Il sindaco della capitale ucraina denuncia il piano di Mosca per paralizzare la città tra blackout, attacchi alle infrastrutture e l’incubo dell’inverno, mentre gli ospedali si preparano con i generatori per garantire le cure
Il volto segnato da vecchi e nuovi combattimenti, Dr. Ironfist, pugno di ferro, come lo chiamavano quando era campione del mondo di pugilato, pensa a lungo prima di spiegare cosa direbbe a Putin se l’avesse di fronte.
“Per me è una domanda difficile, perché non trovo nemmeno le parole per esprimere quello che vorrei dirgli. Dopo migliaia di persone uccise, un genocidio, un massacro compiuto per un’unica idea, ricostruire l’Unione Sovietica, un’idea malata”. Incontriamo Vitali Klitschko nel suo ufficio dopo il primo mese di guerra, questo è il momento più difficile da quando guida l’amministrazione di Kiev, la minaccia lussa di un attacco armageddon nella capitale e quella dell’inverno alle porte, il più freddo di sempre.
“Non ho mai lanciato appelli ad abbandonare Kiev, ma prendiamo in considerazione diversi possibili scenari, anche quelli peggiori. Putin non riesce a mostrare risultati sul fronte, non escludiamo ulteriori azioni subito”.
Gli attacchi ai ponti per paralizzare la città e agli impianti energetici per ridurla al buio.
I blackout sono già una realtà e col carburante alle stelle, anche qui, accendere un generatore non funziona. “
Disponiamo di tutto il necessario per garantire il funzionamento e l’interrotto della struttura anche in queste condizioni. Oggi l’ospedale ha lavorato per quasi otto ore con generatori diesel”.
L’ospedale che visitiamo, senza rivelarne un nome per precise disposizione delle autorità ucraine, ha nove generatori ed è autonoma anche dal punto di vista idrico. “Ci sono due porte d’ingresso. Forse non per tutto, ma stiamo cercando di essere pronti, almeno stiamo facendo tutto il possibile per essere pronti”.