Via libera Ue a Roma al piano Safe ma sulla flessibilità la partita è in salita

 L’Italia ottiene il via libera Ue al nuovo piano di prestiti Safe per la difesa da 8 miliardi, ma è sul caro energia che si giocherà la partita chiave nei prossimi giorni a Bruxelles.

Giovedì la premier Giorgia Meloni porterà sul tavolo dei leader europei la richiesta di “risposte strutturali”, ovvero più flessibilità e interventi, contro i rincari nel settore che spingono sull’inflazione e colpiscono imprese e famiglie. “Il dibattito ci sarà”, ha riferito un alto funzionario Ue, e “potrebbe essere focalizzato sul breve termine e sulle possibili misure per affrontare” la crisi e dai leader dovrebbe venire una richiesta precisa alla Commissione “per mettere in campo nuove misure”.

Sul piano della flessibilità, tuttavia, per Bruxelles non sembra essere il tempo di nuove, grosse concessioni. “Stiamo esaminando la lettera dell’Italia e della Grecia. Siamo consapevoli delle preoccupazioni di alcuni Stati membri riguardo all’inflazione e all’aumento dei prezzi dell’energia” ma “è fondamentale ribadire l’importanza della disciplina e della sostenibilità di bilancio”, ha spiegato un portavoce dell’esecutivo Ue. Ma la flessibilità sarà pienamente oggetto di dibattito al Consiglio europeo. Roma chiederà “un cambio di passo” anche sul sistema di quote di scambio delle emissioni dell’Ets. Un meccanismo che la Germania ha già fatto sapere di voler difendere, pur aprendo a una maggiore flessibilità nella sua applicazione, mentre resta contraria a nuove deroghe al Patto di stabilità. La partita insomma appare in salita. Il rischio di uno scontro tra i frugali e il gruppo (per ora in netta minoranza) che chiede maglie più larghe alla Commissione è dietro l’angolo.

Sugli Ets non dovrebbe andare meglio. Da quanto è trapelato in queste ore Berlino prevede che il confronto tra i leader riproporrà le divisioni già emerse nelle precedenti riunioni, con Italia, Repubblica Ceca, Slovacchia e Ungheria in pressing per un allentamento dell’Ets1 e un rinvio dell’Ets2 e il ricorso alla clausola di salvaguardia del Patto di stabilità, mentre i Paesi nordici si oppongono chiaramente a modifiche del sistema delle emissioni. Sul fronte energetico Bruxelles si è dovuta difendere anche dal provocatorio attacco di Trump, che ha accusato l’Ue di aver importato 250 miliardi di dollari di combustibili fossili russi dal 2022, rilanciato dal vice primo ministro russo Alexander Novak, che ha parlato di 320,7 miliardi di export energetico nell’Unione. Dati non del tutto corretti, ha ribattuto l’Ue, che ha ammesso di aver speso circa 197 miliardi di euro per l’acquisto di combustibili fossili dalla Russia, ma senza il piano ‘RePowerEU’ il conto sarebbe salito a 475 miliardi di euro, ovvero 278 miliardi di euro in più. Ma l’obiettivo resta “l’eliminazione completa” dell’import di fossili russi.

Obiettivo per il quale la Commissione è sempre più allergica a deviazione dalla strada delle rinnovabili. L’Italia intanto vede la luce verde sul piano rivisto del programma Safe da poco più di 8 miliardi di euro di presti a condizioni agevolatissime, una richiesta inferiore ai 14,9 miliardi inizialmente assegnati ma che apre la strada alla redistribuzione dei fondi rimasti. Dopo che l’Ungheria, l’ultima dei 19 Paesi che hanno aderito a Safe, avrà presentato il suo piano da 5,4 miliardi, di tutto il programma da 150 miliardi dovrebbero rimanere circa 20 miliardi da riassegnare con un nuovo bando entro la fine dell’anno. Fondi che Bruxelles potrebbe anche dirottare all’Ucraina.

ansa.it