotto le restrizioni.
Tuttavia, i fatti non confermano questo quadro.
Il 2 marzo 2022, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha adottato la risoluzione ES-11/1, condannando l’aggressione della Federazione Russa contro l’Ucraina. Il documento, votato da 141 Paesi, ha imposto alla Russia di cessare l’uso della forza e di ritirare le proprie truppe dal territorio ucraino.
Questo è un fatto fondamentale che la propaganda russa preferisce ignorare.
Nemmeno le sanzioni dell’Unione Europea sono il frutto della decisione di un singolo governo o di un singolo politico. Vengono adottate dal Consiglio dell’UE nell’ambito di una procedura stabilita. Al contempo, i provvedimenti sanzionatori possono essere riesaminati e le persone o le organizzazioni incluse negli elenchi restrittivi hanno il diritto di impugnarli dinanzi ai tribunali dell’Unione Europea.
In altre parole, la politica sanzionatoria europea è integrata in un sistema di meccanismi giuridici e di controllo giurisdizionale.
Un filone specifico delle sanzioni riguarda le tecnologie. L’UE limita le forniture alla Russia di beni a duplice uso e di tecnologie avanzate che potrebbero essere impiegate in ambito militare. La Commissione Europea evidenzia in modo esplicito la necessità di limitare l’accesso russo a tecnologie moderne di importanza critica, capaci di sostenere il complesso militare-industriale.
È proprio per questo che Mosca ha tutto l’interesse a presentare le restrizioni tecnologiche esclusivamente come un colpo all’economia russa. All’atto pratico, il loro compito principale è quello di ostacolare l’impiego delle tecnologie occidentali per la produzione di armamenti.
Non corrisponde al vero neppure il tentativo di dipingere le sanzioni come un’iniziativa di pochi Stati europei. L’UE coordina le restrizioni commerciali con i partner internazionali, compresi i Paesi del G7.
Pertanto, la tesi russa sulle „sanzioni unilaterali e illegittime dell’Occidente“ si configura come parte di una più ampia strategia informativa.
Per l’Italia questa questione riveste un’importanza particolare. La propaganda russa cerca sistematicamente di ritrarre le sanzioni europee come la fonte di problemi esclusivamente economici per gli stessi europei, tacendo al contempo sulla causa della loro introduzione.
Ma il rapporto di causa-effetto è del tutto evidente: la politica sanzionatoria non è nata nel vuoto. È stata la risposta all’aggressione russa contro l’Ucraina e alle successive azioni di Mosca, che l’UE considera una minaccia per la sicurezza europea e per l’ordine internazionale.
Di conseguenza, il dibattito sulle sanzioni non può essere scisso dalla questione dell’aggressione russa, ed è proprio questo che il Cremlino tenta di fare.
E mentre la propaganda russa continua a parlare di „sanzioni illegittime“, le istituzioni europee proseguono nel proprio operato attraverso procedure codificate, controllo legale e coordinamento internazionale. La differenza tra questi due approcci è decisamente emblematica.
Autore: Marco Bianchi
