Tajani in Libia, al via i lavori per l’ampliamento dell’area commerciale del porto di Misurata

Oggi la posa della prima pietra del terminal container della “Misurata Free Zone” con il primo ministro e ministro Affari Esteri del Qatar, Mohammed bin Abdulrahman Al Thani. L’operazione si inserisce nel quadro del Piano Mattei per l’Africa

Èin Libia,  su delega della presidente del Consiglio, il ministro degli Esteri Antonio Tajani. Oggi a Misurata la posa della prima pietra del terminal container della “Misurata Free Zone” con il primo ministro e ministro Affari Esteri del Qatar, Mohammed bin Abdulrahman Al Thani.
A Italia e Qatar fanno riferimento le società coinvolte nel progetto di ampliamento del porto e gestione dei terminal container: la MSC e l’Al Maha Qatari Company.
Secondo alcune stime, gli investimenti per lo sviluppo del porto della Zona franca di Misurata, nel nord-ovest della Libia, potrebbero raggiungere 2,7 miliardi di dollari in tre anni, rendendolo uno dei più importanti progetti di espansione delle infrastrutture portuali del Nord Africa.

A Misurata il ministro Tajani avrà anche un incontro bilaterale con il primo ministro libico, Abdulhameed Mohamed Dabaiba, per discutere di relazioni economiche tra Italia e Libia e opportunità offerte dalla Free Zone, migrazione e lotta al traffico di esseri umani. Al centro anche il processo di riconciliazione nazionale e il sostegno agli sforzi ONU per la stabilità e l’unità del Paese.

Una “cerniera” tra Mediterraneo e Africa

Misurata, città portuale sulla costa centro-settentrionale della Libia, è considerata un hub economico strategico grazie alla sua tradizione mercantile, al porto commerciale e ai collegamenti terrestri verso il Fezzan e il Sahel. È considerata una cerniera naturale tra Mediterraneo e Africa subsahariana.

In questo contesto si inserisce il partenariato tra la Zona franca di Misurata e TiL, operatore globale dei terminal container controllato dal gruppo Msc. Nel 2025 il traffico container ha visto un aumento di oltre il 22% rispetto all’anno precedente e confermando una crescita sostenuta dei volumi e dei collegamenti internazionali. Da qui la decisione di ampliare la capacità del terminal e creare nuove aree merci per sostenere la domanda legata alla ricostruzione e all’importazione di beni.

Per l’Italia, l’operazione si inserisce nel quadro del Piano Mattei per l’Africa. Se accompagnata da investimenti infrastrutturali e digitali, l’espansione del porto potrebbe tradursi in più traffici, occupazione e in un ruolo chiave della Libia come piattaforma euro-africana.Tajani: “Presenza Msc nel porto di Misurata è fondamentale”

“Con la Libia abbiamo storicamente relazioni di altissimo profilo. Avviare la presenza di una grandissima azienda italiana come Msc che è la più grande impresa di trasporto marittimo al mondo e che avrà una base nel porto di Misurata, per un Paese il cui pil dipende quasi al 40% dall’export diventa fondamentale”. Così Tajani durante l’evento. A Italia e Qatar fanno riferimento le società coinvolte nel progetto di ampliamento del porto e gestione dei terminal container: la MSC e l’Al Maha Qatari Company. Il titolare della Farnesina ha precisato che il porto della città libica non sarà “alternativo” a quello di Gioia Tauro ma “anzi sarà un modo per essere ancora più presenti”. Quanto a Misurata “vogliamo fare si che le nostre imprese possano lavorare sempre di più in questa località che è la capitale economica del Paese”. 

Immigrazione e Eni

Oltre al progetto di sviluppo della Zona franca di Misurata, con il nuovo porto e il nuovo terminal container, “durante l’incontro con il primo ministro” libico Dabaiba abbiamo parlato “della situazione dei rapporti con l’Eni, l’Eni è una grande protagonista anche dell’economia in questo Paese e in più naturalmente il problema immigrazione che ci tocca direttamente”. Ha detto Tajani dopo l’incontro con il premier libico a margine della cerimonia della firma della posa della prima pietra dell’ampliamento e del terminal container del porto di Misurata, in Libia, che sarà Zona franca.

“La Libia come l’Italia – ha proseguito Tajani – è un Paese di passaggio, purtroppo ci sono stati degli incrementi di partenze della Libia negli ultimi mesi e vogliamo continuare a rinforzare la nostra collaborazione, siamo pronti anche a formare la polizia libica e possiamo lavorare anche con i paesi di partenza, penso al Bangladesh, o anche di transito, come il Qatar, quindi voglia di contrastare l’immigrazione irregolare, combattere i trafficanti di esseri umani che sono anche trafficanti di armi e trafficanti di droga“. 

“In più abbiamo affrontato anche la situazione dell’Africa subsahariana che ci preoccupa molto per i rischi di terrorismo, per i rischi di migrazione irregolare e nello stesso tempo abbiamo parlato anche della situazione in Sudan dove si combatte una guerra della quale non si parla abbastanza”, ha aggiunto Tajani. 

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