Tensione nel centrodestra su Strade sicure, la Lega attacca

Dopo le celebrazioni del record di longevità e le tensioni sulla legge elettorale, ad agitare il fine settimana del centrodestra arriva il pressing della Lega su Strade sicure.

In commissione Difesa alla Camera è ferma da aprile una risoluzione del partito di Matteo Salvini per impegnare il governo a rafforzare l’operazione che dal 2008 (c’era il governo Berlusconi IV, ministro della Difesa era Ignazio La Russa) impiega le Forze Armate per presidi di prevenzione e sicurezza.

Il tema crea dissidi nella maggioranza (e anche all’interno di FdI) da quando a novembre scorso il ministro della Difesa Guido Crosetto sottolineò la necessità di “aumentare le forze di polizia per riportare i militari al loro lavoro originario”.

Ora la Lega alza la voce: “Sarebbe inspiegabile da parte della maggioranza rinviare ancora una scelta che può essere operativa fin dai prossimi giorni. La spesa potrebbe essere coperta dai profitti di soli tre giorni di una grande banca italiana”.

L’obiettivo è che il governo porti “dagli attuali 6.800 a 10mila i soldati” impegnati in Strade Sicure e, chiarisce il primo firmatario della risoluzione, Eugenio Zoffili, “auspichiamo il voto favorevole di tutta la maggioranza”, anche perché “ci sono ancora 61 capoluoghi di provincia senza il loro presidio”. Sullo sfondo c’è anche il lavoro dell’esecutivo per la reintroduzione dei Carabinieri ausiliari – figura uscita di scena con la fine della leva obbligatoria nel 2005 – per sostituire progressivamente il contingente di circa 6.800 militari impegnati nell’operazione.

L’ufficio di presidenza della commissione martedì dovrebbe calendarizzare la prosecuzione dell’esame della risoluzione, ma per andare avanti servirà necessariamente una soluzione di compromesso. Sforzi che si stanno rivelando sempre più complicati con l’avvicinarsi della fine della legislatura. Giorgia Meloni sembra voler allontanare gli scenari di voto prima della scadenza.

Ipotesi che i suoi hanno però minacciato chiaramente nel braccio di ferro al Senato sulla legge elettorale, e che tornerebbe sul tavolo in caso di “scherzetti” nelle votazioni a scrutinio segreto nel passaggio definitivo alla Camera, a ottobre. “Abbiamo ancora moltissimo da fare”, il governo “tiene la barra dritta, non ha paura, non scappa”, dice la premier in un’intervista al Foglio. “Non dovrebbero esserci elezioni anticipate – le fa eco il vicepremier e leader di FI Antonio Tajani -. Il governo è stabile, c’è molto da fare, c’è molto ancora da fare per questo Paese”.

E il desiderata della Lega di andare avanti fino a ottobre 2027 è ribadito da Claudio Durigon. Fra i centristi, invece, montano i timori che nei prossimi mesi dentro FdI monti la tentazione di un’alleanza con Futuro nazionale. “Noi siamo disponibili. Se vogliono chiamarci, il telefono del generale è sempre acceso – chiariscono i fedelissimi di Roberto Vannacci -. Fermo restando che abbiamo delle linee invalicabili, come in politica estera”.

Ma Meloni assicura che non c’è spazio per allearsi con chi vota contro l’Ucraina: “Sono seria, e non sono buona per tutte le stagioni. Chi cerca un premier che cambia idea in base al sostegno di questo o di quel partito, sempre e solo per tornaconto personale, deve rivolgersi altrove. E credo anche di sapere dove, perché ci siamo già passati”.

Chiaro il riferimento implicito a Giuseppe Conte, mentre è esplicita la similitudine tra Vannacci e il Mago di Oz: “L’uomo che proietta la sua immagine gigantesca, alla fine del film, è un po’ quello che mi capita di pensare quando vedo quei video fatti con la IA di lui muscoloso condottiero e poi lo ritrovo a fare le gare di nuoto con Renzi”.

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