Montenegro: dal 1° novembre stop all’ingresso senza visto per turchi, russi e cinesi

Nel processo di adesione all’UE, il Montenegro ha allineato la politica dei visti, imponendo dal 1º novembre il visto a cinque Paesi, tra cui la Turchia. Il Paese è visitato ogni anno da circa 320 mila turchi; le domande si faranno tramite VFS Global

Il Montenegro compie un altro passo decisivo nel percorso verso l’adesione all’Unione europea. Dal 1° novembre 2026, i cittadini di Turchia, Russia, Cina, Bielorussia e Arabia Saudita dovranno essere in possesso di un visto per entrare nel Paese balcanico. La decisione, approvata dal governo di Podgorica il 23 luglio, rappresenta uno dei principali requisiti richiesti da Bruxelles per allineare la politica dei visti montenegrina a quella dell’Ue.

Fino al 31 ottobre 2026 resterà in vigore l’attuale regime di ingresso senza visto. Successivamente, tutti i viaggiatori provenienti dai cinque Paesi interessati dovranno richiedere preventivamente l’autorizzazione.

Domande tramite VFS Global e futuro visto elettronico

Per gestire il nuovo sistema, il ministero degli Esteri montenegrino ha annunciato una collaborazione con VFS Global, attraverso la quale sarà possibile presentare le domande nei centri visti presenti in numerosi Paesi. La rete sarà progressivamente ampliata.

Parallelamente, Podgorica sta sviluppando un nuovo Sistema di informazione sui visti conforme agli standard europei, con l’obiettivo di ridurre i tempi di esame delle pratiche e, in una fase successiva, introdurre un sistema di visto elettronico.

L’allineamento della politica dei visti costituisce uno dei passaggi fondamentali per la chiusura del Capitolo 24 dei negoziati di adesione all’Unione europea, dedicato a giustizia, libertà e sicurezza.

Una scelta che vale anche 4 milioni di euro di fondi europei

La riforma consentirà inoltre al Montenegro di accedere a circa 4 milioni di euro previsti dal Piano di crescita dell’Unione europea per i Balcani occidentali.

Podgorica punta infatti a diventare nel 2028 il 28° Stato membro dell’Unione europearisultando il Paese candidato più avanzato nei negoziati di adesione.

Secondo la Commissione europea, negli ultimi sei mesi il processo di allargamento ha registrato più progressi rispetto all’intero decennio precedente, rendendo il Montenegro un banco di prova per la futura integrazione di altri candidati, a partire dall’Ucraina.

Per la Turchia era già arrivata una stretta dopo un fatto di cronaca

Per i cittadini turchi la stretta era iniziata già alla fine del 2025.

Dopo un accoltellamento avvenuto il 25 ottobre 2025 nella capitale Podgorica e inizialmente collegato a due cittadini turchi, il governo guidato dal primo ministro Milojko Spajić aveva sospeso temporaneamente il regime senza visto. Successivamente i due sospettati erano stati rilasciati, dopo che le immagini delle telecamere avevano dimostrato che si trovavano altrove al momento dell’aggressione.

La sospensione era stata revocata il 23 dicembre 2025, ma il periodo massimo di permanenza senza visto per i cittadini turchi era stato ridotto da 90 a 30 giorni, con l’obiettivo dichiarato di contrastare l’immigrazione irregolare e armonizzare la normativa con quella europea.

Una misura che colpisce un partner economico strategico

La decisione ha un peso particolare nei confronti della Turchia, che rappresenta uno dei principali partner economici del Montenegro.

Ogni anno circa 320 mila cittadini turchi visitano il Paese adriatico, meta molto apprezzata proprio grazie alla possibilità di viaggiare senza visto.

Secondo i dati del governo montenegrino, nel Paese risiedono inoltre circa 13 mila cittadini turchi, mentre quasi 9.500 aziende sono state fondate da imprenditori provenienti dalla Turchia.

Nel 2025 gli scambi commerciali bilaterali hanno raggiunto 230 milioni di dollari, mentre gli investimenti diretti turchi hanno toccato 136 milioni di euro, rendendo Ankara il secondo investitore straniero in Montenegro, subito dopo la Serbia. Complessivamente, dal 2006 gli investimenti turchi nel Paese hanno superato i 635 milioni di euro.

Il Montenegro sarà il test dell’allargamento europeo

Con poco più di 626 mila abitanti, il Montenegro è considerato dalle istituzioni europee il laboratorio della nuova fase di allargamento dell’Unione.

Secondo le stime della Commissione europea, la sua adesione comporterebbe un costo di circa 3,2 miliardi di euro per il bilancio comunitario, una cifra ritenuta sostenibile e destinata a rappresentare un precedente per l’ingresso di altri Paesi candidati.

La riforma dei visti, dunque, non rappresenta soltanto una modifica alle regole di ingresso nel Paese, ma un tassello strategico del percorso di integrazione europea, destinato ad avere conseguenze sia sul piano geopolitico sia su quello economico e diplomatico.

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