Stampa, smantellamento Gedi: pezzi d’Italia in vendita ad Atene, le redazioni incrociano le braccia

La cessione di Gedi ad Antenna scatena scioperi e tensioni: testate spezzate, fuga oltre confine e allarme per pluralismo e occupazione

Il gruppo editoriale Gedi, che edita testate simbolo del giornalismo italiano come La Repubblica e La Stampa oltre a radio nazionali e asset digitali, è oggi al centro di una delle operazioni più controverse del panorama mediatico nazionale.

Dopo settimane di indiscrezioni, Exor, la holding della famiglia Agnelli-Elkann che lo controlla, ha confermato di essere in trattativa esclusiva con il gruppo greco Antenna, guidato da Thodoris (Theodoros o Theo) Kyriakou, per la cessione della maggior parte delle attività del gruppo.

Lo sciopero e l’agitazione nelle redazioni

La conferma ufficiale della trattativa ha provocato una reazione immediata da parte delle redazioni. I giornalisti de La Stampa hanno proclamato lo stato di assemblea permanente e uno sciopero che ha portato alla mancata pubblicazione del quotidiano e al blocco degli aggiornamenti del sito per un giorno. Una forma di protesta visibile e dura contro quella che definiscono una “mancanza di trasparenza” da parte dell’azienda.

Analoga mobilitazione è stata annunciata dai colleghi di La Repubblica, con l’inizio dello stato di agitazione permanente e la sospensione della partecipazione alle iniziative editoriali non strettamente necessarie fino a quando non ci saranno garanzie chiare su piano industriale, occupazione e indipendenza redazionale.

I comitati di redazione hanno duramente criticato l’operazione, definendola un “orribile spettacolo” e sottolineando come non sia stata fornita alcuna garanzia sul futuro delle testate, sulla solidità del compratore né sulla tutela delle professionalità giornalistiche.

Quali asset vengono venduti e a chi: la mappa delle operazioni

La trattativa avviata da Exor prevede una cessione differenziata degli asset del gruppo Gedi, con percorsi separati per le principali testate.

La Repubblica è al centro della trattativa con il gruppo greco Antenna, che punta a rilevare non solo il quotidiano fondato da Scalfari, ma anche l’intero ecosistema editoriale connesso: il sito, le piattaforme digitali, le redazioni video e gli hub verticali come Gusto e Italian Tech. Sempre a Antenna, nel pacchetto principale, verrebbero cedute le tre radio del gruppo – Radio Deejay, Radio Capital e m2o – che rappresentano uno degli asset più appetibili grazie alla loro solida audience e al posizionamento nazionale.

Più complesso il destino de La Stampa: il gruppo greco non sarebbe interessato al quotidiano torinese, che quindi potrebbe essere ceduto separatamente. In testa alla corsa c’è NEM – NordEst Multimedia, il gruppo editoriale di Enrico Marchi, che sta valutando l’acquisizione insieme a partner del Nord-Ovest, anche se non esiste ancora una trattativa formale e restano aperte altre ipotesi industriali. Se la vendita a un soggetto italiano non dovesse concretizzarsi nei prossimi mesi, La Stampa potrebbe comunque essere ricompresa nel perimetro acquisito da Antenna, almeno in fase transitoria.Per quanto riguarda gli altri asset, HuffPost Italia seguirebbe il destino di Repubblica, entrando quindi nel perimetro della cessione ai greci. Lo stesso vale per i canali digitali tematici e per la produzione video centralizzata. La Sentinella del Canavese, la più piccola del gruppo, dovrebbe invece essere ceduta a parte: in pole ci sarebbe la famiglia Ladisa, con un’operazione separata che segnerebbe l’uscita della testata dal perimetro di Gedi prima ancora del closing generale. Alcune cessioni minori, come quella de Il Secolo XIX, sono già state avviate o concluse e non rientrano nel dossier principale.

Chi è il greco Thodoris Kyriakou e cosa vuole Antenna Group

Al centro della trattativa c’è Thodoris Kyriakou, magnate greco dell’editoria e degli armatori, figlio di Minos Kyriakou, fondatore di Antenna Group nel 1989. L’azienda è un colosso mediatico attivo in tv, digitale, radio, streaming e contenuti in numerosi paesi europei e nel mondo. Possiede decine di canali, piattaforme e una presenza significativa nei Balcani, negli Stati Uniti e in Australia, con un’audience complessiva stimata in centinaia di milioni di persone.

Pur non essendo ampiamente conosciuto in Italia prima di questa vicenda, Kyriakou è una figura consolidata nell’industria dei media internazionale, con una formazione negli Stati Uniti e un’espansione progressiva nei mercati globali.

Secondo le ricostruzioni, l’offerta di Antenna Group si aggirerebbe tra i 120 e i 140 milioni di euro, simile – seppur con differenze di perimetro – a quella presentata da Leonardo Maria Del Vecchio, erede dell’impero Luxottica, che mirava a rilevare l’intero gruppo. Exor, tuttavia, avrebbe preferito trattare con gli investitori greci ritenuti più coerenti con una gestione editoriale e radiotelevisiva.

Secondo quanto emerso anche da fonti d’agenzia in inglese, la trattativa con Antenna esclude per ora La Stampa, dal momento che il gruppo greco non avrebbe espresso interesse verso il quotidiano torinese, aprendo così la possibilità di una vendita separata della storica testata a un altro acquirente.

Reazioni politiche, istituzionali e sociali

La possibile vendita del gruppo ha generato reazioni che vanno ben oltre le redazioni, coinvolgendo politica, istituzioni, sindacati e mondo imprenditoriale. La segretaria del Pd Elly Schlein ha definito “allarmanti” le informazioni sulla trattativa, sottolineando il rischio di indebolire un presidio essenziale della democrazia.Pd, Avs e M5s hanno chiesto un’informativa urgente in Parlamento, evocando persino l’attivazione del golden power per tutelare un settore considerato strategico come quello dei media e delle frequenze radio.

Dal lato istituzionale, il presidente del Senato Ignazio La Russa si è detto disponibile a fare da intermediario per fornire risposte e rassicurazioni ai giornalisti, mentre il mondo sindacale – in particolare la Cgil Piemonte e Torino – ha parlato apertamente di una “fuga industriale” da parte degli Elkann dal capoluogo piemontese.

Anche alcune figure religiose e civili locali, come il cardinale di Torino, hanno espresso forte preoccupazione per il patrimonio culturale e occupazionale racchiuso nelle testate storiche coinvolte nella trattativa.

Non sono mancate reazioni dal mondo dell’impresa: Pier Silvio Berlusconi ha affermato che, pur comprendendo le logiche di mercato, considera comunque motivo di dispiacere vedere un pezzo importante della storia dell’informazione italiana passare in mani straniere.

Commenti e reazioni dal mondo greco e internazionale

Mentre in Italia la vendita di Gedi – che comprende testate come La Repubblica, La Stampa e le radio nazionali – è al centro di polemiche e proteste, anche dall’estero sono emerse prime reazioni sulla possibile acquisizione da parte di Antenna Group.

I principali media greci, come Deal News, hanno descritto l’operazione come un “colpo grosso” per Antenna Group, sottolineando che la trattativa con Gedi rappresenta una mossa significativa di espansione internazionale del gruppo dei Kyriakou nel settore dei media europei. Il titolo in greco evidenzia come l’acquisizione di un colosso dell’editoria italiana sia vista come una potenziale pietra miliare strategica per Antenna e un forte passo oltre i confini nazionali del gruppo.

I commenti nei giornali ellenici non esprimono allo stato attuale giudizi politici o critici sull’operazione, quanto piuttosto un’analisi di posizionamento strategico del gruppo Antenna nel panorama mediatico internazionale.

L’espansione in Italia viene letta come una naturale evoluzione di un gruppo che già opera con successo nei Balcani, nei Paesi dell’Est Europa e negli Stati Uniti, spingendosi ora verso un mercato centrale per la cultura e l’informazione europea.

Questo tipo di narrazione – concentrata maggiormente sull’aspetto economico-strategico dell’investimento – riflette una prospettiva differente da quella dominante in Italia, dove il dibattito è fortemente incentrato sul pluralismo, sull’indipendenza delle testate e sulle garanzie occupazionali.Un pezzo di storia in bilico

Al di là delle trattative e delle cifre, quella in corso rappresenta una svolta epocale nel panorama editoriale italiano. La possibile cessione di La Repubblica, fondata da Eugenio Scalfari e simbolo del giornalismo critico e laico italiano, insieme alla famiglia di testate nate dallo storico gruppo Espresso, segna la chiusura di un’epoca editoriale.

La Stampa, che affonda le sue radici nel 1867 e ha accompagnato la storia dell’industria e della cultura italiana dal dopoguerra ai giorni nostri, potrebbe anch’essa cambiare proprietà dopo decenni di legame con la famiglia Agnelli.

In un momento in cui i media tradizionali affrontano pressioni economiche e trasformazioni digitali, la cessione di Gedi non è soltanto una transazione finanziaria: è una trasformazione strutturale del sistema informativo italiano, con riflessi su pluralismo, identità culturale e ruolo della stampa nel dibattito pubblico.

it.euronews.com