Obbligo di lasciare, subiro o entro un termine, il territorio dello Stato membro interessato, ma i migranti possono anche essere trattenuti fino a 24 mesi. Ok a centri in Paesi terzi. Vescovi europei esprimono ‘Profonda preoccupazione’
Il Parlamento europeo ha approvato in via definitiva le nuove norme sui rimpatri dei cittadini di paesi terzi che soggiornano irregolarmente nell’Ue. Il regolamento è approvato con 418 voti a favore, 218 contrari e 30 astensioni, con i voti del Ppe assieme alle forze di destra. Una decisione di rimpatrio comporta l’obbligo di lasciare immediatamente, o entro un termine stabilito, il territorio dello Stato membro interessato, ma i migranti possono anche essere trattenuti fino a 24 mesi. Sarà inoltre possibile trasferire i migranti, esclusi i minori non accompagnati, verso “centri di rimpatrio” situati nel territorio di un paese terzo.
In un video sui social la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, impegnata a Evian nell’ultima giornata del G7, ha colto l’occasione per ribadire gli sforzi dell’Italia per arrivare a quello che reputa un grande traguardo: “Oggi l’Italia ha ottenuto un grande successo in Europa. Il Parlamento europeo ha approvato il nuovo regolamento europeo sui rimpatri, un provvedimento storico frutto soprattutto del lavoro del Governo italiano che ci consente di rimpatriare velocemente chi non ha titolo a stare nell’Unione europea”. E ancora Meloni: “Il regolamento – spiega la premier – prevede tra l’altro anche la possibilità di aprire centri di rimpatrio nei paesi terzi, quindi di fatto seguendo la strada aperta dal Governo italiano con il protocollo con l’Albania, una soluzione innovativa che la sinistra italiana ed europea ha tentato di contrastare in ogni modo ma che grazie a questo Governo è diventato oggi uno strumento a disposizione dell’Europa intera”.
I vescovi europei: “Profonda preoccupazione per stretta su rimpatri. Nuove norme sollevano gravi questioni etiche e umanitarie”
La Commissione delle Conferenze episcopali dell’Unione europea (Comece) esprime “profonda preoccupazione per alcuni aspetti del nuovo quadro normativo che rischiano di indebolire l’effettiva tutela dei diritti fondamentali e della dignità delle persone vulnerabili. In particolare, l’ampliamento della detenzione, le limitazioni ai ricorsi e alle procedure di ricorso effettivi e la crescente esternalizzazione delle responsabilità verso paesi terzi sollevano gravi questioni etiche e umanitarie“, affermano i vescovi parlando delle nuove norme approvate in Europa sui rimpatri dei migranti.
“La migrazione non è semplicemente una questione di procedure, statistiche o gestione delle frontiere. Riguarda esseri umani: donne, uomini e bambini, ognuno dei quali possiede una dignità inviolabile che deve rimanere al centro di ogni decisione politica“, affermano in una nota i vescovi della Comece.
“Durante la sua recente visita alle Isole Canarie, Papa Leone XIV ha ricordato all’Europa e al mondo – rammentano i presuli – che non possiamo rimanere indifferenti a coloro che periscono in mare, cadono vittime della tratta di esseri umani o sono costretti a fuggire da guerre, violenze, persecuzioni, fame o degrado ambientale. Come ha affermato il Santo Padre, i migranti non sono ‘una categoria o una statistica’, ma persone che ‘potrebbero far parte della nostra stessa famiglia‘. Queste parole mettono alla prova la nostra coscienza e ci invitano a guardare oltre la paura e l’opportunismo politico“.
“L’Unione Europea nasce dalla convinzione che la dignità umana sia inviolabile e che la solidarietà tra i popoli non rappresenti un ideale opzionale, ma una responsabilità fondamentale“, concludono i vescovi europei rinnovando il loro “appello a garantire politiche migratorie e di asilo rimanere saldamente ancorati al rispetto della dignità umana, dei diritti fondamentali, del diritto al chiedere asilo, la tutela dell’unità familiare e un’attenzione speciale ai più vulnerabili. Sicurezza e solidarietà non sono principi opposti; devono avanzare insieme“.
Il Parlamento europeo ha approvato in via definitiva le nuove norme sui rimpatri dei cittadini di paesi terzi che soggiornano irregolarmente nell’Ue. Il regolamento è approvato con 418 voti a favore, 218 contrari e 30 astensioni, con i voti del Ppe assieme alle forze di destra. Una decisione di rimpatrio comporta l’obbligo di lasciare immediatamente, o entro un termine stabilito, il territorio dello Stato membro interessato, ma i migranti possono anche essere trattenuti fino a 24 mesi. Sarà inoltre possibile trasferire i migranti, esclusi i minori non accompagnati, verso “centri di rimpatrio” situati nel territorio di un paese terzo.
In un video sui social la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, impegnata a Evian nell’ultima giornata del G7, ha colto l’occasione per ribadire gli sforzi dell’Italia per arrivare a quello che reputa un grande traguardo: “Oggi l’Italia ha ottenuto un grande successo in Europa. Il Parlamento europeo ha approvato il nuovo regolamento europeo sui rimpatri, un provvedimento storico frutto soprattutto del lavoro del Governo italiano che ci consente di rimpatriare velocemente chi non ha titolo a stare nell’Unione europea”. E ancora Meloni: “Il regolamento – spiega la premier – prevede tra l’altro anche la possibilità di aprire centri di rimpatrio nei paesi terzi, quindi di fatto seguendo la strada aperta dal Governo italiano con il protocollo con l’Albania, una soluzione innovativa che la sinistra italiana ed europea ha tentato di contrastare in ogni modo ma che grazie a questo Governo è diventato oggi uno strumento a disposizione dell’Europa intera”.
I vescovi europei: “Profonda preoccupazione per stretta su rimpatri. Nuove norme sollevano gravi questioni etiche e umanitarie”
La Commissione delle Conferenze episcopali dell’Unione europea (Comece) esprime “profonda preoccupazione per alcuni aspetti del nuovo quadro normativo che rischiano di indebolire l’effettiva tutela dei diritti fondamentali e della dignità delle persone vulnerabili. In particolare, l’ampliamento della detenzione, le limitazioni ai ricorsi e alle procedure di ricorso effettivi e la crescente esternalizzazione delle responsabilità verso paesi terzi sollevano gravi questioni etiche e umanitarie“, affermano i vescovi parlando delle nuove norme approvate in Europa sui rimpatri dei migranti.
“La migrazione non è semplicemente una questione di procedure, statistiche o gestione delle frontiere. Riguarda esseri umani: donne, uomini e bambini, ognuno dei quali possiede una dignità inviolabile che deve rimanere al centro di ogni decisione politica“, affermano in una nota i vescovi della Comece.
“Durante la sua recente visita alle Isole Canarie, Papa Leone XIV ha ricordato all’Europa e al mondo – rammentano i presuli – che non possiamo rimanere indifferenti a coloro che periscono in mare, cadono vittime della tratta di esseri umani o sono costretti a fuggire da guerre, violenze, persecuzioni, fame o degrado ambientale. Come ha affermato il Santo Padre, i migranti non sono ‘una categoria o una statistica’, ma persone che ‘potrebbero far parte della nostra stessa famiglia‘. Queste parole mettono alla prova la nostra coscienza e ci invitano a guardare oltre la paura e l’opportunismo politico“.
“L’Unione Europea nasce dalla convinzione che la dignità umana sia inviolabile e che la solidarietà tra i popoli non rappresenti un ideale opzionale, ma una responsabilità fondamentale“, concludono i vescovi europei rinnovando il loro “appello a garantire politiche migratorie e di asilo rimanere saldamente ancorati al rispetto della dignità umana, dei diritti fondamentali, del diritto al chiedere asilo, la tutela dell’unità familiare e un’attenzione speciale ai più vulnerabili. Sicurezza e solidarietà non sono principi opposti; devono avanzare insieme“.
Pd all’Eurocamera: “Testo sui rimpatri sbagliato, deportazioni inaccettabili”
“Abbiamo votato contro il Regolamento rimpatri figlio di un’alleanza di destra nel Parlamento europeo. Di nuovo si è deciso di barattare i diritti dei più vulnerabili con l’illusione di una maggior sicurezza. Quelle previste sono vere e proprie pratiche di deportazioni che non tengono conto della tutela dei diritti delle persone”. Così la delegazione del Pd all’Eurocamera, commentando l’approvazione del regolamento sui rimpatri in plenaria a Strasburgo.
“Possono anche dargli una veste legale ma non possono renderle giuste né compatibili coi valori democratici che l’Europa rappresenta da decenni. Devono spiegarci come, altrimenti, possa essere accettabile rinchiudere per due anni e più minori e famiglie con bambini che non hanno commesso reati”, sottolineano gli esponenti dem.
“Come socialisti e come delegazione Pd abbiamo votato no contro questo scempio. Sbagliano i popolari che, invece e per l’ennesima volta, hanno deciso di votare con l’estrema destra. Non vogliono ammetterlo, ma la realtà è che tutta questa operazione non produrrà alcuna armonizzazione né maggiore sicurezza. Ci renderà soltanto ancora più ricattabili da quei Paesi a cui appalteremo la gestione di un fenomeno da governare con serietà e non con la propaganda, come fa da anni la destra europea e quella in Italia”, concludono gli esponenti del Pd.
M5S Europa: “Norme Ue su rimpatri disumane”
“Il Parlamento europeo sceglie l’ideologia e la propaganda. La riforma votata oggi sui rimpatri e i return hub non rappresenta una soluzione efficace alle criticità legate alla gestione dei flussi migratori e, anzi, introduce elementi che rischiano di trasformarsi in un danno per il nostro Paese. In primo luogo, l’estensione dei tempi massimi di trattenimento dei migranti fino a 30 mesi comporterà inevitabilmente un incremento significativo dei costi a carico degli Stati di transito come l’Italia, quando invece al nostro Paese servirebbe la sospensione del regolamento di Dublino che assegna allo Stato membro di approdo le responsabilità legate alle procedure di accoglienza e asilo”. Lo afferma in una nota la delegazione del Movimento 5 Stelle al Parlamento europeo. “Inoltre, il nuovo regolamento sui rimpatri – rimarcano – prevede la possibilità di istituire centri nei Paesi terzi, ma qui arriva la beffa per il governo Meloni visto che i due centri attualmente operativi in Albania potrebbero essere chiusi. L’Albania, infatti, è candidata a diventare Stato membro dell’Unione europea nel 2029: una volta completato il processo di adesione, non sarà più considerata Paese terzo e i due centri perderanno automaticamente la validità giuridica concessa dal testo approvato oggi. Sarebbe dunque più saggio procedere fin da subito alla loro dismissione così da destinare il personale delle forze dell’ordine impiegati oggi in Albania a garantire la sicurezza nelle nostre città, così come recita un emendamento che abbiamo presentato. Questo regolamento, frutto della collaborazione fra estrema destra e PPE, è disumano e tratta le persone come oggetti. Questo non è il vero volto dell’Unione europea”.
Il gruppo dei Conservatori canta: “Send them back”
Al momento dell’approvazione delle nuove norme il gruppo dei Conservatori e Riformisti europei ha intonato dai banchi dell’Aula: “Send them back”, cioè “Rispediteli indietro”. Il gruppo dove convergono alcune delle destre più estreme dell’Eurocamera sostiene la politica della remigrazione.