Vertice a Londra tra Starmer, Macron, Merz e Zelensky: l’Europa punta a ruolo chiave nei negoziati

I leader coordinano gli aiuti per compensare il possibile disimpegno di Trump, mentre sul campo le forze ucraine colpiscono a mille chilometri dal confine e Putin rifiuta categoricamente il dialogo bilaterale

l vertice di Londra si è aperto con un preciso obiettivo politico e strategico: fare il punto sui lavori avviati in favore di una pace giusta e duratura in Ucraina. I colloqui sono iniziati con un primo confronto a tre tra il presidente francese Emmanuel Macron, il cancelliere tedesco Friedrich Merz e il premier britannico Keir Starmer, a cui è seguito l’incontro vero e proprio con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky.

Un’Europa più incisiva sul fronte negoziale

Al centro del tavolo ci sono il coordinamento del sostegno europeo a Kiev e l’aumento della pressione diplomatica e militare su Mosca, in un momento in cui la Russia sta subendo una serie di battute d’arresto sul terreno. Il trio dei leader europei si muove forte della convinzione che non solo Vladimir Putin si stia indebolendo, ma che di fronte al distacco di Donald Trump sul fronte negoziale, l’impronta dell’Europa possa e debba diventare decisamente più incisiva.

I prossimi appuntamenti internazionali

Quello di oggi è solo il primo di una serie di importanti appuntamenti internazionali. Dopo la riunione dei volenterosi a Parigi, l’agenda geopolitica prevede il G7, il Consiglio Europeo e il vertice della NATO ad Ankara, contesti nei quali verrà delineata in modo definitivo la posizione comune europea all’interno dei futuri negoziati.

Lo stallo diplomatico e gli attacchi nel cuore della Russia

La situazione sul campo e sul piano diplomatico resta tuttavia estremamente complessa. Putin ha ufficialmente rifiutato di incontrare Zelensky in un colloquio faccia a faccia, respingendo la richiesta che il presidente ucraino gli aveva recapitato direttamente tramite una lettera. La risposta di Kiev non si è fatta attendere: le forze ucraine hanno sferrato una serie di attacchi a ben mille chilometri di distanza dal confine, dimostrando nei fatti la capacità di colpire direttamente nel cuore del territorio russo.

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