L’Ue punta a dotare ogni cittadino di un portafoglio di identità digitale entro fine 2026. I gruppi per i diritti digitali avvertono che le garanzie non sono pronte e che il sistema rischia di facilitare la sorveglianza degli europei.
Entro la fine del 2026, ogni Paese dell’UE dovrà per legge offrire ai cittadini un European Digital Identity Wallet (portafoglio di identità digitale europeo). Questa app per smartphone raccoglierà in un unico spazio il documento d’identità, la patente di guida, i diplomi e altri documenti verificati, ed è progettata per funzionare in tutti i 27 Paesi dell’Unione.Le associazioni per i diritti digitali avvertono che la tecnologia e le garanzie pensate per proteggerla non sono pronte e che il portafoglio potrebbe trasformarsi proprio nello strumento di sorveglianza che avrebbe dovuto prevenire.
“Siamo forse al 50-60% degli standard tecnici necessari per costruire questo portafoglio”, afferma Thomas Lohninger, direttore esecutivo dell’organizzazione austriaca per i diritti digitali epicenter.works e membro del consiglio di European Digital Rights (EDRi). “Il restante 40% non c’è ancora. Non esiste”.
Il problema dell’”honeypot”
Centralizzare su un unico dispositivo l’identità, i dati sanitari, la patente e le credenziali finanziarie di una persona aumenta il costo di un singolo fallimento di sicurezza. Un telefono rubato, un’app dannosa o una violazione del cloud potrebbero esporre tutto in una volta. A differenza di una password trapelata, una credenziale compromessa porta con sé una firma crittografica di autenticità, rendendo l’abuso molto più dannoso.
“Se metti tutte le uova nello stesso paniere, quel paniere non deve mai rompersi”, osserva Lohninger. “Immaginate se questo piccolo portafoglio viene violato o ha un’interruzione di servizio di poche ore o di una settimana. Le persone verrebbero escluse dai social network. Non potrebbero usare i trasporti pubblici. La loro patente non sarebbe più con loro”. Definisce il portafoglio “infrastruttura critica” che collega settore pubblico e privato “come non abbiamo mai fatto in Europa” e un bersaglio non solo per i criminali informatici ma anche per attori statali.Il regolamento impone difese tecniche: hardware crittografico resistente alle manomissioni per conservare le chiavi, credenziali vincolate a uno specifico dispositivo in modo da non poter essere copiate, autenticazione per qualsiasi soggetto che richiede dati e una regola che obbliga a informare gli utenti entro 24 ore della revoca di una credenziale. Il Garante europeo della protezione dei dati indica gli elementi hardware sicuri come principale garanzia contro i furti. Ma perdere il telefono significa comunque una corsa contro il tempo per bloccare e recuperare il portafoglio prima che un criminale lo sfrutti. Gli auditor dell’UE sottolineano che le procedure di recupero sono ancora solo parzialmente testate.
Tracciamento per progettazione
La promessa centrale di privacy del portafoglio è la divulgazione selettiva: una persona che dimostra di avere più di 18 anni dovrebbe poter condividere solo questo dato, senza il nome, l’indirizzo o il numero di documento. L’EDPS definisce questo principio “autorizzazione senza identificazione”, una difesa contro tracciamento e profilazione che una carta d’identità fisica non può offrire.
Lohninger parla di rischio di “over-identification”, cioè di eccesso di identificazione. Verificare l’identità online è oggi un processo lento e costoso; banche e operatori di telefonia pagano per farlo in base alle norme antiriciclaggio. Il portafoglio potrebbe rendere l’identificazione molto rapida, economica e ampiamente disponibile, avverte. Questo crea l’incentivo a cancellare l’anonimato che oggi esiste sui social network o nelle registrazioni via e-mail.
Solleva inoltre quello che EDRi definisce il rischio di “panopticon”. Lo stesso portafoglio potrebbe essere usato per tasse, sanità, trasporti pubblici, servizi bancari e accesso a Facebook; ambiti della vita finora separati potrebbero diventare collegabili attraverso un unico sistema. “Queste aree della vita potrebbero essere connesse”, sostiene. “C’è un grande rischio di un panopticon in cui si può davvero vedere tutto di tutti”. EDRi ha chiesto l’introduzione di un principio giuridico chiamato unobservability (non osservabilità), pensato per impedire ai fornitori del portafoglio, ai governi o potenzialmente a Google di vedere cosa fanno gli utenti all’interno del sistema. Secondo EDRi, le bozze delle norme di attuazione indeboliscono proprio questa garanzia, mentre spingono verso controlli facciali biometrici obbligatori non previsti dalla legge originale.
Una crittografia ancora incompleta
Gran parte della tecnologia che dovrebbe rendere il portafoglio insieme sicuro e rispettoso della privacy ancora non esiste, sostiene Lohringer. Le prove a conoscenza zero (zero-knowledge proofs), tecniche crittografiche che consentono di dimostrare un fatto, come l’essere maggiorenni, senza rivelare i dati sottostanti, sono “la frontiera della scienza crittografica”. “Esiste un triangolo tra privacy, sicurezza e usabilità”, afferma. “È molto difficile portare tutte e tre al 100%. Il portafoglio certamente taglierà qualche angolo”.Resta aperta la domanda su quale angolo verrà tagliato per primo. Un sistema di credenziali può essere crittograficamente sicuro, con chiavi robuste, firme valide, nessuna vulnerabilità evidente, e al tempo stesso perdere informazioni sui comportamenti di una persona se lo stesso identificatore o attributo è riutilizzato tra servizi diversi, permettendo ai verificatori di collegare transazioni separate allo stesso individuo anche senza che il nome sia visibile.
L’anello debole transfrontaliero
Poiché il portafoglio si basa sul riconoscimento reciproco, una banca o un ufficio pubblico di un Paese deve fidarsi dei controlli di identità effettuati secondo le regole di registrazione, certificazione e sicurezza di un altro Paese. Lohninger non si aspetta che la maggior parte dei sistemi nazionali sia ugualmente robusta entro la scadenza. “Anche i Paesi che spendono molti soldi su questo, come Francia e Germania, non sono pronti”, afferma. “Non arriveranno completamente al traguardo”.
Questa disomogeneità è essa stessa un rischio di sicurezza: un sistema pensato per 27 implementazioni che si fidano a vicenda è forte solo quanto il suo dispiegamento nazionale più fragile, la risposta più lenta agli incidenti e il processo di registrazione meno rigoroso. Il consiglio di Lohninger, per ora, è di essere cauti. “Aspettiamo e non facciamo da early adopters. Voglio una verifica, un’indagine indipendente accademica e della società civile su ciò che i governi ci propongono prima di adottare questi sistemi”.
Perché la posta in gioco sta aumentando
Il dibattito sulla sicurezza si fa più intenso mentre i governi in Europa, tra cui Francia, Danimarca, Grecia e Austria, spingono per nuove leggi sulla verifica dell’età sui social network, con un annuncio a livello UE atteso a breve dalla presidente della Commissione Ursula von der Leyen. Il portafoglio viene presentato come lo strumento di attuazione, abbinando un sistema di identità ad alto valore con, come dice Lohninger, “le aziende più dubbie con cui interagiamo quotidianamente”.
Per monitorare come il sistema verrà utilizzato una volta operativo, epicenter.works sta costruendo una piattaforma open data chiamata “Who Identifies Me” (“Chi mi identifica”), pensata per permettere a giornalisti e organizzazioni della società civile di monitorare quali aziende e quali autorità di frontiera richiedono i dati delle persone, una funzione di controllo che Lohninger considera essenziale quando inizieranno i primi incidenti di sicurezza reali.
“La fiducia del pubblico è davvero la risorsa più scarsa in tutto questo”, conclude. “Abbiamo visto in varie regioni del mondo che, quando questi grandi sistemi di identità digitale governativi vengono introdotti e hanno problemi, le persone se ne allontanano”.