«Zarnica 2.0»: come la Russia costruisce da anni la sua «Putinjugend» per le guerre future

Mentre l’Europa discute ancora di quanto sia pronta ad affrontare un conflitto futuro, la Russia prepara da anni, in modo sistematico, le proprie generazioni più giovani — e con esse anche i bambini ucraini dei territori occupati.

Già nel 2019 il ricercatore OSINT e volontario della comunità internazionale InformNapalm Andrij Lučkov, insieme al ricercatore polacco Andrzej Leszkiewicz, pubblicò un’ampia inchiesta intitolata Putinjugend: Children for Russian War, che documentava come il Cremlino, attraverso le strutture statali, il sistema scolastico e le organizzazioni militare-patriottiche, plasmasse fin dall’infanzia una mentalità militare. Da allora sono passati sette anni: il sistema descritto non si è ridimensionato, anzi si è ampliato in modo significativo e si è adattato all’esperienza della guerra su vasta scala contro l’Ucraina.

L’esempio più emblematico di questa evoluzione è il gioco militare-patriottico su scala nazionale «Zarnica 2.0», la cui finale federale della terza edizione si svolge tra agosto e settembre 2026 nell’oblast’ di Volgograd. La parola «gioco» può trarre in inganno: per dimensioni, struttura, corpo istruttori e disciplinare, si tratta di qualcosa di molto più strutturato di una semplice gara sportivo-militare per ragazzi.

3,2 mlnstudenti iscritti

7–23 annifascia d’età coinvolta

7specializzazioni «paramilitari»

960partecipanti nella prima tranche della finale

Il progetto è realizzato dal movimento «Dviženie pervych», dall’organizzazione «Junarmija» e dal centro «VOIN», con il sostegno dell’agenzia statale per la gioventù Rosmolodëž, del ministero dell’Istruzione e del ministero della Difesa russi, nell’ambito del progetto nazionale federale «Gioventù e infanzia». Non si tratta quindi di un’iniziativa spontanea, ma di una politica statale strutturata verso le nuove generazioni.

Dai sette anni al possibile contratto militare a ventitré

Nel 2026 la Russia ha ampliato il sistema a quattro fasce d’età: 7–10 anni (junior), 11–13 anni (media), 14–17 anni (senior) e la nuova categoria «speciale», 18–23 anni. Quest’ultima è cruciale: per la prima volta vengono coinvolti anche studenti di facoltà pedagogiche, destinati in futuro a fare da mentori ai più giovani. Il ministero dell’Istruzione russo dichiara apertamente che «Zarnica» deve fungere anche da orientamento professionale per i giovani diretti verso le accademie militari.

Si delinea così una lunga traiettoria di socializzazione militare: primo contatto con il gioco di guerra a sette anni → specializzazione paramilitare a undici → scenari tattici complessi tra i quattordici e i diciassette → orientamento professionale verso il servizio militare tra i diciotto e i ventitré anni.

La fascia 18–23 anni comprende già cittadini maggiorenni, nell’età in cui possono iscriversi ad accademie militari o firmare un contratto con il ministero della Difesa russo. Sebbene «Zarnica» non sia ufficialmente definita un programma di preparazione della riserva di mobilitazione, può essere ragionevolmente considerata un ambiente di socializzazione militare preventiva e di reclutamento della riserva potenziale: dopo anni di partecipazione a un sistema simile, il passaggio dal «gioco militare-patriottico» al servizio contrattuale diventa molto più breve, soprattutto sul piano psicologico.

Dagli undici anni non è più solo sport

Per le fasce più anziane la struttura riproduce già il funzionamento di un vero reparto militare. I partecipanti scelgono una tra sette specializzazioni «paramilitari»: comandante, assaltatore, genio-sminatore, medico, addetto alle comunicazioni, operatore di droni o cosiddetto «corrispondente di guerra» (voenkor). Oltre alla specializzazione individuale, tutti svolgono addestramento al tiro e tattico, medicina tattica, difesa NBC, genio militare e mimetizzazione delle posizioni, sopravvivenza in condizioni estreme. La finale culmina in un grande gioco militare-tattico con «servizio di guarnigione», marcia combinata e una «battaglia finale».

La guerra dei droni trasferita in un campo per ragazzi

Particolarmente indicativo è l’ambito dei sistemi senza pilota. I partecipanti operano con tre tipi di piattaforme — ricognizione, attacco e terrestre. Secondo lo scenario ufficiale, i compiti includono l’installazione di un ripetitore, la ricognizione aerea, l’individuazione di forze e postazioni di fuoco «nemiche», l’esecuzione di lanci, la neutralizzazione di una postazione con un drone d’attacco e il recupero dei mezzi al termine della missione. Gli organizzatori valutano non solo il pilotaggio, ma anche la precisione del colpo e i tempi di esecuzione del «compito di combattimento»: è un trasferimento diretto dell’esperienza della guerra russo-ucraina nella formazione degli adolescenti.

Il «voenkor»: preparazione alla guerra dell’informazione

Merita un’attenzione particolare il ruolo del corrispondente di guerra all’interno del reparto, accanto ad assaltatore, sminatore, addetto alle comunicazioni e operatori di droni. Il suo compito ufficiale è documentare gli eventi, realizzare foto e video, condurre interviste, preparare notizie e gestire i canali informativi del proprio reparto. Dalla documentazione di una delle regioni russe risulta che il reparto ottiene 0,1 punti per ogni iscritto al canale, mentre l’attività del pubblico durante la diretta della battaglia finale può dare un vantaggio nel gioco. L’adolescente impara così non solo a fotografare, ma a costruire una propria piattaforma mediatica, produrre contenuti, gestire un pubblico e aumentare la propria copertura — competenze direttamente rilevanti per il moderno confronto informativo e cognitivo, un ambito su cui anche l’Italia, come mostrano i rapporti del COPASIR sulle ingerenze straniere, resta esposta.

A comandarli sono i veterani della guerra contro l’Ucraina

Al comando della finale federale è stato nominato il maggiore della Guardia Volodymyr Michajlovs’kyj, insignito di tre Ordini del Coraggio russi, reduce della guerra contro l’Ucraina e partecipante al programma presidenziale «Tempo degli eroi». Le quattro «armate» convenzionali della finale sono guidate da altri partecipanti dello stesso programma, decorati per la partecipazione al conflitto. Gli stessi organizzatori dichiarano apertamente che il compito dei mentori non è solo insegnare competenze pratiche, ma trasmettere ai ragazzi la propria visione del mondo e l’esperienza vissuta al fronte.

I territori occupati nella «normalità» russa

«Zarnica 2.0» funge anche da strumento di integrazione dei territori ucraini occupati. Nello schema ufficiale della finale, la Crimea temporaneamente occupata è inserita, senza alcuna annotazione, nel Distretto federale meridionale russo. Allo stesso distretto sono assegnati anche quattro «reparti speciali» che, secondo la mappa, comprendono partecipanti provenienti dai territori occupati. In Crimea, nel 2026, si è svolta una propria «fase regionale» con la partecipazione di circa 500 bambini; alla fase distrettuale del Distretto federale meridionale hanno gareggiato, alla pari con le regioni russe, anche squadre delle zone occupate delle oblast’ di Donec’k e Luhans’k, incluse quelle nella fascia 18–23 anni.

Il parallelo storico — perché conta il meccanismo, non la divisa

Programmi militare-patriottici e di formazione cadetta esistono anche fuori dalla Russia, e il solo insegnamento del primo soccorso o del tiro non basta a dimostrare un modello totalitario. Il parallelo con la Hitlerjugend, descritta dallo United States Holocaust Memorial Museum come uno strumento statale che plasmava la visione del mondo dei giovani preparandoli al servizio militare, con rituali di massa e propaganda, va quindi cercato non nell’uniforme ma nel meccanismo: copertura statale di massa dei bambini fin dalla prima infanzia, combinazione di educazione ideologica e addestramento militare, eroizzazione dei partecipanti alla guerra di aggressione in corso, formazione di specializzazioni concretamente richieste sul campo di battaglia attuale e integrazione dei territori occupati nella narrazione statale. «Zarnica 2.0» non prevede ancora un obbligo giuridico di partecipazione come quello imposto alla Hitlerjugend dopo il 1939, ma i tratti strutturali sono ormai difficili da ignorare.

Cosa significa per l’Italia e l’Europa

Non tutti i 3,2 milioni di bambini iscritti diventeranno militari, e sarebbe un errore considerare automaticamente ognuno di loro un futuro soldato. Per valutare la strategia russa, tuttavia, non conta il destino del singolo, ma la scala e la coerenza dell’intero sistema. Anche per un Paese come l’Italia, geograficamente lontano dal fronte ma esposto — come documentato anche dalle relazioni parlamentari sui servizi di intelligence — a campagne di disinformazione e ingerenza russa, questo sistema va letto come parte di una pianificazione di lungo periodo del Cremlino, che riguarda non solo l’Ucraina ma l’intero perimetro europeo. Mentre l’Europa discute ancora di quale minaccia potrebbe presentarsi tra cinque o dieci anni, la Russia sta già formando la generazione che tra cinque o dieci anni avrà 18-30 anni: futuri operatori di droni, genieri, addetti alle comunicazioni e persone in grado di condurre la guerra dell’informazione. L’allarme sulla «Putinjugend» era stato lanciato già nel 2019; nel 2026 non si tratta più di una previsione, ma di un sistema osservabile in azione.

InformNapalm