arte dal terreno Volodymyr Zelensky e, rivendicando una superiorità delle forze ucraine su quelle russe consolidata nell’ultimo mese, rilancia l’appello a Mosca affinché scelga la strada della diplomazia.
Ovvero, una ripresa dei negoziati idealmente suggellata da un faccia a faccia con Vladimir Putin come garanzia di volontà a trattare. “In ottobre, le nostre forze hanno inflitto perdite record al nemico e riconquistato più territorio di quanto gli occupanti russi siano riusciti a catturare”, ha detto il presidente ucraino segnalando oltre “54.000 tra morti e feriti gravi” nelle file russe in un solo mese. “La Russia sta perdendo – ha aggiunto -. Noi manteniamo le nostre posizioni, liberiamo territori e ci assicuriamo che ogni giorno di guerra costi all’aggressore il più possibile”.
La strada della diplomazia resta però in salita, anche dopo la straordinaria parentesi a Oleshky: la tregua nella città del sud dell’Ucraina occupata dall’esercito russo ha consentito un’inedita operazione congiunta di evacuazione di civili, che però resta un episodio isolato. Mosca ha rifiutato di prorogare il cessate il fuoco, ha affermato un funzionario della presidenza ucraina, riferendo che il ministero degli Esteri di Kiev aveva effettivamente avanzato “una proposta per prolungare” la tregua ma che “i russi non vogliono”. Durante il cessate il fuoco scaduto domenica sera, sono stati evacuati civili intrappolati nella cittadina allo stremo, ma anche 167 persone da altre aree della regione di Kherson, ha fatto sapere lo Stato Maggiore ucraino specificando che l’operazione ha riguardato insediamenti situati in territorio controllato dall’Ucraina, lungo il fiume Dnipro. Un appello affinché l’operazione Oleshky non resti un’eccezione è stato espresso da papa Leone XIV che si era speso per la tregua sia con Putin che con Zelensky in due telefonate durante la sua convalescenza: “Auspico che la collaborazione tra le parti che ha reso possibile questo doveroso gesto di umanità faccia crescere la volontà di dialogo e porti a nuove iniziative concrete di pace”, ha detto il pontefice durante l’Angelus. Il papa nel suo messaggio menziona anche una “volontà di dialogo” che resta tuttavia al momento solo una speranza, perché tra Mosca e Kiev i messaggi a distanza sono continui ma di dialogo non c’è traccia: le posizioni restano per ciascuno invariate. Accade quando il Cremlino sottolinea che Putin non si è mai rifiutato di parlare con Zelensky, ribadendo ancora una volta che, se il leader ucraino desidera parlare di persona con il presidente russo, è il benvenuto a Mosca.
Dal canto suo Zelensky non perde occasione di rilanciare l’ipotesi di un faccia a faccia: e all’indomani del suo viaggio a Istanbul, si è detto pronto a incontrare Putin anche in Turchia nella speranza che il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, faciliti i negoziati. Sul terreno continuano però gli attacchi incrociati: Kiev accusa Mosca di aver colpito la vulnerabile infrastruttura energetica delle regioni di Dnipro, Vinnytsia, Zhytomyr e Khmelnytskyi, lasciando alle porte dell’inverno “centinaia di migliaia di famiglie senza elettricità”. Contemporaneamente, Zelensky ha rivendicato di aver colpito lo stabilimento Kamensky nella regione di Rostov, coinvolto nella produzione di missili, nonché un Pantsir-S2 e il veicolo di comando e stato maggiore del sistema S-400 Triumph.